lunedì 31 maggio 2010

Parla Donini, segretario bolognese in pectore


Repubblica — 26 maggio 2010
Raffaele Donini, ma che aria tira nel suo partito?

Lei deve ancora diventare segretario e già le danno dell' analfabeta politico. «Non rispondo sul piano personale, ho stima di Duccio Campagnoli e so distinguere il peccato dal peccatore. Ma quel che dice è sbagliato. Di candidare Guazzaloca non se ne parla. Io voglio portare il Pd verso il futuro e così sarebbe voltarsi all' indietro. Chi firma per la mia candidatura mi dice: firmo perché hai detto quella cosa su Guazzaloca».

Si rende conto che prenderà in mano un partito ai minimi storici di credibilità in questa città?
«Un partito che ha grandissime risorse di entusiasmo e intelligenza politica».

E che ha perso un voto su cinque e un iscritto su cinque in un anno solo.
«Non mi sfugge. C' è un problema di fiducia nella politica, non se un elettore su tre non va a votare...».

C' è un problema di fiducia per il suo partito, con un sindaco dimissionario dopo sei mesi perché indagato per peculato...
«È il problema di un sindaco, non di un partito».
Nominato con primarie che dovevano garantire la scelta del migliore. Riconosce che il sistema delle primarie ha fallito? «Non sono sbagliate le primarie, ma un certo modo di maneggiarle».

Cioè come consacrazione popolare di una scelta dall' alto?
«Non accadrà di nuovo».

Vuol dire che non ci sarà il ' candidato del gruppo dirigente' ?
«Sarebbe una tragedia se il gruppo dirigente Pd, non facendo tesoro degli errori, si coagulasse su un nome. Non solo: non permetterò a nessuno nel gruppo dirigente di dare indicazioni, neppure a titolo personale. I candidati alle primarie saranno tutti figli miei, senza preferenze».
E vinca il migliore?
«Sì, però attento: non è che un partito si limita a fissare la data delle primarie e poi sta a guardare. Deve sollecitare i cittadini migliori, dentro o fuori il partito, a farsi avanti».

Dentro o fuori?
«Nessuno scandalo se il candidato avrà la tessera Pd, nessuno se non l' avrà. Il sindaco rappresenta una città, non un partito».

Ma ci sarà il simbolo Pd sulla scheda? O vi nasconderete dietro una lista civica?
«Le sembra questo il problema maggiore? Faccia questa domanda a un cassintegrato, se ha il coraggio. Comunque il Pd non si nasconde proprio. Il problema del simbolo non è prioritario: non per me, almeno. Comunque lo vedremo dopo il congresso».

E Guazzaloca, se non candidato, lo accetta come alleato?
«Senta, io voglio tre cose in un preciso ordine. Primo, un congresso aperto: dobbiamo uscire dalla gabbia del criceto. Poi una proposta per Bologna, fatta assieme alle forze vitali della città, ma chiaramente nel campo del centro-sinistra. Lei mi chiede solo di tattichee procedure, ma io in questi giorni vado nelle piazze a parlare solo di lavoro, di scuola, di casa. Alla fine, se sarà possibile, alleanze chiare: ma questo problema viene per ultimo, guai a invertire l' ordine».

Tutte le aree del Pd la voteranno, ma tutte cercano di "mettere dei paletti", insomma di condizionarla.
«Impareranno a conoscermi. Mi fa piacere avere ampio consenso, ma avrei potuto fermarmi lì, invece sto andando di persona a chiedere firme in tutti i quartieri. Io sarò segretario con le mie idee, e il Pd - non io, il Pd - deve vincere la sua sfida. Non ho paura di slealtà: darò l' esempio. Più sarò generoso e aperto io, più lo saranno tutti».

E se Bologna voltasse le spalle non solo al Pd, ma anche alla politica? Non vedo cortei che chiedono elezioni prima possibile...
«Noi le chiediamo, ma non abbiamo gli strumenti e la forza per averle. Cancellieri sta lavorando bene, ma una città ha bisogno anche di progetti di grande respiro, non solo di una buona gestione dell' ordinario».

E quali progetti ha visto realizzare negli ultimi dieci anni? Per forza ci si accontenta di un buon amministratore di condominio.
«Vuole farmi dire che non c' è più bisogno della politica? Non ci riuscirà. Io sono ancora il ragazzo che nel ' 94 fece incontrare a Monteveglio don Dossetti e Nilde Iotti, io alla buona politica ci credo e non me l' ha ordinato il dottore di provare a fare il segretario. Lei ha ragione, sarà facile come rimettere il dentifricio nel tubetto, ma perché non provarci?»

di MICHELE SMARGIASSI

domenica 30 maggio 2010

Se la moneta unica è fallita, allora il dollaro?


Sul sito dell'Economist, un dibattito che dura da settimane ricco di contributi sull'utilità della moneta unica.

"Il dollaro sarà abbandonato dagli Stati Uniti nei prossimi dieci anni"
29 maggio 2010

Nel dibattito costruito dal sito dell’Economist sul destino dell’euro, ricco di dotti e acuti pareri, ieri è intervenuto con una considerazione assai originale ed efficace Barry Eichengreen, professore di Economia e Scienze Politiche a Berkeley dal 1987 oltre che ex consigliere del FMI e un mucchio di altre cose nel curriculum. La paradossale conclusione di Eichengreen è che, ad andar dietro a chi ritiene sbagliata e fallimentare l’idea di una moneta unica per molti stati con economie diverse, il dollaro sarà abbandonato dagli Stati Uniti entro i prossimi dieci anni.

I fatti recenti hanno dimostrato che l’idea dell’unione monetaria è sbagliata alla radice. Gli esperti di economia ne hanno indicato le contraddizioni, ma i politici l’hanno sostenuta per ragioni che non hanno a che fare con l’economia. E ora ne paghiamo il prezzo.

