sabato 28 febbraio 2009

LA CITTA' SENZA AUTO
















Dopo il quadro tracciato dall’assessore provinciale al PTCP Alberto Rossini (con cui continueremo a collaborare), avviamo una riflessione su cosa offre in questo ambito il panorama italiano e europeo. L’occasione ci viene data da Legambiente, la quale, ha appena pubblicato un interessante dossier in vista dell’EXPO 2015 di Milano sulla costruzione di città senza auto. ( vai all'articolo del dossier sul Sole 24 ore)

Legambiente sostiene che per progettare la città post automobilistica occorre agire su due fronti:
1) prevenire la domanda di mobilità,
2) incentivare le forme di trasporto alternative all’auto”.

Può sembrare la scoperta dell’acqua calda, ma “tra gli urbanisti è opinione sempre più diffusa che sia necessario tornare alla zonizzazione ad usi promiscui, cioè integrando nello stesso quartiere funzioni residen­ziali, commerciali, terziarie e ricreative, raggiungibili a piedi, in bici o con i mezzi pubblici, con il duplice risultato di ridurre la mobilità (quindi la dispersione di energia) e di ridare dignità alle tante città dormitorio che costellano la città diffusa”.
I nuovi quartieri di Rimini nord sono la prova provata di come la sensibilità a questi orizzonti di modernità sia ben lungi dall’affermarsi.
Gli effetti di una progettazione in questi termini ricadono sia sui cittadini (guadagnano in termini di efficienza dei trasporti, efficienza energeti­ca, vivibilità, qualità dell’aria, spazi pubblici di qualità) sia sull’economia, soprattutto in termini di attrattività turistica.
Durante la presentazione dell’oscuro Piano Strategico riminese i relatori stessi hanno sottolineato come, soprattutto per i turisti stranieri e nord-europei in particolare, la
componente fondamentale di attrattività turistica sia l’aspetto ambientale.
Qualcuno obietterà che non c’era bisogno di un Piano Strategico per intuirlo.

Finalmente anche in Italia è avvenuta un’inversione di tendenza:
A) il Comune di Milano dal 1990 ad oggi ha perso 185.000 automobili (e solo 58 mila abitanti);
B) quello Firenze ne ha perse 48.000;
C) quello Bologna ne ha perse 42.000;
D) Roma è an­cora stabile come auto circolanti, ma anche nella capi­tale calano le nuove
immatricolazioni (-4,5% dal 2000 ad oggi).

La domanda di mobilità sta cambiando e l’automobile non è più la risposta privilegiata.

L’idea di Legambiente è quella di illustrare le iniziative dei quartieri “car-free” (senza auto) come sono stati realizzati in più parti Europa.
Esperienze simili a quelle dei quartieri car-free nati nel mondo nasceranno presto anche in Italia: in alcuni quartieri dei tanti centri storici ben ser­viti dai mezzi pubblici, ma con strade troppo strette per ospitare auto (il nostro Borgo San Giuliano, ad esempio?), o in occasione delle riqualificazioni di quartieri abbandonati dall’industria, nei piccoli centri che si attraversano anche in bicicletta.

La cosa interessante è che questi quartieri di nuova fondazione hanno un notevole successo com­merciale: l’urbanistica car-free si vende bene, perché è un’urba­nistica di qualità, che offre più dignità agli spazi pub­blici, strade più popolate e quindi anche più sicure, meno pericoli per i bambini, più silenzio (chi ha seguito la nostra iniziativa sul quartiere di Coriandoline a Correggio –RE- sa già come tali iniziative siano pienamente realizzabili).

Gli esempi non mancano. Seguiamoli.



VIENNA AUSTRIA

A Vienna esiste l’esperienza consolidata dell’Autofrei Siedlung (“insediamento senz’auto”) di Nordmann­gasse, un’area residenziale a 8 km dal centro, com­posta da 250 unità abitative e ben servita dai mezzi pubblici. I 600 abitanti circa di questo insediamento al momento della firma del contratto si impegnano a non possedere un’auto propria. Per i loro spostamenti quotidiani prediligono la bici, i piedi, i mezzi pubblici.
Il denaro e lo spazio risparmiato grazie alla mancata costruzione dei parcheggi possono essere investiti in una migliore qualità residenziale, più spazi verdi, più servizi collettivi. Nordmanngasse ha fatto scuola ed è già pronta una replica: un nuovo insediamen­to in costruzione a Vienna in base agli stessi principi progettuali, denominato Bike City, prevede 99 unità abitative. Ancora prima dell’inizio dei lavori già 3400 persone si sono registrate per andarci ad abitare.




EDIMBURGO SCOZIA: SLATEFORD GREEN

A Vienna esiste l’esperienza consolidata dell’Autofrei Siedlung (“insediamento senz’auto”) di Nordmann­gasse, un’area residenziale a 8 km dal centro, com­posta da 250 unità abitative e ben servita dai mezzi pubblici. I 600 abitanti circa di questo insediamento al momento della firma del contratto si impegnano a non possedere un’auto propria. Per i loro spostamenti quotidiani prediligono la bici, i piedi, i mezzi pubblici.
Il denaro e lo spazio risparmiato grazie alla mancata costruzione dei parcheggi possono essere investiti in una migliore qualità residenziale, più spazi verdi, più servizi collettivi. Nordmanngasse ha fatto scuola ed è già pronta una replica: un nuovo insediamen­to in costruzione a Vienna in base agli stessi principi progettuali, denominato Bike City, prevede 99 unità abitative. Ancora prima dell’inizio dei lavori già 3400 persone si sono registrate per andarci ad abitare.



FRIBURGO, GERMANIA: DAS VAUBAN


A partire dal 1998 il distretto di Vauban, a circa 3 km dal centro di Friburgo, è stato progettato per diven­tare l’insediamento car-free più grande d’Europa, con circa 6.000 abitanti in 2.000 nuovi edifici. Vauban na­sce in un’area precedentemente occupata da caser­me, in una città che già negli anni Settanta, quando l’amministrazione decise di rendere pedonale il centro storico di Friburgo, era all’avanguardia nelle politiche di promozione della mobilità sostenibile. Negli anni a Friburgo è nata un’ampia rete di piste di ciclabili, è stato reso efficiente il sistema regionale di trasporto pubblico (che integra una ferrovia leggera con il ser­vizio degli autobus), ed è stato ridotto lo spazio per il parcheggio libero delle auto.
Una delle particolarità di Vauban è la sua origine “dal basso”. Quando nel 1993 il comune decise che il nuo­vo insediamento doveva essere costruito seguendo i criteri della sostenibilità, si formò l’associazione di cittadini “Forum Vauban”, con lo scopo di organizzare il processo partecipativo dei futuri residenti fin dalla fase di progettazione degli edifici. L’associazione si è occupata di promuovere la formazione di coopera­tive e di fornire idee e suggerimenti per il quartiere. Spesso le richieste di Forum Vauban andavano oltre i requisiti di sostenibilità, in una sorta di competizione con il comune.
Vauban è un quartiere senz’auto nel senso che non ci sono parcheggi per i residenti all’interno dell’area. Possedere l’auto è possibile, ma il principio è che chi vuole possederla deve contribuire in maniera sostan­ziale al costo delle infrastrutture che l’uso dell’auto richiede. Le famiglie che rinunciano a possedere una quattroruote, invece, sono esentate dal pagamento della porzione di tasse locali destinate alla costruzio­ne e alla gestione dei parcheggi. Nelle vie principali che danno accesso all’insediamento è fissato un limite di velocità di 30 km/h, mentre all’interno delle zone residenziali l’accesso alle auto è permesso solo per lo scarico merci.
La riduzione del fabbisogno di mobilità è uno dei con­cetti su cui è fondata la progettazione di Vauban: al suo interno si trovano asili, scuole, piccoli negozi, due supermercati e imprese che danno lavoro a circa 600 persone.

TESTAMENTO DI VITA A RIMINI: INTERVISTA A RICCIO


(realizzata da Manuela Fabbri- Corriere di Romagna del 27 Febbraio 2009)

mercoledì 25 febbraio 2009

LIBERTA' DI SCELTA PER IL FINE VITA?




























Venerdì 27 Febbraio 2009 - ore 21
Sala del Buonarrivo, Corso D'Augusto 231 - Rimini

Il circolo PD di San Giuliano ti invita a

LIBERTA' DI SCELTA PER IL FINE VITA?
La legge sul testamento biologico è in Parlamento.

Sapremo tutelare la laicità, la dignità e il rispetto delle scelte?
Ci confronteremo con:

Dott. Mario Riccio,
anestesista rianimatore, Consulta di Bioetica Milano

Sen. Lionello Cosentino,
commissione permanente Igiene e sanità, commissione parlamentare di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale

martedì 24 febbraio 2009

LA CRISI ECONOMICA E IL PTCP














La crisi cambia gli scenari
La crisi economica e finanziaria che prepotentemente si è imposta sulla scena del mondo globale, come oggi lo conosciamo, ha spazzato via molte certezze, molti luoghi comuni in cui per conformismo o per convinzione ci eravamo rifugiati. Siamo tutti costretti a ripensare al futuro. Dobbiamo avere nuove categorie, nuovi strumenti, con cui guardare il mondo. Non possiamo pensare che usciremo dalla crisi esattamente come vi siamo entrati. Molto cambierà. Non è scritto da nessuna parte che cambi in meglio. Le crisi sono delle opportunità, certo. I rapporti di forza, però, possono mutare. Muteranno tra gli Stati e al loro interno tra le classi e le forze sociali. Qualcuno ne uscirà più forte, qualcuno più debole. Lo scontro è già in atto ed i diversi e contrapposti soggetti sociali, politici ed economici lo stanno affrontando, nonostante che il senso stesso dello scontro il più delle volte venga occultato. Quasi che accecati dalla società dello spettacolo non fossimo più in grado di vedere la violenza che fonda i rapporti sociali.

