lunedì 16 novembre 2009

Aux armes, citoyens


Proviamo a fare il quadro della situazione.

Da qui al prossimo anno e mezzo si vanno a decidere gli assetti politici interni (al PD) ed esterni (il Comune e la Regione) dei 10 anni a venire. Nell'ordine: a fine marzo le elezioni regionali, ad aprile-maggio (?) il congresso provinciale e l'anno dopo le elezioni comunali (sempre che non cada prima, ma se non cade prima di Natale si arriva a fine mandato: vi dicono niente i "sette piani edificabili sul Lungomare" di questi giorni, come un fulmine a ciel sereno?). Andiamo oltre.

La declinazione riminese dello stato dell'arte scaturito dal Congresso nazionale e' la mappa piu' fluida e incerta che si sia mai presentata nel partito di maggioranza da tempi immemori.
E la storia ci insegna che quando c'e' grande incertezza sotto il cielo, la situazione e' ottima.
Ma andiamo per gradi.

1) Il risultato delle primarie, a partire dai 18000 votanti, tantissimi se si tiene conto che ai congressi di circolo gli iscritti votanti sono stati circa 2600 (su 6500 aventi diritto), e' stato tutt'altro che plebiscitario. La mozione Bersani, animata dalle truppe del gruppo dirigente comunale\provinciale, ha ottenuto a Rimini uno striminzito 51%. Gli "altri" il resto. Piu' equilibrato di cosi'...

2) La discesa in campo di Nando Fabbri (sempre che la sua candidatura resti tale fino alla fine) a contrastare l'attuale segretario e sindaco in pectore Andrea Gnassi (che comunque non ha ancora ufficializzato la sua candidatura a sindaco), rende straordinariamente affascinante il quadro delle primarie per la candidatura a sindaco. Ricordiamo ai piu' distratti che nel 2011 si vota solo al Comune di Rimini, quindi niente campagna elettorale mediatica trainata dalla ribalta nazionale, niente spettro berlusconiano. Tutta e sola sul campo. Tutta e sola sui temi dell'amministrazione locale e sullo spessore dei candidati.

3) La corsa a segretario comunale (a Rimini e nei paesi della provincia) e a segretario provinciale del partito saranno parti integranti delle primarie di cui sopra. E lo saranno per due motivi:
a) perche' le precedono di circa 1 anno;
b) perche' dovranno garantire un'unita' del partito a cui nessuno dei contendenti si potra' permettere di rinunciare in vista di elezioni comunali che si annunciano ancor piu' ardue di quelle provinciali di quest'anno.
Questi segretari (comunale e provinciale) dovranno davvero risolvere la "crisi di rappresentativita' " del PD, dovranno essere fortemente operativi, dare impulso all'attivita' dei Circoli, ridare fiducia sia agli iscritti che agli elettori rendendo attrattivo questo PD soprattutto verso i piu' giovani ed essere di garanzia per l'unita' del partito.
Due figure nuove, che interpretino (con le rispettive segreterie e direzioni!) il ruolo come propriamente "al servizio" del partito e non "di servizio" per se' (Errani docet). Figure che siano di qualita' sul piano personale prima che su quello di area di appartenenza, la cui unita' di misura sia il merito.
I nomi fateli voi (anche se li sappiamo tutti).

4) Le regole per la formazione dell'assemblea che eleggera' le cariche di cui sopra sono ancora in fieri e varra' la pena tenerle ben d'occhio.

5) Le elezioni regionali di marzo hanno dei diretti interessati a Rimini. La partenza verso Bologna del Vice-Sindaco (che non ha mai nascosto tale ambizione) lascerebbe il gruppo dirigente attuale (almeno quello a lui legato a filo doppio a Fort Garampi) senza il suo deus-ex-machina.

Traiamo rapide conclusioni: nessuno si puo' permettere di affrontare il congresso con la mira di "non fare prigionieri", se non al prezzo di far pagare al futuro candidato sindaco una fatale spaccatura elettorale.
Altro che candidature decise tra pochi intimi, altro che "militarizzazione". La partita e' davvero tutta da giocare.

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