La coesistenza di una valuta unica e di una singola banca centrale con bilanci dello stato separati è una contraddizione fondamentale. L’unione è priva di un meccanismo per coordinare in maniera adeguata questi bilanci. Il risultato è l’indecoroso spettacolo offerto da alcuni stati (California, Nevada) costantemente fuori dalle spese previste nei bilanci mentre altri (West Virginia, Wyoming) vivono entro le loro possibilità. Spesso gli stati con i bilanci in deficit sono quelli con i maggiori tassi di disoccupazione e seri problemi sul fronte della competitività.

Questa condizione così instabile, spiega Eichengreen proseguendo il suo paragone con le analisi sull’euro di queste settimane, è dovuta alla combinazione di diverse cause, ma è stata comunque aggravata dalla presenza di una sola valuta. Mancando il rischio del tasso di cambio, gli stati raccolti nella federazione condividono il medesimo tasso di interesse, cosa che semplifica almeno in parte la possibilità di spendere più del dovuto. In un certo senso, il sistema della moneta unica incoraggia gli amministratori a essere più spregiudicati del dovuto e ad assumere dei rischi sul lato economico che hanno spesso un alto costo per l’intero sistema. Il problema è ulteriormente aggravato dal fatto che gli stati con problemi di debito e deficit si aspettano di essere salvati nei momenti difficili.
Fondamentalmente, il problema con la moneta unica è l’assenza di una adeguata leadership politica a livello dell’unione. I diversi centri di potere non riescono a mettersi d’accordo su come riformare le istituzioni. Quando c’è necessità di un’azione rapida, perdono semplicemente tempo tra di loro, ed è proprio questo a obbligarli a ricorrere alla banca centrale per prendere provvedimenti, minando così alla base l’indipendenza e la credibilità di una delle più potenti istituzioni.


Almeno in linea teorica, crisi economica e intoppi finanziari degli ultimi mesi potrebbero funzionare come un buon campanello d’allarme, tale da spingere i governi ha rimettere in sesto i loro conti. Le istituzioni e la politica stessa potrebbero essere riformate, mantenendo maggiormente distinto il loro ruolo da quello della banca centrale. Anche i mercati potrebbero uscirne rinforzati e le banche potrebbero rivedere sistemi e procedure, evitando una nuova babele di titoli tossici. La storia, però, potrebbe andare diversamente e confortare la provocatoria sentenza di Eichengreen: «Creare l’unione monetaria dei 50 stati americani è stato un errore. La zona del dollaro è destinata a frammentarsi nel corso dei prossimi dieci anni».

sabato 29 maggio 2010

PER UN PD CHE CI PIACCIA E CHE NON DIA NIENTE DI SCONTATO

Nella riunione di Giovedì sera abbiamo dibattuto sul percorso verso il congresso comunale alla luce della consapevolezza che sia per l’assenza di un vero coordinamento dell’attività dei circoli, sia per l’imminente scadenza elettorale del 2011 - soprattutto a Rimini - il PD deve recuperare velocemente terreno: terreno politico e terreno culturale.

Nel PD certamente condividiamo temi e valori, ed è allora sugli strumenti per affermarli e diffonderli che abbiamo bisogno di chiarire meglio le nostre intenzioni. Ne va della capacità del PD riminese di riprendersi spazi d’azione per essere competitivo e attraente.

Al centro di questa ripresa è indispensabile che il futuro segretario comunale - chiunque esso sia - agisca decisamente e sin da subito su due punti chiave: ruolo dei circoli e primarie.

Il ruolo dei circoli per un PD che ci piaccia
L’iniziativa politica del PD riminese nasce dai circoli, lì si realizza la partecipazione e la costruzione della sintesi: i contenuti e la politica del partito, così come la selezione delle nuove energie e le decisioni importanti si esprimono nei circoli, non altrove.
Il loro ruolo è il fulcro dell'attività del PD: e cioè quello di andare verso la società per stringere relazioni e alleanze innanzitutto con i cittadini e le associazioni, aperti alle contaminazioni, in grado di essere mobilitati producendo azione politica e iniziative culturali.
I circoli vanno seguiti e spronati a darsi obiettivi, produrre iniziativa e dunque risultati. Per questo vanno mappati in uno screening che verifichi – ad oggi – il bilancio delle loro attività per poter individuare il perché di quelli che hanno funzionato e il perché di quelli in difficoltà: quindi porre rimedio attraverso l’applicazione di buone pratiche e attraverso la loro messa in connessione.
Per rafforzare il ruolo dei circoli i delegati dell’Assemblea e i componenti la direzione devono essere loro diretta espressione.

Le primarie per un PD che non abbia niente di scontato
Le primarie sono la via di apertura verso la società, che la società stessa ci riconosce.
Sono elemento fondativo e non negoziabile del PD anche a Rimini.
Al sostantivo Primarie aggiungiamo l’aggettivo “vere”.
Per Primarie vere intendiamo: Primarie giocate esprimendo tutte le potenzialità previste nello statuto, una segreteria che si fa arbitro di una leale competizione e che mette tutti i candidati nelle stesse condizioni, un gruppo dirigente che non prende parte alla competizione evitando così la “stortura” del candidato di segreteria vs i candidati “outsider”.
Il percorso verso le primarie non va “controllato”, ma aperto, il prima possibile e partendo dai circoli.
In questo modo le primarie tolgono dallo stress della scelta il gruppo dirigente dando agli elettori sostenitori l’onere della selezione.

Appoggeremo il candidato che – non a parole – ma con un programma di lavoro per i prossimi 3 anni chiaro, verificabile e senza indugi saprà aprire in queste due direzioni. Per questo è necessario un confronto e un percorso che a partire da questi due semplici punti possa essere condiviso tra i 13 circoli di Rimini.

venerdì 28 maggio 2010

L’anticamera del komeinismo


E mentre il PD dell'Emilia Romagna, meritoriamente, aderisce alla campagna contro la "legge bavaglio", proprio nel PD nazionale non tutti sono cosi' entusiasti di tale campagna...

Quello che segue e' infatti apparso sul sito Left wing in data 23 maggio 2010. Cos'e' Left wing? Ce lo spiega brevemente Alessandro Gilioli: "il sito Left Wing, per chi non lo conoscesse, sta a D’Alema un po’ come FareFuturo sta a Fini. Insomma, l’ex ministro degli esteri lo usa per far sapere in giro ciò che gli appartiene, ma in prima persona non può dire." Tant'e' vero che l'articolo nemmeno e' firmato... L'articolo non e' lungo e vale davvero la pena leggerlo.