Il PTCP: vincoli ed opportunità
In questo contesto noi, come territorio, come comunità, come stiamo? E cosa possiamo aspettarci? Per rispondere occorre partire dalle strategie per il futuro. Il disegno che ci può guidare è contenuto nel Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale recentemente approvato. Non a caso, viste le ragioni di fondo della crisi, il punto di partenza del Piano è la consapevolezza del raggiungimento dei limiti. Le risorse naturali, aria, acqua, terra, non sono infinite. Non possono essere usate per sempre con consumi perennemente in aumento.
L’utilizzo pro capite di acqua è di 317 litri, la previsione al 2024 lo stima a 412; la produzione totale di rifiuti in provincia è di 242.000 tonnellate, ipotizzate in 460.000 tra 25 anni. Il settore delle costruzioni è aumentato nel periodo 1991/2001 del 60%, mentre l’agricoltura è diminuita del 20%.
Il tasso di crescita tra il ’71 ed il 2001 è stato del 17%, il più alto di tutta la Regione, Reggio Emilia che è seconda è al 13,5%. Se proseguisse il trend attuale di crescita demografica, che vede un aumento della popolazione di quasi 4.000 persone ogni anno, tra venti anni avremmo l’equivalente due nuove città come Riccione. Sono sufficienti questi pochi dati a capire che non possiamo continuare così.
Ecco perché il PTCP dice basta al consumo di territorio, pone dei freni ad ogni nuova edificazione. Assume come confine invalicabile le previsioni di espansione contenute nei Piani Regolatori vigenti. Occorre puntare su una “città compatta” nella fascia della costa, da Bellaria fino a Cattolica, riutilizzando i contenitori esistenti, magari crescendo in altezza.
Non deve essere compromesso il territorio verso l’entroterra, nelle colline e ai margini dei fiumi. Nel PTCP è forte la tutela degli aspetti naturalistici, del paesaggio, dei fiumi, della sicurezza idrogeologica, della gestione della costa e della difesa del mare.
Nelle aree rurali è favorita l’agricoltura ed i servizi complementari (agriturismi, fattorie didattiche, prodotti di filiera) come forma di presidio attivo del territorio. Vi sono, invece, regole precise per sfavorire gli insediamenti residenziali.
Insomma non si deve più ripetere quello che fino ad ora è avvenuto: il proliferare di edificazione sparsa. Quanto è accaduto rappresenta la negazione della capacità di programmare.
Il risultato è avere residenze che non hanno servizi: dal trasporto pubblico, alle scuole, ai servizi per il tempo libero. Non si tratta di condannare una fase del nostro passato, ma di assumere la consapevolezza che quel modo di fare non è più possibile.
Da qui occorre ripartire, dobbiamo ricercare una migliore qualità urbana. Ogni nuova realizzazione di aree residenziali deve prevedere una dotazione di servizi minimi ineliminabili. L’incremento costante del pendolarismo nasce dal fatto che i servizi alle persone sono spesso lontani dall’abitazione. Un discorso diverso va fatto per le funzioni più avanzate che debbono essere pianificate per poli funzionali omogenei evitando sprechi e diseconomie.
Il principio ispiratore del ragionamento che vale per la qualità della vita dei cittadini, vale anche per il mondo economico e per le imprese.

PTCP ed imprese: l’importanza del capitale sociale
Nel mondo imprenditoriale l’epoca della crescita più o meno selvaggia è finita. L’idea del singolo capannone costruito lungo la strada per sviluppare più facilmente la propria attività è perdente. Non è di questa libertà che ha bisogno l’impresa. Il modello del lasciar fare, non tiene più. Lo dimostra la crisi di quelle aree, come il Veneto, dove si era pensato che non porre limiti urbanistici agli imprenditori avrebbe creato vantaggi. Dove in passato a tutti è stato concesso di tirare su il proprio capannone oggi c’è il massimo della delocalizzazione.
Gli imprenditori dell’area del nord est sono stati i primi ad andare in Polonia in Romania e poi in Cina. Chi ha puntato tutto sul prezzo ha dovuto inseguire la manodopera a basso costo. Nelle regioni in cui si è investito sui servizi questo fenomeno, non c’è stato o c’è stato in misura ridotta. La scelta dei poli produttivi di rilievo sovracomunale presente nel PTCP va in questa direzione. Realizzare aree di un certo rilievo in cui sia molto alta la dotazione di servizi: dall’energia prodotta con fonti rinnovabili alle mense; dal trasporto pubblico al riciclo dei rifiuti, fino all’attenzione per la qualità dell’aria.
Ciò obbliga a pianificare e nel breve comporta costi maggiori, ma consente di sviluppare politiche e strategie di servizi comuni e quindi rende più competitive le imprese e forse ne attrae anche da altre province e regioni. E’ necessario essere consapevoli che ormai la competizione non avviene più solo tra imprese ma si concorre a livello di distretti e ciò che conta è l’organizzazione, è l’esistenza di un tessuto sociale coeso, capace di affrontare le sfide proprio in virtù del proprio “capitale sociale”, di quel tesoro che è rappresentato dai valori intorno ai quali, per cultura e per tradizione una comunità è capace di ritrovarsi.
A Rimini questa dote esiste. Il Censis ci individua quale uno dei luoghi di eccellenza nazionale. Recentemente è stato pubblicato uno studio di Roberto Cartocci sul capitale sociale, inteso come il “tesoro nascosto”, in cui emerge la relazione che lega i cittadini ad una comunità. Tra le 103 province italiane siamo tra le prime realtà del paese, con cifre e percentuali che vedono la nostra provincia ottenere risultati migliori di città come Milano e Roma, o di molte altre province del Veneto o della Lombardia. Questa buona posizione è comune, peraltro, a tutte le province dell’Emilia Romagna a dimostrazione di una strategia e di un’ idea del territorio che è propria della nostra Regione.
L’obiettivo complessivo del PTCP è la sostenibilità ambientale che si deve conciliare con la sostenibilità economica e sociale. I presupposti esistono e nel Piano ci sono direttive, norme e prescrizioni per provare, molto seriamente, a stare sulla strada giusta, coerentemente con uno sviluppo che non può e non deve essere solo di tipo quantitativo. Tutto ciò vuol dire che non corriamo dei rischi, Che possiamo stare tranquilli?
Certamente no. Il PTCP è un piano che per funzionare, per dispiegare le proprie potenzialità, deve essere attuato. Abbiamo la fortuna, se così si può dire, di poter affrontare questa crisi, avendo già ragionato dell’idea del futuro, di come vogliamo stare all’interno di un mondo e di un mercato globale che non può prescindere dal locale, dalla forza e dalle peculiarità dei territori.
Sarebbe grave non dare corso al Piano: pensare che la crisi sia meglio affrontarla riducendo gli investimenti per i servizi, dando più libertà di azione alle singole imprese, giocando tutte le carte sui prezzi bassi nel turismo come nell’industria. Assecondando un’idea di società in cui la coesione e l’integrazione non siano comportamenti da seguire ed incoraggiare. Le recenti scelte governative in materia di politiche dell’immigrazione, di sicurezza e convivenza sociale la dicono lunga sui pericoli che stiamo correndo.

Quale futuro per la città?
Per stare nei confini di casa nostra, è chiaro che le scelte concrete dei prossimi mesi ci diranno se abbiamo la forza di tenere salda la rotta tracciata dal PTCP. Riccione e Cattolica hanno tradotto le indicazioni del PTCP nei Piani Strutturali Comunali (previsti dalla Legge Regionale 20 del 2000) altri come Verucchio, Santarcangelo, San Giovanni in Marignano, Bellaria Igea Marina lo stanno facendo. Da come lo faranno ed in quanto tempo, si capirà che cosa saranno le nostre città e come saremo noi stessi. Rimini sta avviando solo ora l’iter per arrivare al proprio PSC, deve recuperare il tempo perduto.
Secondo me le città devono avere una propria armonia, devono possedere un fascino, devono saper sedurre. Devono essere belle, pensando alla bellezza “come un solido fondamento oggettivo e non soggettiva adesione estetica” (Cacciari).
Dobbiamo trovare la via d’uscita da uno scontro che contrappone la rendita, sotto varie forme, alla ricchezza sociale. E’ questo conflitto irrisolto che negli ultimi anni ha bloccato in tutta Italia ogni accenno di mobilità sociale, di sperimentazione di nuove forme del vivere sociale, di innovazione nella produzione e di ricerca nella scuola e nei luoghi del sapere. E’ la causa del nostro essere fermi. Le città, anche le nostre, vivono questa crisi. Dobbiamo uscirne. Come farlo è il compito vero e più alto della politica a livello nazionale e locale.
Concludo: suggerisce Joseph Rykwert che il “successo delle città non può essere misurato in termini di crescita finanziaria o in base alle fette di mercato che può essere riuscita a conquistare, ma dipende dalla forza intrinseca del suo tessuto e dall’accessibilità di questo tessuto per le forze sociali che plasmano la vita dei suoi abitanti”.
Ce la faremo a valorizzare il territorio e le persone che lo vivono senza comprometterlo ulteriormente, né dal punto di vista fisico né da quello delle relazioni sociali?


Alberto Rossini

lunedì 23 febbraio 2009

Cosa c'e' di piu' politicamente innovativo nella Rimini del cemento e dei grandi affari del parlar di rospi e porcospini?

















Chiedo nuovamente ospitalità al blog del PD di S.Giuliano che già ha pubblicato un mio intervento.


In esso io criticavo il modo con cui a Rimini viene “curato” il verde pubblico (quel poco che e' rimasto) con particolare riferimento agli argini del deviatore e del parco Marecchia: un trattamento aggressivo,costoso e contro natura che finisce per distruggere tutta la flora spontanea e ogni forma di vita animale. Poiche' ho constatato che molti cittadini concordano con quanto ho scritto e sono convinto che una trasparente gestione della cosa pubblica necessiti del diritto dei cittadini di chiedere spiegazioni e del dovere degli amministratori di dare chiarimenti,non avendo ottenuto risposte mi permetto di insistere e di riformulare alcune domande in modo piu' diretto.