Dal punto di vista etico e civile, la campagna in difesa delle intercettazioni e contro la cosiddetta legge-bavaglio si sta rivelando, soprattutto per gli argomenti adoperati da politici e giornalisti, persino più dannosa di qualsiasi soluzione sarà infine adottata. L’ultimo esempio è venuto in questi giorni da Massimo Gramellini, che a “Che tempo che fa” ha ripetuto ancora una volta l’ingannevole ritornello su “tutto quello che non avremmo scoperto in questi anni senza le intercettazioni”. Argomento delicato, naturalmente, ma che proprio per questo meriterebbe una riflessione più attenta e più sincera. Non entreremo nel merito dei molti punti deboli del consueto, interminabile elenco di scandali politici e finanziari ricordati da Gramellini, anche se su molti di essi, a cominciare da quello sui cosiddetti “furbetti del quartierino”, ci piacerebbe domandargli cosa ne abbia capito lui, grazie alle intercettazioni, di quell’assai complicata vicenda; e se sia proprio sicuro di averla capita bene, grazie all’uso che di quelle intercettazioni fu fatto allora da giornali controllati dai diretti avversari di quegli spregiudicati scalatori; e se sia proprio sicuro di averla capita tutta, nonostante dell’intera partita gli sia stato raccontato soltanto e in modo molto discutibile quello che avveniva dentro una delle due squadre in campo, e nulla della seconda. Ma non è questo l’elemento che ci ha colpito di più, nell’intervento di Gramellini.Quello che ci ha colpito di più è stato il finale. Senza le intercettazioni, ha detto Gramellini, non avremmo saputo nulla di quegli imprenditori che ridevano del terremoto. Ecco, è vero: non l’avremmo saputo. Non essendo però ancora previsti nel nostro codice i reati di cattiveria, cinismo e avidità, per quale ragione, domandiamo, la famosa “opinione pubblica” avrebbe avuto il diritto di conoscere il contenuto di quella telefonata? Ecco a cosa ci hanno portato tanti anni di incessante martellamento politico-giornalistico su sempre nuove questioni morali: a una concezione “iraniana” del rapporto tra giustizia, politica e informazione, in cui imprecisati guardiani della moralità avrebbero addirittura il dovere di sputtanare chiunque nel corso di una privata conversazione si permetta di pronunciare parole contrarie a una presunta “etica pubblica”, i cui limiti sarebbero stabiliti, a loro insindacabile discrezione, da pubblici ministeri, giornalisti e proprietari di giornali (soprattutto). Ecco cosa intendeva Giovanni Falcone, crediamo, quando polemizzava con quelle stesse frange della magistratura, della politica e della cultura di sinistra – e in qualche caso proprio con le stesse persone – che dopo avere scatenato contro di lui una campagna violentissima, quando era in vita, accusandolo di “tenere nei cassetti” le inchieste più scottanti sulla politica, lo avrebbero santificato da morto, e oggi ne ricordano commossi il sacrificio, facendosene abusivi portabandiera. “Non si può investire della cultura del sospetto tutto e tutti”, diceva Falcone. Perché “la cultura del sospetto non è l’anticamera della verità. La cultura del sospetto è l’anticamera del komeinismo”.

L'avete letto bene? Left Wing (ovvero D'Alema, come ci ha spiegato Gilioli...) ci sta dicendo che «la campagna in difesa delle intercettazioni e contro la cosiddetta legge-bavaglio si sta rivelando persino più dannosa di qualsiasi soluzione sarà infine adottata». Qualsiasi soluzione, capito? Qualsiasi soluzione per loro è meglio della campagna contro la legge bavaglio. Santo Dio.

Ma non basta.
Il sito ultrà dalemiano ci dice anche che l’opinione pubblica italiana non aveva il diritto di conoscere la telefonata in cui due imprenditori ridevano per il terremoto perché «non sono ancora ancora previsti nel nostro codice i reati di cattiveria, cinismo e avidità».

Che altro c'e' altro da aggiungere?

giovedì 27 maggio 2010

La terra dei cachi


da Wittgenstein

Tutta la vocazione dell’Italia di oggi sta descritta in sintesi perfetta nella proposta del governo di posticipare l’inizio delle scuole al 1 ottobre. Sembra solo una questione di date, giorni, e cose pratiche, o più seriamente di disinvestimento sulla formazione, ma è invece la scelta che recupera e perpetua un’indole macchiettistica e la rende il vero progetto Italia: tra scuola e vacanza, buttarsi sulla vacanza.
Questa scelta oltre a godere di grande sostegno tra le famiglie, potra’ favorire l’allungamento della stagione turistica con un positivo impatto sull’occupazione in un settore che va sostenuto durante una congiuntura internazionale di crisi. Addirittura io fisserei l’apertura ogni anno al primo lunedi’ di ottobre”.

mercoledì 26 maggio 2010

Non di confine...


Da "Piovono rane"

Dice il “Sole 24 Ore” che l’abolizione delle province riguarderà solo quelle sotto i 220 mila abitanti e «non di confine».

Singolare, quel «non di confine»...


Che cosa l’hanno aggiunto a fare? Mica che le province serviranno a difendere il suolo patrio dal nemico? Boh...

Poi uno fa una ricerchina tra le province sotto i 220 mila abitanti che però sono anche di confine. E ne trova solo quattro. Una curiosamente, è quella di Tremonti.

Quei giovani...



Marco Damilano sull'Espresso

I magnifici sette del Pd, li aveva esaltati il “Foglio” una settimana fa: «Una squadra di giovani e intelligenti capi del Partito democratico, un gruppo di intraprendenti democratici che ci ha conquistati con le loro idee con cui hanno l’intenzione di portare il proprio partito fuori dal terriccio scivoloso in cui sembra essersi cacciato. Bisogna dirlo: ci hanno sorpreso».

Bisogna dirlo: con una presentazione così era grande l’attesa che i magnifici sette, i giovani leoni (?) si facessero valere nella due giorni dell’assemblea del Pd alla Fiera di Roma. Andrea Orlando («faccia da attore»), Stefano Fassina («folti capelli neri ben pettinati su un viso squadrato simile all’attore americano Robert Ryan»), Andrea Martella («anche lui faccia d’attore»: anche lui?), Alessandro Maran, l’ottimo Nico Stumpo, Matteo Orfini l’uomo del sondaggio tarocco e il trombatissimo Francesco Boccia… (tutti i piu' ansiosi in attesa di cooptazione). Della serie ci sono giovani e giovani, e non a caso al Foglio preme identificare i giovani del PD con "questi dirigentini". Con tutti queste volti da Hollywood ti saresti aspettato una grande interpretazione, se non da protagonisti almeno da comprimari d’eccezione. E invece, niente: neanche le comparse. Hanno parlato, ma di notte, nelle commissioni. Sul podio dell’assemblea plenaria, invece, neppure uno. Davanti alle telecamere e ai giornalisti si sono alternati come negli ultimi venti anni D’Alema, Marini, Franceschini, Fioroni, Fassino… In questo clima chi avrebbe qualcosa da dire o non è venuto (Matteo Renzi) o ha preferito non intervenire (Civati e Serracchiani perche' anche i giovani del PD non sono tutti uguali, anzi...). Gli altri, i magnifici di largo del Nazareno, sono stati confinati nel retropalco, a rilasciare interviste a Youdem. O ad agitarsi nei corridoi. O a preparare, chissà, nuove sorprendenti paginate per il “Foglio”... E, come se non bastasse, sono stati fucilati sul palco da una feroce definizione del sindaco di Salerno Vincenzo De Luca: «I nostri giovani dirigenti sembrano fallofori in processione». Fallofori? Per gustare appieno la cattiveria di questa citazione letteraria andate a vedere cosa ne dice wikipedia.

Insomma, lo sbarco in massa alla guida del partito sarà per un’altra volta. Anche perché la parola chiave uscita dalla due giorni del Pd non è cambiamento. È un’altra: rassicurazione. È questa la bandiera con cui il principale partito di opposizione pensa di costruire l’alternativa al berlusconismo. Rassicurare la base, i militanti, gli iscritti (rassicurarsi tra i dirigenti, soprattutto...) che il partito c’è, è vivo e unito. Rassicurare, soprattutto, la società italiana. Una società stanca, impaurita, stressata, che attende nuovi sacrifici. «Non è vero che il paese vuole l’innovazione: cerca rassicurazione e anche conservazione. E noi dobbiamo trovare un punto di equilibrio: rassicurare sui punti fondamentali e all’interno di quei punti spingere per la massima innovazione possibile», ha detto Bersani nelle conclusioni. È questa la sua lettura della realtà italiana. E il biglietto da visita del suo Pd.

Se l’andazzo è questo, non c’è da stupirsi poi se l’unico intervento in grado di turbare qualche solida certezza sia arrivato da un signore classe ‘49. Un sessantenne chiamato a parlare a nome degli invisibili, a risvegliare dal torpore la platea e a far irrompere la realtà, con la sua durezza. I nuovi esclusi: i giovani senza diritti sul mercato del lavoro. I non rappresentati, dai sindacati e dalla politica. Quelli che non hanno bisogno di essere rassicurati perché ogni giorno sono costretti a cambiare lavoro, vita, case, città, amori. Li ha raccontati così Pietro Ichino nel suo intervento, dopo aver tentato invano di far passare in commissione il suo progetto di contratto unico, annacquato nel più vago concetto di diritto unico.«Immaginate che quarant’anni fa il Pd in Sudafrica avesse detto ai neri vittime dell’apartheid: il nostro progetto è un vostro graduale inserimento nei diritti di cittadinanza… E oggi noi l’apartheid ce l’abbiamo nel cuore del sistema produttivo. Alle porte di Milano c’è una grande azienda editoriale con mille assunti regolari e quattrocento paria che fanno lo stesso identico lavoro ma prendono 300 euro al mese. Se c’è da lavorare fino alle tre di notte ci sono loro, se c’è da fare un taglio all’azienda licenziano loro. Non hanno la chiavetta del computer, non hanno il parcheggio. E se c’è l’esercitazione anti-incendio non partecipano, perché non esistono. A questi paria il Pd dice: vogliamo un vostro graduale inserimento. Che partito è un partito che dice di fondarsi sul lavoro, ma parla solo a metà della forza lavoro?»

Già: e che partito è quello dove la voce dei giovani la esprime un professore di sessant’anni? Dove i "dirigentini" restano acquattati nel retrobottega nell’eterna attesa della cooptazione (i "magnifici sette" appunto, quelli non a caso vengono citati dal Foglio, ovvero quelli che meglio fanno il gioco dello scetticismo verso il PD...)? Dove abbondano i giovani vecchi già smaliziati nella manovra e lontani dai drammi della loro generazione? Forza ragazzi: la prossima volta sorprendeteci davvero. E basta con le falloforie.
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martedì 25 maggio 2010

PRESENTAZIONE DELLE CANDIDATURE A COORDINATORE DI CIRCOLO

Agli iscritti PD del Circolo di San Giuliano


Il PD ha definito il percorso di svolgimento del suo Congresso che porterà all’elezione dell’Assemblea e del segretario Provinciale, Comunale e dei Comitati direttivi di Circolo e dei Coordinatori di Circolo.

Il percorso prevede che possano votare e candidarsi, nonché sottoscrivere le candidature, gli iscritti al PD in regola con l’iscrizione 2009 e i nuovi iscritti entro il 26 Maggio 2010.

Per cui sono a comunicare agli iscritti che è possibile candidarsi a Coordinatore e a componente del Comitato direttivo entro le ore 18 del 4 Giugno 2010 in modo da permettere al Comitato direttivo di poter ufficializzare le candidature e convocare l’assemblea del Circolo.