Signor Assessore alle politiche ambientali ed energetiche del Comune di Rimini e' Lei a conoscenza della tipologia di interventi che si eseguono sugli argini del deviatore e in genere nei parchi di Rimini? Se ne e' a conoscenza li condivide oppure no? Se non li condivide, o non sono di sua diretta competenza, cosa intende fare perche' non vengano ripetuti? Cosa ne pensa della qualita' delle acque del nostro fiume e davvero crede che le morie di carpe e cavedani siano dovute a “cause naturali”? Cosa ne pensa della mia proposta di lasciare spazi adeguati di verde pubblico per la crescita della flora spontanea e per la vita degli animali, di creare piccole zone umide per gli anfibi e per la vegetazione palustre,di limitare al massimo l'uso di veleni chimici a favore della lotta biologica,di favorire la biodiversita' collocando in siti idonei nidi artificiali per uccelli e pipistrelli, di creare brevi percorsi didattici con cartelli esplicativi e magari una guida ambientale per scolaresche e cittadini curiosi?


Questo e tanto altro, se solo ci fosse la volonta' di fare, renderebbe secondo me il verde riminese piu' interessante, piu' utile all'ecosistema e piu' invitante per i riminesi che ora vi trovano troppo spesso solo degrado e noiosa piattezza.

Ma un altro aspetto mi preme mettere in evidenza.Quando nel mio scritto precedente parlo della necessita' di salvare le lucciole e le farfalle non faccio del facile lirismo o una zoofilia in stile disneyano ma pongo una fondamentale questione politica. Anche qui saro' piu' chiaro.


Io penso che a Rimini (non solo a Rimini ovviamente, ma noi qui siamo e qui dobbiamo operare) serva una decisa svolta politica e amministrativa. Ogni rinnovamento della politica (se mai ci sara') deve necessariamente passare dallo smantellamento di quel sistema di potere che ha governato la nostra citta' dai primi anni 80 ed e' costituito da un intreccio perverso fra mondo della politica (maggioranza e cosidetta opposizione), mondo dell'economia e mondo degli affari e della speculazione. Per fare questo occorrono persone nuove e credibili e programmi di governo radicalmente opposti agli attuali. Mentre oggi si e' scelto di privilegiare come motore dell'economia locale la cementificazione senza limiti e il saccheggio del territorio occorre compiere una rivoluzione copernicana e mettere al centro la qualita' di vita dei cittadini, a cominciare dai piu' fragili,i bambini,gli anziani,i soggetti economicamente svantaggiati e anche riconoscere i diritti (primo fra tutti quello di esistere) dell'ambiente, delle piante e degli animali.


Se riusciremo a far crescere questa nuova sensibilita' umana, culturale, politica allora sara' naturale conseguenza stilare un programma di governo che dica basta alla cementificazione e al consumo del territorio, basta alla sciagurata politica dei motori immobiliari,si alla tutela del paesaggio che e' espressione della nostra storia e della nostra cultura,capire che la campagna (quella poca rimasta) non serve per costruire quegli squallidi villaggetti residenziali che tanto piacciono ai nostri amministratori ma per produrre, nel rispetto dell'ambiente e dei consumatori, olio, miele, vino, grano, formaggio e ricchezza con il turismo,che prima di costruire nuovi appartamenti occorre ristrutturare e utilizzare diversamente gli edifici esistenti,che occorre investire in cultura per creare centri di aggregazione e di socialita', cinema e quant'altro nei nostri alienanti quartieri - dormitori, puntare con decisione sulle fonti energetiche rinnovabili ed eco compatibili, razionalizzare e migliorare un viabilita' convulsa e caotica non all'altezza di una citta' civile, ecc. ecc.

Mentre una parte del mondo politico riminese e' ancora ferma al palleggio di responsabilita' fra amministratori vecchi e nuovi (ma come,non siete orgogliosi di questa Rimini?) convincendomi sempre piu' che i veri responsabili sono quelli come me che li hanno votati, noto con una certa curiosita' e speranza che qualcosa forse si sta muovendo fuori e dentro i partiti. Mi auguro che sia l'inizio di un profondo e vasto ripensamento sugli errori commessi per delineare un futuro che veda un diverso rapporto fra uomo,sviluppo economico e ambiente.


Insomma, mes citoyens, cosa c'e' di piu' politicamente innovativo nella Rimini del cemento e dei grandi affari del parlar di rospi e porcospini?


Gilberto Mangianti

domenica 22 febbraio 2009

PIOVONO RANE























L’avete riconosciuto? Il fiore nella foto, è quello della magnolia.
E Magnolia è anche il titolo di quel bel film di Anderson di qualche anno fa.
Quel film fantastico fatto di storie che si incastrano al limite della coincidenza e della realtà. Quel film incredibilmente meraviglioso dove a un certo punto cominciano a piovere rane. Sì: cominciano a piovere proprio le rane, rospi, rosponi… mentre le storie dei personaggi continuano a procedere imperterrite nella loro surrealtà come se nulla fosse. Perché loro sono i più surreali.

Ieri, fuori dalla fiera di Roma, se qualcuno dei delegati all’assemblea si fosse alzato per sgranchirsi o solo per prendere una boccata d’aria, avrebbe visto piovere rane, ma tante rane, tantissime rane.

Per i colonnelli e i capi-corrente, finalmente tutti d’accordo, che sorridevano allo scampato pericolo era il momento della responsabilità e dell’orgoglio.
In verità si sentono solo più sicuri, ma chissà che non si sbaglino... così più surreali di quelle rane che piovono fuori.

Ora dovremo spiegare ai circoli e alla nostra base che questa è la scelta migliore”, han detto tutti in coro i plenipotenziari. No, non spiegateci più niente, non perdete ancora tempo in parole. Ci basta che apriate gli occhi a questa pioggia di anfibi che vi circonda.

E poi: non siate voi a dirci che è la scelta migliore, sennò quel lumicino di residua speranza che comunque scaturisce da qualche passo del discorso del nuovo segretario s’ammanta di oscuri presagi.

Ma lasciamo stare per un attimo i big del pd perché intanto in Magnolia la vita va avanti: è notte fonda e Stanley, il piccolo-genio finalista del telequiz “What Do Kids Know?", è nella sua stanzetta.

Come una scimmietta ammaestrata, ha passato l’ennesima giornata nel grottesco studio televisivo del telequiz al quale partecipa perché spinto dal padre preoccupato solo di guadagnare più denaro possibile grazie al figlio e memore del figlio solo quando gli fa comodo.
Stanley alza gli occhi alla finestra e vede quella pioggia di rane.
Anche questo può accadere”, dice.
L’unico ad accorgersi della realtà delle rane che nella notte piovono dal cielo è lui. Allora, va nella stanza da letto dei genitori, si avvicina al padre che ovviamente dorme il sonno dei giusti, senza accorgersi di niente, e gli dice questo: “Tu devi essere più gentile con me, tu devi avere più rispetto”.

Ieri è accaduto che il pd si è ricompattato, in un’atmosfera un po’ surreale. Non avendo una posizione ideologica, guardo ai fatti e ho poca fiducia nella classe dirigente che fin qui ci ha accompagnato. Ma se fosse vero che Franceschini potesse azzerare le cariche, scaricare le armi dei colonnelli, chiudere la porta in faccia a chi gli chiederà di mettere quello lì, quell’altro là, de-romanizzare, laicizzare davvero questo partito appoggiandosi alle forze fresche che stanno crescendo sui territori e che vedono ovunque piovere rane…

... va bene, teniamo ancora accesa la speranza: forse, anche questo può accadere.


E ai sempreverdi che ieri applaudivano a quattro mani Franceschini direi solo una cosa: non spiegateci più niente, dormite pure il sonno dei giusti. Fate solo una cosa: per favore siate più gentili con noi, abbiate più rispetto. E magari, quando vi capita, tutte quelle rane che piovono fuori cominciate a vederle.


sabato 21 febbraio 2009

VERSO L'ASSEMBLEA


venerdì 20 febbraio 2009

W BERSANI? MEGLIO VIVA (Verbo imperativo) il PD

A leggere gli osanna (anche quelli dei circoli apparsi sulla stampa di oggi) a Bersani sembrerebbe che l’unico problema, di un PD mai nato, sia l’efficientismo. Siamo ancora alla ricerca del mito per evitare ogni altra analisi? Ci vuole un capo con la palle perché il resto verrà da sé? E se gli “attribuiti” individuali sono l’unico prerequisito ne avremmo abbastanza, di uomini e donne, a tutti livelli, compresi quelli periferici, inclusi quelli nostrani? Non è che si sia fatto molto per alimentare un “vivaio” di qualità!

Non è invece vero che gli “enunciati” di Veltroni (codice etico, primarie vere, ruolo dei circoli, nuova democrazia interna, superamento vecchi schemi, no alla fusione a freddo), non sono mai partiti perché usciti dai ricatti dei partiti dell’ulivo ci siamo infilati nelle spire delle correnti e delle cordate abbandonando un progetto di vero rinnovamento pur di salvaguardare miserevoli piatti di lenticchie? Nazionali e locali?

Credo sia da quelle premesse (e promesse) iniziali che occorra ripartire, azzerando un anno in cui abbiamo dato il peggio, ci siamo mangiati gli uomini migliori (penso a Soru che ottiene più voti della coalizione, Marino che “passa a miglior incarico”.....agli intellettuali fondatori del PD che ci hanno abbandonato insieme ai giornalisti più illuminati)..per non dire dei lavoratori (mancando ogni posizione sul rapporto coi sindacati), delle donne.. oh sì le donne: che fine ha fatto il movimento delle donne? E’ scomparso col PD perché i temi che attengono alla dignità, ai diritti delle donne, sono temi che possono rompere gli schemi “..meglio accantonarli” così per non mettere a rischio “gli accordi” si ritorna indietro di anni nel campo delle conquiste civili e sociali. Sulla attuale drammaticità della violenza alle donne pesa tutto questo perché chi, se non il PD unito su valori comuni (ma vogliamo dire finalmente quali sono?), deve rispondere coi fatti alle dichiarazioni aberranti di Berlusconi che associa la violenza al richiamo del corpo femminile?

Io ammiro Bersani è uno che non si nasconde dietro l'enfasi, che ha competenze e capacità di comunicazione, esperienza e credibilità in tutti i settori della società. Ma non basta un cambio della guardia, mi interessa capire cosa metterà in atto per superare gli ostacoli che, fin qui, hanno impedito la nascita del PD.
E, soprattutto non vorrei passasse l’idea che il problema sia solo nazionale.Le dimissioni di Veltroni hanno dato voce ed immagine ad una crisi, ben più ampia dei suoi stessi limiti, da cui nemmeno Rimini è immune. La politica degli ex (DS e Margherita) non è stata mai smentita, le primarie (quando si fanno) vengono vinte dai candidati non proprio sostenuti dai vertici, rinviato sine die il confronto sui valori etici (che fine ha fatto il forum sulla famiglia che, peraltro, doveva intitolarsi ai diritti civili)? E la conferenza programmatica annunciata per dicembre che dover dar corpo al programma provinciale di coalizione? Per non dire del radicamento sul territorio che non decolla. Come sta andando il tesseramento? Mentre in Sardegna affondava un candidato serio, dimessosi per motivi ancor più seri ovvero si giocava una partita che ha portato alle dimissioni del segretario nazionale, a Rimini si affidava ad un volantinaggio l’appello al tesseramento. Anzi, al nostro circolo, impegnato in un’iniziativa di autofinanziamento con la partecipazione di oltre 150 persone, è stato chiesto il pagamento di una quota da destinarsi, in sostituzione, ad un distributore commerciale (!).

Insomma il PD deve (ri)nascere anche a Rimini. Ed il veicolo che dà più garanzie perché mirato al confronto aperto, al contatto con le persone ad un allargamento del consenso che dà le maggiori garanzie democratiche, è il Circolo, l’insieme dei circoli. Temi come il testamento biologico ma anche la nostra posizione sul federalismo fiscale (a proposito qual è?), i nostri rimedi in tema di sicurezza (?) solo per fare degli esempi.non passano “per legge” o per dichiarazione dirigenziale ma solo attraverso un dibattito serrato e capillare, critiche comprese. Bisogna riabituarsi!

Anche da parte dei circoli, si tratta, dopo un anno di analisi, di pizzichi, di mugugni. di passare alle proposte, quelle coerenti con il PD.. il flusso giusto deve andare in questa direzione.

Anche la campagna elettorale che ci vedrà impegnati nell’imminente dovrà coincidere con la nascita e la crescita del PD. Non c'è più tempo per la politica dei due tempi.

Grazia Nardi

mercoledì 18 febbraio 2009

S.O.S


Il PD è a pezzi e davvero abbiamo intenzione di continuare così?

Anche a Rimini: se la corsa alla poltrona di Presidente del Consiglio Comunale – sempre che qualcuno ci stia capendo qualcosa - sembra giocarsi tutta e solo come gratifica personale che i capi si riservano di attribuire al più fedele, gioverà a noi PD (e maggioranza in toto)?

Tutto quello che sta succedendo in Italia e a Rimini ci indica come l’opinione pubblica non è più disposta a tollerare niente di ciò che è connotato come “spartizione politica”, come establishment autoreferenziale, come potere personalistico, come deserto meritocratico.
E nel Consiglio Comunale non si insorge per esempio su questo o quello scempio urbanistico (cosa a cui i cittadini guardano sempre più spesso), non ci si stufa per la disarmante melina “dimissioni si -dimissioni no e via all’infinito”. No, no davvero… Ma accapigliarsi per la Presidenza, questo sì! E il tutto senza nemmeno il pudore di cercare di salvare il contesto.

Secondo voi, il clima politico di questi giorni consente tutto questo?
L’elettore del PD si sentirà sicuramente rappresentato da questi atteggiamenti?
Lo sentirà tanto che sicuramente non mancherà di confermare la sua fiducia a questo schieramento nelle prossime elezioni?

Il nostro lavoro di Circolo di radicarsi nel territorio sta avendo successo, perchè la gente partecipa inseguendo un’idea positiva di politica nuova e migliore.
E’ davvero un lavoro durissimo.

martedì 17 febbraio 2009

SORU PERDE. IL PD A -11





























Che freddo che fa...
Il PD è una casa congelata.
Dove niente si muove, apparte il consenso che scende, scende, scende.
Dov'è la forza riformista del PD?

Un partito dilaniato (anzi meglio: congelato) e compromesso dalle correnti che simula ad ogni appuntamento un unanimismo tanto bulgaro, quanto finto. Non si discute più di niente, davvero. Le soluzioni prese a castello sono finte, mentre i problemi, i nostri problemi, sono reali.

Sono i famosi dirigenti più dirigenti degli altri , quei dirigenti e capibastone che ci avevano promesso sarebbero scomparsi a farci arrivare tanto in basso.

Vannino Chiti oggi ha ragione:
"Abbiamo bisogno non di cambiare il segretario ma di unità politica e di mettere al bando le correnti che con il loro spirito di divisione rischiano di soffocare il partito nuovo che vogliamo costruire"

La grande affluenza alle primarie dimostra che la gente vuole il PD: ma il problema è che il PD come oggi è (forte nella spartizione feudale del piccolo potere residuale ed evanescente nelle scelte e nei contenuti) non risponde alle aspettative delle persone.

lunedì 16 febbraio 2009

OUTSIDER AGAIN


Primarie del centrosinistra a Firenze: Matteo Renzi a sorpresa sbaraglia gli avversari e, senza bisogno di andare al ballottaggio (soglia del 40%), con il 40,52% diventa il candidato sindaco del centrosinistra. Lapo Pistelli si ferma al 26,91%, Daniela Lastri al 14,59%, Michele Ventura al 12,48%, Eros Cruccolini al 5,49%.

E anche a Prato ha vinto l'outsider Massimo Carlesi, di area cattolica. Su 11.781 voti, Carlesi ha avuto 6.487 preferenze, il 55,06%. Ha battuto così il favorito della vigilia, Paolo Abati, presidente del Consiag, che ha avuto 4.969 voti, pari al 42,18%.
LE REAZIONI
"Sono commosso per un risultato oltre ogni previsione", sono le prime parole di Matteo Renzi, che fin dal primo spoglio si è attestato intorno al 40 per cento. Vannino Chiti gli ha inviato un messaggio: "Matteo sei il più avanti nel cuore della gente".
"Renzi si è caratterizzato sulla discontinuità rispetto all'amministrazione comunale", tira le conclusioni il ministro ombra del Pd Michele Ventura, che si è piazzato al quarto posto in queste primarie della coalizione di centrosinistra.
E aggiunge Ventura: "E' evidente che questo risultato cambia politicamente il quadro della geografia di questi ultimi 10 anni di vita politica fiorentina."

IL VOTO
Per il segretario nazionale del Pd Walter Veltroni le primarie sono state "una grande prova di democrazia". "Prima ancora di conoscere l'esito delle primarie fiorentine - ha detto Veltroni - voglio sottolineare la grande partecipazione che ha coinvolto decine di migliaia di persone, come era successo nelle primarie dell'ottobre del 2007". Per Veltroni "è il segnale della passione politica e civile, del fatto che i cittadini, quando vengono chiamati a scegliere non fanno mancare il loro sostegno e il loro impegno. E' successo a Firenze come in tante altre località della Toscana dove, in queste settimane, sono stati scelti i candidati alle elezioni amministrative".

AFFLUENZA
Sono stati 37.468 i votanti totali alle primarie fiorentine del centrosinistra, secondo i dati forniti dalla segreteria regionale del Pd. Alle consultazioni per la scelta del segretario Walter Veltroni, nell'ottobre 2007, in città votarono in circa 35 mila. Alle ultime primarie, quelle per Veltroni segretario del Pd il 14 ottobre 2007, a Firenze votarono circa 30 mila persone.
(Fonte Repubblica Firenze del 16/02/2009)

domenica 15 febbraio 2009

EPPUR SI MUOVE...


Si vede e si sente. Dove si apre uno spazio politico o sociale che sia, la parte più attiva e attenta di questa società (ancorchè mediaticamente ancora poco visibile) ha tutte le intenzioni di provarci.
Famiglia Cristiana ha titolato:

· "Politici incoerenti tra caso Eluana e provvedimenti su sicurezza".
· "La tutela della vita va assunta nella sua interezza".
· "Anche i cattolici si sono distinti per l'incoerenza morale tra i banchi del parlamento. La dottrina della chiesa non è un supermercato dove attingere quel che più aggrada".

Come dire: le “gente” non è stupida, cari padroni-del-vapore. Giocare a fare gli ultras cattolici solo per garantirsi l’appoggio di Santa Romana Chiesa è un gioco al massacro.
Le scelte dettate da un neo-guelfismo di mera matrice elettorale hanno un valore in un quadro di rigore etico, morale e religioso (sebbene lo stato resti laico).
Ce lo vedete, in gran parte di questa maggioranza, il ”quadro etico-morale-religioso”?
No, e non ce lo vede tanto meno la gran parte dei cattolici italiani.
A questa gran parte di cattolici italiani dà voce Famiglia Cristiana quando parla di “incoerenza morale”.

E il parallelo con quanto sta avvenendo in questi mesi nel PD non sorprende. Le primarie (laddove si sono tenute…) hanno dato voce al popolo del PD che non ha mancato di sconfessare le linee imposte dall’alto.
Da un lato, ha dato la consapevolezza a iscritti ed elettori che la partecipazione è lo strumento per il conseguimento di risultati tangibili (la vittoria del candidato) e dall’altro ha messo i dirigenti meno attenti di fronte alla forza territoriale dei Circoli (spesso protagonisti nel sostegno ai candidati outsider).