Ogni candidatura a Coordinatore di Circolo deve essere sottoscritta da almeno il 20% dei componenti del comitato direttivo o dal 5% degli iscritti.

Per consentire la raccolta delle sottoscrizioni per le candidature è possibile richiedere al Circolo di consultare il tabulato degli aventi diritto al voto. Per la richiesta di consultazione del tabulato invia una mail a pdsangiuliano@libero.it oppure chiama il 335 5617903.

Per richiedere la modulistica necessaria alla presentazione delle candidature chiama il 335 5617903 o scaricala dal blog del circolo: www.pdsangiuliano.blogspot.com

In caso di presentazione di più candidature a segretario di Circolo ogni Coordinatore deve presentare una lista a sostegno composta dall’attuale composizione del comitato direttivo, ossia 24 componenti. La composizione della lista deve garantire la pari rappresentanza di genere.




Il Coordinatore del PD di San Giuliano
Roberto Maldini

lunedì 24 maggio 2010

LETTERA DI LINO GOBBI

Venerdì sera ho partecipato con molto piacere all’incontro promosso da un gruppo di cittadini, amici e compagni che, mi auguro insieme a molti altri, hanno a cuore un rilancio del Partito Democratico in linea con le aspettative che ne hanno accompagnato la nascita.

Poche ore dopo, a Roma, prendeva il via un’Assemblea Nazionale del PD dalla quale siamo usciti certamente più uniti e più forti. Con poca retorica e molta concretezza, si è trovata una sintesi vera sui punti programmatici fondamentali che dobbiamo sapere calare nel vivo del Paese, si sono poste le premesse per superare un’idea correntizia delle differenze storiche e culturali e si è aperta consapevolmente la porta ad un rinnovamento sia politico che generazionale.

La mia candidatura a Segretario provinciale del Pd si muove lungo questo solco. Quella di un partito aperto che non ha paura della dialettica interna quando questa viene attivata da donne e uomini liberi ma che pensa che la discussione ed il confronto vada “immersa” il più possibile in mezzo ai cittadini e sui problemi veri che muovono speranze e preoccupazioni.

La necessità di rinnovare il Partito e di lasciarci alle spalle alcune “false partenze” in cui hanno prevalso equilibri di conservazione, piuttosto che evolutivi, è il mio obiettivo principale. E’ in questo contesto che intendo promuovere una nuova classe dirigente: nuova per età e per cultura politica. E’ a partire da questa convinzione che le esperienze più dinamiche che sono germinate sul territorio (penso allo stesso circolo di San Giuliano e alla Giovanile Democratica) avranno da parte mia la massima considerazione e valorizzazione. Temo la piattezza ed il silenzio, non la vivacità e la capacità di proposta. E mi auguro che uno spirito nuovo possa vivere pienamente nei nostri circoli che avranno sempre più valore quanto più sapranno radicarsi nel vivo del territorio.

In questo senso, nei tre anni di lavoro che ci aspettano, intendo e auspico di poter contare su alcune delle migliori energie che ho visto impegnate nella serata di venerdì per affiancarmi nella responsabilità di un lavoro, impegnativo ma entusiasmante, di rilancio in primo luogo dei circoli, della loro animazione sul territorio, della promozione della loro fondamentale attività.

Lino Gobbi

Vietato parlare con la stampa Bavaglio a presidi e prof


di Chiara Affronte
Bavaglio agli insegnanti che parlano con la stampa o dissentono dalle linee del governo. Se non si “ubbidisce” via alle sanzioni disciplinari. È quello che accade in questi giorni in Emilia-Romagna, dove il dirigente dell’Ufficio scolastico regionale Marcello Limina invia ai presidi una circolare «riservata» (si legge in alto nel documento, in cui manifesta la volontà di porre uno stop a «dichiarazioni rese da personale della scuola con le quali si esprimono posizioni critiche con toni talvolta esasperati e denigratori dell’immagine dell’amministrazione di cui lo stesso personale fa parte». Toni che - prosegue la nota - vengono inviati sotto forma di documenti ad autorità politiche, fatti circolare a scuola o distribuiti alle famiglie. Nella circolare Limina “invita” quindi ad «astenersi da dichiarazioni o enunciazioni che in qualche modo possano ledere l’immagine dell’Amministrazione pubblica». Si scatena il putiferio quando il coordinamento degli insegnanti modenesi Politeia viene a conoscenza dell’esistenza di questa circolare, non ancora resa pubblica da nessun preside, ma datata 27 aprile. La Cgil insorge: «Ritiro immediato della nota e dimissioni del direttore dell’Usr», la richiesta del segretario generale Flc-Cgil Mimmo Pantaleo. Immediata la difesa del ministro Mariastella Gelmini: «Condivido e sostengo pienamente l’operato del direttore Limina che ha invitato tutto il personale della scuola a osservare un comportamento istituzionale - afferma il ministro - È lecito avere qualsiasi opinione ed esprimerla nei luoghi deputati al confronto e al dibattito. Quello che non è consentito è usare il mondo dell’istruzione per fini di propaganda politica: chi desidera fare politica si candidi alle elezioni e non strumentalizzi le istituzioni».

PRESIDI SCERIFFI. Tutto parte da Modena, dove alcuni insegnanti vengono a conoscenza dell’esistenza della circolare. «Qualche dirigente troppo zelante l’ha messa tra quelle visibili a tutti», riferisce un insegnante. Presa la palla al balzo di una manifestazione contro i tagli della riforma Gelmini che si è svolta a Modena giovedì, i docenti hanno reso pubblica la notizia e firmato una mozione per denunciare il «carattere intimidatorio e lo spirito antidemocratico della circolare che cerca di reprimere le legittime proteste del mondo della scuola». Fatto altrettanto grave, per i “prof” modenesi, quello di «far passare l’idea che i dirigenti, destinatari del documento, siano soggetti superiori di grado, quando in realtà, nel collegio docente, sono figure inter pares. Poi, vuoi per l’avidità di qualcuno, vuoi per il clima autoritario generale, passa l’idea di un ruolo diverso». La scuola, insomma, non è quella che dipingono Limina e il governo anche per Bruno Moretto della cellula bolognese del comitato Scuola e Costituzione: «Gli insegnanti sono autonomi: lo spirito dell’articolo 33 della Costituzione è quello di creare nella scuola un clima di confronto di posizioni». Meglio per il comitato che «Limina si occupi di ciò che gli compete e risponda ad esempio ai 600 bambini che a Bologna e provincia non avranno posto alla scuola materna l’anno prossimo».
22 maggio 2010

venerdì 21 maggio 2010

QUESTA SERA


Appuntamenti organizzati dall'ANPI


Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Cari associati, vogliamo segnalarvi una serie di appuntamenti organizzati dall'ANPI in questi giorni.