Così come c'è ”la chiesa dei vescovi negazionisti, dei preti pedofili, dei papi interventisti, ma c'è anche quella di sant'Egidio, di don Milani, dei missionari comboniani, di Padre Alberto Maggi, delle parrocchie di Rozzano e dei preti che sfidano la mafia”, c'è un PD fatto di capi corrente di antico sentire, ma c'è anche un PD fatto di persone che vogliono vedere realizzarsi un’idea di politica nuova e diversa: nuova nei meriti (diritti e valori) e diversa nei metodi (partecipazione e rispetto).




















"IL PD DI SAN GIULIANO C'E'", dovremmo davvero scriverlo sui muri della città. Una serata e una cena speciale quella di Venerdì sera. E speciali tutti quelli che l'hanno resa possibile, che col lavoro e col cuore tengono accesa la speranza che non stiamo girando a vuoto.
Grazie a tutti!

Il circolo di San Giuliano








sabato 14 febbraio 2009

Testamento biologico, Marino: "Se passa ddl necessario referendum"




ROMA - Se passa il disegno di legge della maggioranza sul testamento biologico così com'è "sarà necessario lanciare un referendum abrogativo". Lo ha detto il senatore del Pd Ignazio Marino nel suo intervento al convegno organizzato da Radio radicale sul caso di Eluana Englaro. Marino ha spiegato che se quel testo diventasse legge i tribunali sarebbero sommersi da centinaia di ricorsi e arriverebbero a interessare la Corte costituzionale che però non ha tempi brevi.

"Ma sul tema dei nostri diritti civili che sono messi in discussione - ha chiarito - sarà necessario lanciare il referendum così si vedrà se valgono di più le parole di 400 parlamentari o del 90 per cento degli italiani. Credo che per molti sarà un brusco risveglio".

Da Repubblica del 14/02/2009

giovedì 12 febbraio 2009

QUANDO LA NORMALITA' E' RIVOLUZIONARIA






















Oltre che delegata alle Assemblee provinciale e comunale (per elezione) e membro della direzione provinciale del PD riminese (su indicazione), sono nel direttivo del circolo di San Giuliano (per passione). Lo dico con orgoglio perché il nostro è un circolo estremamente attivo non tanto o non solo perché si riunisce spesso (che comune non è cosa da poco) o perché ha una sua visibilità (peraltro dovuta solamente al fatto che su un appiattimento generale la normalità diventa anomalia) ...ma perché il circolo è un microcosmo dove si riproducono gli schemi del macro: territorio, cittadini ed elettori, aspettative, critiche… ed è lì che va conquistato il consenso arrivando alla testa ed al cuore della gente.

Un circolo, il nostro, che fa il PD con iniziative aperte (davvero) dove partecipano giovani e giovanissimi, si rivedono facce da tempo scomparse dalla politica, si discute di primarie con Gianfranco Pasquino, di Urbanistica con gli architetti di Coriandoline..

E’ vero, si avanzano critiche, si manifestano disagi insomma si registra il clima che si respira in mezzo alla gente senza il bavaglio della retorica o l’ovatta di un linguaggio divenuto oramai un gergo da riunioni ufficiali sempre più statiche (mi verrebbe da dire stitiche) cui le persone normali, quelle che non fanno parte di cordate, che non vivono di politica non hanno neanche voglia di controbattere.

Mentre le nostre iniziative alla presenza di 70, 100 e oltre persone, offrono l’opportunità di un confronto vero. Perché di ostacolo al decollo del PD sono proprio i finti luoghi delle decisioni che continuano ad essere prese dai capicordata ed i finti luoghi di partecipazione che sono dominati dai galoppini delle stesse cordate.

Ed il tema dei diritti civili? Dei valori etici? Su questi più che su altri doveva e deve avvenire la mediazione tra le anime diverse che compongono il PD. E quando è mai iniziato o inizierà questo percorso? Per poter risentire la parola “laicità” abbiamo dovuto partecipare, domenica scorsa, ad una manifestazione indetta in piazza Cavour dalla UAAR, con un semplice giro di sms che ci ha colpito l’anima tra voci indecenti e colpevoli silenzi. Eravamo in tanti, anche dei circoli del PD ma in privato. Perché? Se non si parte da un’intesa sul valore della dignità della persona.. su cosa costruiamo il PD?

I valori su cui doveva e deve nascere il PD sono oggi accantonati non per rispetto delle sensibilità ma per delimitare i poteri di corrente, di gruppo... Sulle poltrone invece sì che ci si può scannare, mentre sui temi di fondo meglio di no… non è mai il momento di avviare il confronto… il momento è sempre delicato (ci sono le elezioni, va in crisi Veltroni, si offende la Margherita...)
Persino negli incontri dei vari organismi si ha paura di parlare col proprio vicino: come la penserà? Potrò dire la mia? Oddio non è che dicendo come la penso sulla 194, sui diritti degli omosessuali guasterò i rapporti?

Il Circolo di San Giuliano oltre il dibattito interno sulla costruzione del PD , i temi legati alla gestione del territorio (dopo Coriandoline sarà la Viabilità al centro del dibattito con gli abitanti di San Giuliano), intende mantenere uno spazio costantemente aperto sul tema dei diritti civili. Dopo il film Improvvisamente l’inverno scorso ispirato ai DICO, ha contattato (ben prima dell’esplosione del caso Englaro) Ignazio Marino per un’iniziativa sul Testamento Biologico.

Perchè Circoli non sono i direttivi costituiti col bilancini dai capi corrente (bastone?), ma i cittadini quelli che dobbiamo essere in grado di contaminare e dai quali farci contaminare perché tanta gente a noi vicina ed amica non senta la necessità di aderire o fondare comitati ma veda nel Partito Democratico il luogo della partecipazione per creare una cittadinanza nuova che pretenda le primarie e non si faccia imbeccare sui candidati, per alimentare il vivaio che consenta un rinnovo vero dei gruppi dirigenti e non la perpetuazione dei giovani leoni senza denti.

Nelle motivazioni chi si danno per giustificare le mancate primarie alla carica di Presidente della Provincia, si dice che tutto è stato regolare perché si è presentato un candidato solo e nessun altro ha avuto il coraggio. Le argomentazioni sarebbero tante (e le abbiamo più volte messe in luce scontrandoci con un muro di gomma). Ma dire che il nostro territorio, la nostra comunità non è in grado di esprimere altri candidati è politicamente e socialmente rassicurante? Non credo.

Mi è capitato di dire nel corso delle nostre iniziative che con i filtri che ancora resistono, Nadia Urbinati non avrebbe coordinato neanche un forum e, probabilmente qui, neanche Barak Obama avrebbe vinto le elezioni!
Non a caso lo slogan del nostro blog è “stappiamo il PD”.

Ecco, il Circolo di San Giuliano comodamente dipinto come estremista... è sicuramente il più normale.

Mette in pratica le parole d’ordine del PD, registra buoni risultati nel tesseramento anche da parte di persone che espressamente dichiarano di volersi impegnare con noi pur provenendo da altra aree della città, si autofinanzia grazie al lavoro dei volontari, le discussioni sono sempre reali, i ragionamenti non taroccati, tensioni emotive forti anche se non sempre ricercate (i ribelli, il covo).

Di fatto siamo già partiti per la campagna elettorale con un’interessante riunione, ovviamente aperta, sull’utilità (o meno) della Provincia..
Ad un anno dalla nascita sarebbe interessante sapere come stanno andando gli altri.
Quanti si riuniscono, quanti fanno politica attiva e non solo passaparola?
Quale la partecipazione?
Come sta andando, tesseramento ed il reclutamento?
Tanto per avere, al di là di ogni enfasi, lo stato di salute del PD riminese.

Grazia Nardi

martedì 10 febbraio 2009

SE DEVO PENSARE AL MIO PARTITO DEMOCRATICO





Questo qui sopra è Flavio Soriga (giovane e bravo scrittore sardo), è una clip di tre settimane fa in un intervento spassionato e divertente mentre presenta a modo suo il candidato Soru.

Da un mesetto seguo giorno per giorno la campagna di Soru, alla sera mi guardo i podcast video che quasi in tempo reale vengono messi online sul suo sito: Soru a Monastir, Soru a Capoterra, Soru a Santu Lussurgiu... tutte località con nomi via via sempre più improponibili, via via – m’immagino -sempre più piccole.

E mi ci sto affezionando. Alle sale piene di gente, a Soru che parla della Sardegna e di quelle località, delle loro conquiste e dei loro problemi. Attorno: pochi vip, poca tv, pochi spot.

Va al setaccio un modo di vivere la politica dove le parole sono persone e cose reali, calate in una realtà condivisa e non dall’alto. E’ un modo di vivere la politica che non ha mai accenti di arroganza (cosa che invece sento in tanti anche dei nostri politici - pd incluso - locali e nazionali), così quotidiano e scarno, dove le posizioni sono semplici e chiare che non lo ritrovo né nel piccolo della mia città né nel grande del Parlamento. E’ coinvolgente anche per me a centinaia di chilometri di distanza e - non so se esagero - ma non lo sento da nessuna altra parte.

Sarà che i sardi sono orgogliosi come tutti gli isolani (almeno così vuole il luogo comune), ma quello che mi sorprende è - almeno nella rappresentazione - l'assenza di distanza tra il politico e la gente, e tutto ciò fuori da accenti populistici. Tutto è reale e vicino. Umano. Umana la difesa della sanità pubblica, della scuola pubblica, dell'ambiente e della sostenibilità a partire dalla sfida dura di Soru alla sinistra immobiliarista della sua regione.

Se devo pensare a come vorrei un Partito Democratico, lo vorrei così, come questa bella campagna di Soru me lo sta facendo vivere.

lunedì 9 febbraio 2009

E CONGRESSO SIA!



Oggi l'annuncio della candidatura del ministro ombra dell'economia alla successione.


Veltroni risponde a Bersani: "Ora uniti si potrà discutere al congresso"

PERUGIA - Prima di tutto occorre affrontare la crisi uniti; le candidature per la segreteria del partito saranno affrontate al congresso. Walter Veltroni risponde così a Pierluigi Bersani, che questa mattina su Repubblica ha annunciato la sua candidatura per la segreteria del Pd. "Ci sarà il tempo del congresso e sarà legittimo che ci siano tante candidature: adesso è il tempo della crisi sociale del Paese, di occuparsi dei lavoratori, dei precari e delle piccole e medie imprese ed il tempo di far crescere il Pd verso le elezioni", ha detto Veltroni. Questa mattina, parlando a Perugia, ha ricordato che "lunedì prossimo si sapranno i risultati delle regionali sarde ed in giugno ci saranno le amministrative. Sono mesi in cui questo partito dovrebbe essere unito, impegnato solidamente per cercare di ottenere i migliori risultati possibili. Continuerò a fare il mio lavoro, come mi dicono i segretari dei circoli del Pd in giro per l'Italia, che chiedono meno discussioni interne. Poi verrà il tempo del congresso".
(da Repubblica del 6/2/09)

domenica 8 febbraio 2009

ESSERE DEMOCRATICI SEMPRE IN ALLARME


“Il cammino della democrazia non è un cammino facile. Per questo bisogna essere continuamente vigilanti, non rassegnarsi al peggio, ma neppure abbandonarsi ad una tranquilla fiducia nelle sorti fatalmente progressive dell’umanità… La differenza tra la mia generazione e quella dei nostri padri è che loro erano democratici ottimisti. Noi siamo, dobbiamo essere, democratici sempre in allarme”.

Norberto Bobbio

Belusconi minaccia l'equilibrio costituzionale tra i poteri repubblicani, ha preteso di annullare - con un decreto legge dell'esecutivo - una sentenza inappellabile della magistratura, non essendoci riuscito grazie a Napolitano, ora definisce la Costituzione Italiana "Filosovietica" e la vuole cambiare, con l'appoggio ingerente del Vaticano che ricorda al Colle: "Ci ha deluso".
Il Presidente della Repubblica è sfidato apertamente e senza precedenti e così la nostra costituzione.

E in tutto ciò nel PD c'è chi già si prepara, si può supporre solo per logiche correntizie e di convenienza personale (come Paola Binetti e Guglielmo Vaccaro), a votare a favore del disegno di legge di B. prestando di fatto il fianco a tutte le ingerenze Vaticane e alle azioni spregiudicate del governo.

A questi democratici ricordiamo le parole di Bobbio: Noi siamo, dobbiamo essere, democratici sempre in allarme. Altrimenti si è un'altra cosa. E' importante che il PD faccia chiarezza e pretenda una linea chiara. Il non aver votato con un si o un no netto la posizione del PD in merito al Testamento Biologico è stato un errore che oggi si paga. La teoria dell'atteggiameno prevalente oggi indebolisce il PD: e un PD debole oggi è più minaccioso del più minaccioso Berlusconismo.

mercoledì 4 febbraio 2009



























"Ho perso mia figlia sedici anni fa, adesso le permetterò di morire per non continuare a subire un’indebita invasione del suo corpo e per non vivere una vita che lei stessa avrebbe reputato indegna. "

Beppino Englaro

martedì 3 febbraio 2009

Primarie in Toscana, record di votanti. Più che in ottobre.
di Vladimiro Frulletti (da L'Unita' del 03/02/09)

Eppure si muove.
Nonostante divisioni e scontri anche nel Pd qualcosa che funziona c’è: le primarie.

Il primo segnale era arrivato qualche settimana fa dall’Emilia-Romagna. A metà gennaio (domenica 18) per le primarie in 6 comuni in provincia di Rimini e due nel bolognese andò a votare un sacco di gente. Nei comuni romagnoli più del doppio di quelli che votarono per Veltroni. A Riccione addirittura il triplo.

I centomila toscani

Ora se ne avuto un altro dalla Toscana. Sempre, comunque, lontano dai corridoio romani. Alla domenica di primarie, nonostante il tempo da lupi, più di centomila persone (103mila certificano dal Pd toscano) sono andate negli otre 460 seggi (quasi tutti in Case del popolo e circoli Arci) per scegliersi il candidato a sindaco o a presidente della Provincia in primarie a volte del solo Pd a volte della coalizione di centrosinistra. Un’affluenza altissima che supera (del 30% dicono sempre quelli che nel Pd toscano fanno i conti) il 14 ottobre 2007 quando fu eletto Veltroni segretario nazionale del Pd. Tanto che il vicepresidente del Senato Vannino Chiti parla di «una bella lezione di democrazia» che «dimostra, ancora una volta, come i cittadini, se realmente coinvolti, siano disponibili a partecipare e a decidere». E non a caso Chiti, che Veltroni aveva inviato a Firenze a rimettere ordine in un Pd dilaniato proprio dalle primarie, si augura che «le primarie divengano la via normale per designare i nostri candidati alle cariche più significative nelle istituzioni» dal sindaco al Presidente del Consiglio.

Nei comuni si raddoppia

Punte di partecipazione record ci sono state soprattutto nei 35 comuni dove c’era da scegliere il nome dell’aspirante sindaco. In certi casi, come nella patria della Piaggio a Pontedera, ma anche a San Miniato, Cecina, Rosignano, Certaldo e Castelfiorentino, gli elettori rispetto al 2007 sono raddoppiati.Un po’ più bassa l’affluenza nelle primarie per la provincia che hanno interessato Siena, Arezzo e Pistoia. Ma i numeri rimangono comunque notevoli per un ente che non suscita nei cittadini un grandissimo entusiasmo. A Siena ad esempio hanno votato in 21mila 500 e si è imposto, con 14mila voti l’ex segretario del Pd Simone Bezzini. Oltre 20mila alle urne a Arezzo e lunghe fila al seggio per i cittadini stranieri presso la Camera del Lavoro. A Arezzo ha vinto Roberto Vasai con più di 12mila voti. Mentre a Pistoia la sfida tutta rosa tra tre donne ha chiamato alle urne 20mila persone (alla vigilia il Pd se ne aspettava la metà) che hanno dato la vittoria della segretaria del Pd Federica Fratoni (8mila 457 voti) che ha battuto per 1900 voti l’avvocato Cecilia Turco. Terza l’ex assessore provinciale Daniela Gai poco sotto i 3mila consensi. Manciulli: primarie e partitoChe tanta partecipazione si registri in realtà dove il Pd ha una struttura “solida” non è un caso per il segretario dei democratici toscani Andrea Manciulli. «Già nel 2007 l’affluenza in toscana era stata alta, ora la superiamo. È la dimostrazione - fa notare Manciulli in polemica con i sostenitori del partito “liquido” - che partito e partecipazione possono coesistere». Fra poco comunque ci sarà la riprova. Il 15 febbraio ci saranno le primarie a Firenze, Prato (comune e provincia) e Grosseto (solo provincia). A Firenze sono in corsa 5 aspiranti sindaco per il centrosinistra. I deputati Lapo Pistelli e Michele Ventura, il presidente della provincia Matteo Renzi, l’assessore Daniela Lastri (tutti del Pd) e il presidente del consiglio comunale Eros Croccolini per la Sinistra. Anche se poi il vero esame sarà il 6 e 7 giugno quando ci saranno le elezioni vere.

UNO SPUTO NEL MARE MAGNUM DELLA POLITICA CHE CONTA



















Bello il pomeriggio di sabato scorso con Pasquino. Belle le tante persone che c’erano, le loro critiche e le loro speranze.

Mentre giravo per dare il microfono a chi voleva intervenire ogni tanto incrociavo lo sguardo con qualcuno dei presenti e mi domandavo cosa pensasse e che storia personale poteva averlo portato lì.

Perché sono consapevole che siamo diversi. Ma quando vedo che riusciamo a incontrarci e a stabilire punti di contatto, su quel minimo comun denominatore che ci ha permesso di non mettere il punto interrogativo al titolo dell’incontro, so che possiamo fare ancora della strada.

Il prof. Pasquino ci ha stuzzicato per bene. Ha toccato insistentemente i nostri nervi scoperti (una partecipazione più a parole che nei fatti, l’inconsistenza davanti a decisioni che non possiamo più demandare – vedi il testamento biologico, la difficoltà interna ad accettare il dibattito, le critiche, il conflitto duro e sano, per cui D’Avanzo ci indica come leoni senza denti): e io mi sento di ringraziarlo per questo.

Ci siamo misurati con l’autorevolezza di un prof. di Scienza Politica con la schiena dritta, tanto competente quanto personalmente deluso dal PD.
La nostra posizione sul pd arriva a una conclusione diversa dalla sua. Lo sapevamo già. E la nostra posizione è diversa per la nostra capacità di azione, di impegno, per il tentativo - in questo gomitolo di mesi di vita del nostro circolo - di un'elaborazione dalla base difficile ma reale più che per gli stimoli scesi dall’alto.
Detto ciò, penso anche che se il Pd ha perso una risorsa come Pasquino, ha perso l’ennesima occasione.

Del pomeriggio voglio ricordarmi di due affermazioni che mi hanno colpito, proprio perché provenivano entrambe da voci scettiche nei confronti del PD:
a) Il primo è quando Pasquino stesso (mi sembra si stesse parlando di Soru come scintilla di rinascita per il progetto del Partito Democratico) ha ammesso che se il PD perde vuol dire che perde tutta l’Italia.
b) Il secondo l’ha dato uno degli ultimi interventi. Non lo conosco per cui lo chiamerò il signor X. Il Signor X si è presentato come ipercritico del PD, Il Signor X non sa se alle europee voterà e non sa se voterà per il PD. Ma contemporaneamente il Signor X raccontava di essere stato la sera prima a un incontro di un circolo pd e di essere tornato (e con piacere constatava di vederci così in tanti) il giorno dopo al nostro incontro.