30 maggio stiamo organizzando un viaggio al campo di transito di Fossoli (MO) e al museo del deportato di Carpi. Il costo è di soli 3 € per le guide e del pranzo in pizzeria. Il programma di massima è il seguente:

Partenza da Rimini ore 7:00 da piazza Malatesta a Rimini zona edicola
Ore 10:00 visita guidata al Campo di Fossoli
Visita guidata al Museo del Deportato di Carpi
Pranzo in pizzeria
Visita alla Città di Carpi.
Ritorno nel tardo pomeriggio
Posti limitati!!!

2 giugno FESTA DELLA REPUBBLICA, ore 10:15 piazzale Boscovich, celebrazione pubblica.

3 giugno presso la sede della provincia di Rimini sede di Via Dario Campana - Sala Marvelli - alle ore 21:00 l'ANPI insieme all'associazione VEDO SENTO PARLO organizza l'incontro "Economia Criminale" interverranno:
Roberto Galullo Giornalista Sole 24 ore
Lucia Musti Procuratore della Repubblica di Modena

4 giugno Nel pomeriggio inaugurazione del circolo ANPI presso il centro GROTTA ROSSA, saranno presenti alcuni partigiani. Via della lontra, 40 Rimini Ore 22.00 Spettacolo Teatrale "SALUD" di e con Beppe Casales"Un racconto che si muove nell'ottica dell'incrocio-incontro tra due generazioni di rivoluzionari, legati dallo stesso ideale anarchico, che vivono la loro esperienza tra Napoli e la Spagna, in un epoca precedente alla guerra civile ed inseguito in contemporanea alla guerra stessa." -

4 giugno All'interno del cartellone di INTERAZIONI, ANPI, CGIL e COMITATO SALVIAMO LA COSTITUZIONE, organizziamo alle Ore 21.00 presso la Sala degli Archi - Piazza Cavour - Rimini una Tavola rotonda dal titolo
I diritti di cittadinanza nella Costituzione Il caso di un giovane a processo per reato di clandestinità

Intervengono:
Vincenzo Andreucci, magistrato
Maurizio Ghinelli, avvocato
Graziano Urbinati, segretario generale Cgil Rimini
Pedro Rincon Campos, delegato Cgil Filcams Bolzano
Modera l’incontro Domenico Pazzini

19 giugno "Festival Mare di Libri" incontro dal titolo "Non resisto più" alle ore 11:30 a Rimini presso i Musei comunali, sala del giudizio
Interverranno:
Alberto Pagliaro Fumettista
Guido Petter Scrittore
Fabrizio Silei Illustratore
Info: partigianirimini@yahoo.it
3283380703 -Daniele-

A.N.P.I. RIMINI Associazione Nazionale Partigiani d'Italia Sezione di Rimini
Via IV Novembre. 21 47921 Rimini (RN) Italia
Contatti: tel - fax 054122749
skype anpi.rimini web http://www.anpi.rimini.it
twitter https://twitter.com/anpirimini

mercoledì 19 maggio 2010

DICESI [sìn-te-si]


















Venerdì 21 Maggio 2010
ore 21
SEDE PD VICOLO BECCARI
Centro storico / Rimini

DICESI [sìn-te-si]

Dicesi Sintesi: Operazione mentale che compendia una quantità di dati conoscitivi in una conclusione manifesta unitaria ed essenziale

...a proposito di sintesi: presenteremo e discuteremo assieme i contributi proposti per il PD nei nostri territori. Come base di un progetto "di base" da portare al confronto nei congressi di Giugno.

... PASSAPAROLA!

Intanto continuate a inviare i vostri contributi a: partiamodanoi@libero.it

http://www.partiamodanoi-rn.blogspot.com/
Il blog per mettere nero su bianco il PD che ti piace e le idee per farlo funzionare al meglio al servizio del nostro territorio





SEMPRE A PROPOSITO DI SINTESI:
LINO GOBBI - CANDIDATO AL CONGRESSO PROVINCIALE


Nella lettera con cui Lino Gobbi si candida ci sono indubbiamente forti aperture ai temi che sono da sempre stati cari al nostro Circolo e al movimento che in questi anni ha saputo sviluppare. Che, anzi, vengono indicati (drammaticamente per la prima volta) come strategici e vitali al futuro dell'azione del PD.
Dice Gobbi: "Non serve la politica se non sa arrivare al cuore ed al cervello delle persone in carne ed ossa che si guadagnano faticosamente la vita, se non sa produrre quel qualcosa di più in termini di idee e persone capaci e disinteressate al servizio del bene comune, se non sa nutrirsi di una partecipazione ampia e libera. Io penso che sia arrivato il tempo per coinvolgere in ruoli di massima responsabilità, a tutti i livelli, una generazione di giovani che ha iniziato ad impegnarsi nella politica e nella società ben dopo la caduta del muro di Berlino. Abbiamo bisogno della loro freschezza e delle loro qualità. Ne abbiamo bisogno per ricercare un'identità laica, fondata su principi saldi, valori forti e programmi chiari e che possa mescolare culture e provenienze non attraverso la distribuzione di posti e incarichi senza i quali qualcuno si sente discriminato ma con la pratica di un incontro vero, sulle cose, che si accompagni ad una selezione della classe dirigente fondata sulle capacità e sul merito."

C'è - però - il solito problema del dire e del fare, perchè in mezzo ci sta quella cosa: il mare aperto della volontà e della possibilità.
Qui, invece, il suo intervento al "Bar Camp" di Partiamo da noi del 7 Maggio.