Questa per me è la speranza. Nel grande e nel piccolo anche i più scettici continuano a guardarci. Più o meno cinica che sia la loro scommessa, si aspettano da noi che si ritrovi la forza e la testa per migliorarci. A destra e a sinistra la politica dei partiti genera disaffezione, dimostriamo che noi abbiamo gli anticorpi per ostacolare tutto ciò.

Le nostre assemblee, le nostre riunioni, le nostre direzioni devono riempirsi sempre di più non svuotarsi come già succede da più parti. Si riempiono se affrontiamo temi veri, la realtà delle cose che ci toccano con la pretesa reale di contribuire ciascuno con la propria specifica sensibilità. Sennò (e aggiungo giustamente) la gente se ne sta a casa.
In questa "legge dei grandi numeri" e del massimo coinvolgimento, la nostra ricerca del minimo comun denominatore è la nostra possibilità concreta di incidere: se vogliamo tutelare questa ricchezza potenziale il conflitto sano ci vuole, così come ci vuole il nostro lavoro meticoloso e paziente che ci rende più coesi senza fughe in avanti.

Il nostro circolo è perifericissimo, è uno sputo in tutto il mare magnum della politica che conta, ma tiene viva nel concreto – e tenacemente – la visione di un Partito Democratico possibile: il nostro è un cantiere ancora in corso, e perché l’edificio sia a beneficio di tutti continueremo su questa strada, continueremo a misurarci sui temi, tutti i temi, a far emergere il conflitto sano laddove c'è per raggiungere una sintesi chiara e limpida su tutti gli aspetti che c'entrano con la qualità delle nostre vite.

lunedì 2 febbraio 2009

13 FEBBRAIO: ITALIA, PAESE POCO GENTILE CON I DISABILI



Ciao a tutti,

non ricordo se ve ne ho mai parlato. non penso. Da più di un anno collaboro per conto della Uildm (associazione distrofici) ad un progetto sulle barriere architettoniche finanziato tramite Volontarimini. Siamo diverse associazioni; abbiamo coinvolto una quarantina di studenti delle V dei Geometri e un giornalista-scrittore di nome Franco Bomprezzi. Lui è un tipo interessante: giornalista e scrittore oggi freelance. scrive su diverse rubriche (affaritaliani.it, vita.blog, ecc.) e ha pubblicato due libri: "la contea dei ruotanti" e "io sono cosi". ha una malattia: fin da piccolo aveva le ossa fragili. vive sulla sedia a rotelle.
io mi occupo dell'incontro che si terrà con franco venerdi 13 febbraio ore 17 sala archi piazza cavour (lo stesso giorno della cena di autofinanziamento). durante l'incontro vorrei approfondire il seguente concetto: gli italiani in carrozzina amano il loro paese, anche se spesso si trovano di fronte a ingiustizie che la Costituzione dice di rimuovere. con questo incontro vorremmo mettere in evidenza la distanza che c'è tra l'Italia e la maggior parte dei Paesi europei in fatto di accessibilità/emancipazione. forse faremo vedere la parte della puntata di Report, quella dove c'era franco e un'altro ragazzo in carrozzina(tedesco) che "fanno a gara" da milano e monaco a chi arriva per primo sul treno. monaco sembra un'oasi felice, milano il terzo mondo. Parleremo poi del “caso” Calatrava. Un architetto, di fama internazionale, che realizza nel 2008 a Venezia un ponte che è già diventato simbolo dell'Italia che produce barriere e stigmatizza i disabili. Un Sindaco (Cacciari) che, anzichè riflettere sul perché le persone in carrozzina insistano tanto per avere eguali diritti, se la prende con loro. Un settimanale diocesano (“Gente veneta”) che si schiera contro i disabili mostrando notevole insofferenza verso chi cerca solo di difendere il rispetto delle leggi, arrivando a scrivere: “una manifestazione di handicappati, o una bordata di fischi da persone in carozzella è oggi l’unico tipo di evento di fronte al quale nessun prefetto, nessun questore e nessun capo dei vigili si sentirebbe di intervenire”. della serie non possiamo picchiarvi ma ne avremmo tanta voglia...Parleremo anche di quanto sia ancora frequente oggi usare i disabili come esempio negativo. Il caso dell'allenatore della squadra di serie A (Delio Rossi) che per difendersi dalle critiche non trova di meglio che deridere i disabili (in questo caso una squadra di calcio composta da mutilati) dicendo: “Mica abbiamo perso con i mutilatini di don Gnocchi”. L'ultimo episodio di una lunga serie. Penso sarebbe bello proiettare anche il corto che vede impegnato franco bompezzi con Valeria Golino “soli cinque minuti”. se vi capita andatelo a vedere su youtube
Spero veniate in tanti perchè potrebbe essere interessante per il nostro circolo entrare in contatto con questa realtà
Allora ricordatevi venerdi 13 febbraio ore 17 sala archi piazza cavour "Italia, paese poco gentile con i disabili".

Fabio

http://it.youtube.com/watch?v=79vVDpYn36I

Ciao a tutti,
per chi fosse interessato vi riporto l'intervento sul bilancio di previsione che ho fatto giovedì scorso in consiglio comunale.
A presto
Fabio Pazzaglia

La crisi economica che sta attraversando il nostro territorio, imporrebbe scelte di bilancio che partano da concetti come responsabilitià, trasparenza, e partecipazione. L'attenzione ai ceti più deboli, ai lavoratori cassintegrati, alle piccole e medie imprese dovrebbe andare di pari passo con una politica di investimenti fatta di poche scelte ma importanti per affrontare con determinazione i problemi che attanagliano Rimini.
Molti cittadini da tempo esprimeno giudizi nettamente negativi su chi amministra la città, stasera però vogliono sapere da noi Consiglieri Comunali quale giudizio diamo sull'operato della giunta. Insieme ad altri consiglieri di maggioranza non ci siamo sottratti a tale richiesta e poche settimane fa abbiamo compiuto una scelta chiara votando contro le linee guida. In questo bilancio si continuano a rinviare soluzioni a problemi storici e si nascondono insidie per le casse Comunali e per le tasche dei cittadini e si utilizza il territorio come merce di scambio.
Il Sindaco ha preferito stigmatizzare il nostro voto contrario definendolo un fatto grave e deprecabile, senza però entrare nel merito delle questioni poste e che hanno portato alcuni di membri della maggioranza ad un gesto così netto.
Purtroppo questo bilancio aumenta le distanze. Alcuni importanti investimenti hanno codici di finanziamento tutti da verifcare.
L'Amministrazione in questi anno ha perso credibilità, e di conseguenza se si parla di alienazioni, oneri, accordi coi privati, project financing e holding, c'è sempre il timore che tali strumenti creino maggiore consumo del territorio o maggiore indebitamento.