Scrive Lino (lettera integrale):
In queste ore ho valutato attentamente e deciso di accettare la proposta di candidarmi a segretario provinciale del Partito Democratico avanzatami da diversi amici e compagni.

Non era una scelta che avevo minimamente previsto in questa fase della mia vita dove, accanto agli impegni di lavoro, ho avuto l'opportunità di svolgere un compito pubblico più che motivante in qualità di Presidente del Consiglio Provinciale.

Una carica che, nel massimo rispetto del Consiglio che mi ha onorato della propria fiducia, ritengo fin dalle prossime settimane debba essere messa a disposizione di uno dei diversi consiglieri provinciali in grado di ricoprire più che adeguatamente il ruolo e sostenuto dal necessario consenso.

Faccio questa scelta mosso dagli unici principi che hanno sempre guidato il mio impegno pubblico e politico: il senso di responsabilità e lo spirito di servizio.

Un senso di responsabilità che mi spinge fin da subito a cercare di tenere assieme il massimo di unità e di innovazione necessarie a garantire un futuro adeguato ad un partito giovane che non può permettersi di tradire e disperdere la tanta fiducia di cui ha goduto, e gode ancora oggi, da una larga parte dei cittadini del nostro territorio.

E' il tempo del coraggio, è il tempo di lavorare per la nostra comunità e di favorire la nascita di una nuova classe dirigente al servizio del PD e del territorio.

Il Partito Democratico detiene grande parte delle responsabilità di governo a livello locale ed è il perno di alleanze che hanno il compito di assicurare una guida sicura e stabile ad una società che sta affrontando un passaggio difficile, quello della crisi, senza tirare i remi in barca.

E' alla parte più debole ed esposta della nostra società che il PD deve in primo luogo dedicare attenzione, ascolto e sostegno.

Sono le famiglie che faticano ad arrivare a fine mese, i giovani per cui oggi è ancora più difficile trovare lavoro e quando lo trovano (o lo si conserva a fatica) è sempre più spesso sotto il marchio di una precarietà senza orizzonte, le donne che sempre più spesso rinunciano alla possibilità di ricercare un'occupazione che non sia quella della condanna a caricarsi sulle spalle tutto il lavoro domestico.

Ma sono anche le tante piccole imprese dell'artigianato, del commercio, dell'agricoltura e dei servizi che cercano di rimanere in piedi e di superare una fase difficile per riuscire a rialzare la testa e garantire sviluppo e occupazione.

E sono gli immigrati da cui dipende tanta parte del nostro presente, ad iniziare dall'impegno indispensabile nel lavoro di cura di tanti anziani e persone non autosufficienti, e che qualcuno vorrebbe come "fantasmi" a tempo determinato: privati di diritti di cittadinanza e portatori solo di doveri.

Un partito che non riesco ad immaginare senza un profilo forte di impegno civile e di assunzione di responsabilità.

Spetta a noi, prima di tutto, dare fiducia alla stessa economia locale che se si ripiega su se stessa e rinuncia a scommettere sul futuro e ad innovare, condanna tutti ad una prospettiva ben poco promettente.

Una fiducia fatta di scelte concrete e che deve contare su un governo locale impegnato, pur nella ristrettezza delle risorse, a rendere effettiva una programmazione che migliori le infrastrutture (ad iniziare dall'impegnativa sfida della mobilità) e favorisca quel clima di civiltà dove sia garantita la sicurezza e la certezza delle regole senza le quali non è possibile immaginare alcuno sviluppo.

Il Partito Democratico o è al servizio della nostra comunità o, semplicemente, non ha un senso.

Un progetto che ha come presupposto l'apertura e un'idea libera della politica capace di mettere in discussione conservatorismi e rendite di posizione che finiscono per danneggiare la stessa società locale.

Non ci serve una palestra politica che si consumi in interminabili riflessioni interne o che ricerchi equilibri interni sempre più bizantini e complicati.

Non serve la politica se non sa arrivare al cuore ed al cervello delle persone in carne ed ossa che si guadagnano faticosamente la vita, se non sa produrre quel qualcosa di più in termini di idee e persone capaci e disinteressate al servizio del bene comune, se non sa nutrirsi di una partecipazione ampia e libera.

Io penso che sia arrivato il tempo per coinvolgere in ruoli di massima responsabilità, a tutti i livelli, una generazione di giovani che ha iniziato ad impegnarsi nella politica e nella società ben dopo la caduta del muro di Berlino.

Abbiamo bisogno della loro freschezza e delle loro qualità.

Ne abbiamo bisogno per ricercare un'identità laica, fondata su principi saldi, valori forti e programmi chiari e che possa mescolare culture e provenienze non attraverso la distribuzione di posti e incarichi senza i quali qualcuno si sente discriminato ma con la pratica di un incontro vero, sulle cose, che si accompagni ad una selezione della classe dirigente fondata sulle capacità e sul merito.

Questo è lo spirito di servizio con il quale intendo propormi ad un ruolo così impegnativo di responsabilità politica.

Come esponente di una generazione che non deve abbandonare il campo ma che deve vivere con crescente generosità il proprio compito: mettendosi a disposizione di idee e persone più giovani, chiamandole allo sforzo dell'impegno e della responsabilità.

Siamo il Paese più vecchio del mondo.

La gerontocrazia affligge qualsiasi livello della vita politica, economica e sociale della nostra nazione.

Viviamo immersi in una società caratterizzata da un welfare che toglie ai giovani ogni giorno uno spicchio di speranza sul futuro e che costringe le famiglie e le generazioni più anziane a farsi carico di scampoli di una assurda compressione di intelligenze e di energie.

Non possiamo criticare questo, denunciare l'assurda vecchiezza (anche mentale) del nostro Paese se non sappiamo nemmeno iniziare a pensare tragitti diversi dove - almeno in Emilia Romagna, almeno nella nostra provincia, almeno nel Partito Democratico- si possa mettere alla prova una nuova classe dirigente.