Da tempo gli enti locali hanno preso una brutta china costituendo società con capitale pubblico per la gestione del patrimonio comunale, al fine di eludere i vincoli del patto di stabilità.
Oggi però in un contesto di generale caduta del potere d'acquisto, gli enti pubblici rischiano di amplificare una incerta cultura del debito e un approcio disattento alla corretta valutazione delle capacità di spesa.
La disponibilità di finanziamenti, tramite l'accesso al credito, induce verso condizioni di sovraindebitamento che potrebbero condizionare la gestione dell'Amministrazione. La holding in salsa riminese risulta una scelta insidiosa. Un'altro aspetto che riguarda ancora più direttamente le tasche dei cittadini, sono le soluzioni che verranno adottate per ripianare i debiti: la holding si dovrà indebitare con le banche per acquisire il patrimonio di partecipazioni dal Comune. Come andrà poi a ripianare i propri debiti? Potrebbe farlo con le tariffe dei servizi, che di sicuro verrebbero aumentate per fare fronte ai mutui e ai prestiti da rimborsare agli istituti di credito. Tariffe che, ovviamente, ricadrebbero sulle spalle dei cittadini che sarebbero costretti a ripagare in maniera indiretta le aziende una seconda volta.
Occorre maggior cautela, invece oggi ci troviamo 17 milioni di euro di opere nel bilancio col codice della holding.
Risulta impossibile separare il bilancio dalla questione urbanistica.
Il rapporto tra P.A. e privato sembra condizionato da fattori che producono seri pericoli.
L'impressione che si ricava è che questo rapporto sia oltremodo sbilanciato.
La politica urbanistica continua a generare prese di posizione talmente critiche verso la
giunta che l'A.C. si è trovata più volte isolata.
Nella ns società si è radicata la convinzione che a Rimini un pugno di imprenditori detti “l’agenda dei lavori”. Il volume degli interventi edificatori, che modificano il volto del nostro territorio e del nostro paesaggio, rafforzano tale convinzione.
Pensiamo a tutto quello che è stato costruito attorno alle Befane. Al numero di condomini in Via Montescudo, Villaggio Primo Maggio, un impatto mostruoso per la qualtià della vita di quella zona, un tempo prevalentemente agricola.
Se guardiamo quell'inspiegabile barriera di cemento a fianco della Darsena che è stata ribattezzata ironicamente “Punta Perotti”, che a causa della sua mole impedisce a chi dal porto guarda verso monte di vedere le nostre colline. Per chi abita a San Giuliano Mare poi è anche fonte di preoccupazione per le ricadute sulla vita dell'intero quartiere.
Pensiamo a quanto è stato costruito intorno al Pala 105, a quanto si dovrà costruire a Tomba Nuova e a Rio Re a Torre Pedrera.
Pensiamo all'agglomerato di case che è spuntato in via Turchetta, a pochi passi dai capannoni della Nuova Fiera, con problemi di verde, viabilità e parcheggi ancora lontani dall'essere risolti. Se ci mettissimo a contare il numero esagerato di palazzoni in località Rivazzurra, oltre a quanto è ulteriormente già previsto in quella zona e cioè Area via Portofino, Area Ceschina, Banco Alimentare.
E c’è ancora altro che avanza: i motori immobiliari per lo Stadio, per la Murri, per il Palacongressi, per il Dea dell'ospedale infermi.
Se si pensa a chi vorrebbe mettere le mani sulle aree di Rimini Nord, non c’è che da preoccuparsi per ill destino della città.
Qualcuno continua a sostenere che sia il prezzo da pagare per lo sviluppo. Qualcun'altro più furbo usa belle parole, soprattutto in inglese, con l'unico risulato di lasciare gestire il territorio al di fuori di ogni regola democratica.
Io dico che lo sviluppo senza un disegno generale e senza regole uguali per tutti non è sviluppo. E' diseguaglianza.
Le zone della città che si sono trasformate a causa dei recenti interventi urbanistici sono già vecchie. Questo grezzo modello di sviluppo ha coinciso con un generale abbruttimento del territtorio. Siamo di fronte agli effetti della “furia edificatoria” che invce di essere respinta è stata assecondata favorendo speculazione e rendita. A questo punto la possibilità di cambiare Rimini nel segno della qualità va rinviato alla prossima legislatura.
Il Piano Regolatore, uno strumento vecchio e superato e per di più con indici troppo elevati è ancora vivo e vegeto e viene utilizzato soprattutto per varianti che sono state il pane quotidiano di questo Consiglio. Appena entrata in vigore la L. R.20, che prevede l’adozione del Piano Strutturale Comunale, il PRG poteva almeno essere “raffreddato” limitandone l’uso in attesa della fine dell’iter per il PSC. Purtroppo attualmente il PSC si è “manifestato” solo attraverso un atto di indirizzo e a 9 anni dalla Legge 20 non si vede ancora nulla di concreto. Eppure vengono avanti nuove proposte edificatorie e di questo passo, quando verrà adottato il Piano Strutturale, non ci sarà pressoché nulla da salvaguardare.
Consumare ulteriore territorio significa pregiudicare la situazione già di per sé pesante.
Non basta avvalersi di PTCP, PRG, PSC se non si controlla chi utilizza gli strumenti di pianficazione. Evito allora di parlare del Piano Strategico perchè chi dentro l'A.C. lo ha sponsorizzato fin dalla prima ora sapeva e voleva che fosse solo un valido strumento per ottenere e gestire il consenso.
La partecipazione della cittadinanza sulle scelte urbanistiche è insufficiente.
Eppure nel programma di mandato era stata definita come una necessità ma è stata tradotta solo in frustranti riunioni di quartiere dove i cittadini rimangono delusi perchè non vedono mai risolti i principali problemi.
La partecipazione è una prassi difficile da seguire, ma le scelte dell'A.C. sono andate da tutt'altra parte. Nei nostri amministratori si è radicato un metodo che rischia di fare danni irreparabili. Molte scelte avvengono sotto la spinta di pressioni economiche. Al di là delle finalità che l’A.C. intende raggiungere, non si possono cedere aree in cambio di opere pubbliche (definzione tutta da discutere caso per caso) senza porsi il tema della qualità della vita. Enunciare il principio che si possa farlo, è un delitto, la morte dell’urbanistica.
Perchè puntualmente qualcuno nella Giunta si autorizza da solo a prendere impegni che riguardano il consumo del territorio?
Certe aree poi non si toccano! Non potranno mai fungere da valore di scambio coi privati, indipendentemente dalle necessità che il Comune può avere.
Stiamo rischiando di essere l'anticamera di una gestione privatistica del potere.
Un esempio: nell'aprile scorso il Presidente della Federazione Nazionale Danza Sportiva, il Sig. Galvagno, scriveva sul sito della sua organizzazione: “Venni chiamato dal vice sindaco di Rimini Maurizio Melucci che mi spiegò che stava lavorando su un progetto consistente nella costruzione di un nuovo palazzetto che avrebbe potuto essere adeguato all'uso della danza sportiva”
Non mi risulta che il Comune si sia dato l'obiettivo di costruire un Paladanza.
Occorre diffidare di chi propone interventi estemporanei, presentati sempre con motivi d’urgenza, vedi ad esempio il caso di Rimini nord. La città ha sempre vissuto in questo stato di urgenza e di scadenze inderogabili perchè così è più facile cogliere di sorpresa chi deve controllare cioè noi consiglieri.
Purtroppo in questa legislatura abbiamo dovuto più che altro vigilare su alcune proposte che rischierebbero di deturpare Rimini.
Gli amministratori necessitano di riflessioni, di incontri quotidiani con le componenti della città per delineare un progetto che non avanzi a spizzichi e bocconi ma che faccia parte di un disegno innovativo che delinei la città per i prossimi vent'anni.
Avremmo voluto guardare avanti, aprire una serie di prospettive sul destino della nostra città partendo da quella “Rivoluzione Verde” che potrebbe far diventare Rimini la Copenhagen italiana, invece abbiamo dovuto perdere tempo per contrastare ignobili proposte come quella di aprire una strada nel cuore della città, nel Parco Cervi, al posto dell'unica ciclabile circondata dal verde attualmente esistente nella città. L'allucinante proposta aveva come motivazione quella di avvicinare di più Marina Centro al futuro Palacongressi. Come se il Parco e la ciclabile non fossero delle risorse da mettere sullo stesso livello delle infrastrutture. Una mentalità arcaica.
La tenelovela sullo stadio è l'emblema di questa mentalità e la dice lunga su quanto questa giunta sia culturalmente arretrata. Il fatto che nel bilancio apparva ancora il progetto da 28 milioni è grave e al tempo stesso grottesco. Lo stadio andava riqualificato già da tempo con una cifra inferiore ai 10 milioni di euro. Lo abbiamo detto fin dall'inizio e continueremo a ripeterlo fino alla noia.
Nel triennale c'è la voce riguardante il project del lungomare. Un gesto di arroganza nei confronti di tutti quelli che chiedono con forza di aprire un dibattito dal quale potrebbe scaturie una visione condivisa. Ma anche verso le ns Istituzioni, e in particolare il Consiglio Comunale dove su un tema così suggestivo non esiste ancora uno straccio di dibattito.
Dovremmo chiederci se la motivazione di essere soggetti attrattori basti per i gruppi economici internazionali ad ottenere sconti importanti sugli oneri di urbanizzazione.
In campagna elettorale avevamo promesso che avremmo finalmente chiuso una ferita storica. Sta di fatto che il teatro galli anche per questa legislatura resterà un miraggio.
Dovevamo anche risolevere il tema Rimini Nord: viabilità e risanamento ambientale.
Ci è stato chiesto di avvallare una colata di cemento da 40mila metri quadri di residenziale più un Paladanza. Potete immaginare la mia risposta....
Ho cercato anche di far luce su alcune annose questioni come ad esempio la vergognosa cattedrale nel deserto della nuova questura. Per fare chiarezza mi sono appellato alla magistratura. Ho parlato anche di cultura della legalità. Volevo offrire uno spunto di riflessione. In cambio ho ricevuto solo minacce di querela dai banchi della giunta (Sindaco, Vice e candidato alla presidenza della Provincia). Consiglio a costoro di visitare il sito del Comune di Firenze il quale ha uno sportello per la cultura della legalità dove spiega chiaramente quando può nascere il cortocircuito tra chi governa e chi è governato e cioè: ”quando gli amministratori perdono di vista il concetto di rappresentanza e prendono posizioni o tengono comportamenti che vanno contro il buon senso comune, contro gli interessi della maggioranza dei cittadini.”
Tempo fa scrissi una lettera al Sindaco dove citavo il pensiero del Cardinale Martini, il quale si rivolgeva alla Chiesa ma vale per qualsiasi Istituzione: “Grande è la vanità nella Chiesa. Certe cose si sa non si dicono perché bloccano la carriera. Si cerca di dire ciò che fa piacere ai superiori, si cerca di agire secondo quello che si immagina sia il loro desiderio.” Proprio per evitare questo che ho sempre detto quello che penso. Guai se tutti fossimo allineati. Ce ne sono fin troppi!
Stasera tra i consiglieri del partito democratico ci saranno decisioni diverse in quanto esistono profonde divergenze su bilancio, modo di amministrare e metodi seguiti fino ad oggi, nonchè sul modo di rapportarsi con i consiglieri da parte della Giunta ed in primo luogo da parte del Sindaco, e del Vicesindaco che rappresentano i vertici di questa amministrazione. Chiedo di lasciare libertà di critica e di dissenso. E se qualche voce sul bilancio uscirà dal coro, sarà bene che venga ascoltata e rispettata.
I conti invece cominceremo a farli dal mese di giugno quando il vostro collega di giunta si presenterà alle elezioni provinciali e i cittadini saranno chiamati alle urne.

Fabio Pazzaglia
Intervento sul bilancio di previsione
29 gennaio 2009

domenica 1 febbraio 2009

"CONTRO LA DEONTOLOGIA, LA PIETAS E L'INTERESSE DELLA COLLETTIVITA'"














MARINO ADERISCE ALL'APPELLO PER IL DIVIETO DI SEGNALAZIONE in vista della discussione sull'emendamento del Governo al "pacchetto sicurezza", volto a cancellare il divieto di segnalazione dei migranti irregolari alle autorità da parte dei sanitari

dalle parole di Ignazio Marino:


"Oltre a non incidere sul fenomeno dell'immigrazione clandestina, costringerci alla delazione ha tre fondamentali ricadute: sui medici, perché stravolge il giuramento d'Ippocrate e impone loro di derogare al principio di umanità che anima chi svolge con coscienza questa professione; sui migranti irregolari, perché li costringe a cercare percorsi di cura anch'essi irregolari oppure li porta a non curarsi affatto; sulla collettività, perché va da sé che se si è portati a trascurare malattie contagiose come la tubercolosi, l'epidemia non può che dilagare, con gli immaginabili enormi costi sociali ed economici".

"Quando mi sono iscritto a Medicina - conclude Marino - pensavo ad una professione che potesse aiutare gli altri nel momento della sofferenza. Non avrei mai creduto che tra i miei compiti ci potesse essere anche quello di fare il delatore".