Questo non è un proposito ma, in totale franchezza, l'unico motivo che sento possa dare un senso all'impegno che mi propongo di assolvere al servizio del Partito Democratico.

I congedi per i papà?


Introdotti nel nostro Paese dieci anni fa, i congedi familiari per gli uomini sono ancora poco praticati nelle imprese italiane. Tra retaggi culturali e motivazioni economiche, pochi quelli che sembrano interessati a rimanere a casa con i figli. In una sua indagine, la Adecco mostra come siano ancora e soprattutto le donne a richiedere permessi per accudire i figli.
di FRANCESCA BUSSI


Sono davvero pochi i “mammi” lavoratori d’Italia. Lo dice un recente sondaggio realizzato dall’Adecco su un campione di cento aziende italiane, secondo cui ben il 62% delle imprese intervistate dichiara di non aver ricevuto nemmeno una richiesta di congedo da parte di padri lavoratori. A dieci anni dalla sua introduzione, quindi, il congedo per i papà rimane un diritto poco praticato.

Occuparsi di un figlio. Di sicuro i più attenti in questo senso sono gli operai con qualifica media o specializzata (20%) e gli impiegati (15%). Sono loro, infatti, le categorie che richiedono maggiormente il congedo per stare a casa con i figli. Situazione opposta invece per i “piani alti” delle aziende. Solo il 3% dei quadri ha fatto richiesta di permessi per poter accudire i bambini e addirittura nessuna domanda è partita dai dirigenti. Le motivazioni, secondo la Adecco, sono abbastanza intuitive e sono tutte legate alla sfera retributiva: un manager ha più possibilità economiche di pagare una baby sitter che si occupi del suo bimbo nei primi mesi di vita. Un operaio e un impiegato, invece, scelgono di stare a casa nei termini consentiti dalla legge, piuttosto che assumere a lungo termine una persona alla quale dovrebbero pagare i contributi.

Retaggio culturale e fattori economici. L’indagine ha confermato come congedi e permessi retribuiti per motivi familiari continuino a essere richiesti principalmente da donne. I motivi sono essenzialmente due: nella maggior parte dei casi, a prevalere è un retaggio culturale (44,5%); nel resto dei casi si tratta di scelte di coppia legate anche a fattori economici. Nella nostra cultura, dunque, i compiti educativi e di cura della prole sono ancora assegnati principalmente alle donne, mentre il congedo di paternità continua a essere visto come “inusuale”.

Congedo di paternità. Innanzitutto bisogna distinguere tra congedi di paternità e congedi parentali e sottolineare che valgono soltanto per i lavoratori dipendenti. Gli uomini possono richiedere il congedo di paternità (astensione obbligatoria dal lavoro) dopo la nascita del figlio e fino ai tre mesi di età del bimbo, per un periodo coincidente con il congedo di maternità non fruito, in tutto o in parte, dalla madre. Questo congedo, che è indennizzato in misura pari all’80% dell’ultima retribuzione giornaliera, viene concesso solo in alcuni casi: morte o grave infermità della madre, abbandono del bambino da parte della madre, affidamento esclusivo al padre o rinuncia espressa della madre che ha diritto al congedo di maternità (questo è possibile solo in caso di adozione o affidamento). In tutti questi casi, al padre sono estesi gli stessi diritti previsti per la mamma lavoratrice: diritto alla retribuzione, commutabilità nell’anzianità di servizio, divieto di licenziamento entro il primo anno di vita del bambino. Nel caso di congedo successivo al parto, la domanda va presentata all’Inps entro trenta giorni dalla nascita del bambino.

Congedo parentale. Diverso il caso del congedo parentale, che è invece quel periodo nel quale la lavoratrice o il lavoratore dipendente possono astenersi dal lavoro (astensione facoltativa dal lavoro). Terminato il periodo di congedo di maternità, infatti, la madre ha il diritto di chiedere ulteriori permessi e anche il padre può avvalersene fin dalla data del parto. Entrambi i genitori possono richiedere il congedo parentale per una durata massima di sei mesi, “spalmati” nei primi otto anni di vita del bambino. Madre e padre ne possono usufruire anche contemporaneamente, ma la durata massima non può superare i dieci mesi per coppia, periodo estendibile fino a undici mesi se il padre utilizza almeno tre mesi (ad esempio, cinque mesi la madre, sei mesi il padre).

Per ottenere il congedo parentale bisogna presentare domanda sia al datore di lavoro che all’Inps con un preavviso di almeno quindici giorni, sempre che non ci siano motivi gravi per i quali si può avere astensione immediata dal lavoro. Alla domanda devono essere allegati la dichiarazione sostitutiva del certificato di nascita attestante paternità e maternità e le dichiarazioni di entrambi i genitori da cui risultino eventuali periodi di congedo già utilizzati per lo stesso figlio. Durante il congedo parentale si ha diritto a una retribuzione pari al 30% dello stipendio per un periodo massimo complessivo di sei mesi entro i primi tre anni del bambino (entro i primi otto anni, se si percepisce un reddito annuo inferiore agli 11.395 euro).

martedì 18 maggio 2010

Un amore di plastica



"Ma come posso dare l'anima e riuscire a credere che tutto sia più o meno facile quando è impossibile, volevo essere più forte di ogni tua perplessità, ma io non posso accontentarmi se tutto quello che sai darmi è un amore di plastica"
Carmen Consoli

Facciamo che la sintesi non sia sintetica, non sia di nylon (per intenderci di plastica) ma di fibra viva e vegeta(le), facciamola sui contenuti che guideranno per i prossimi tre anni il PD dei nostri territori, per dare veramente l'anima e l'energia a un progetto.

Qui Giovanni pone senza retorica alcune domande.
Qui ci sono altri spunti da seguire.
Qui c’è un’idea di funzionamento dei circoli.

Come Carmen Consoli: "Ma come posso dare l'anima" se non sappiamo su cosa?
Unità, coesione, sintesi: è bello fare l’amore. Ma non un amore di plastica.
Un partito dell’amore (e di plastica) del resto esiste già.

Con volontà e passione, intanto continuiamo a raccogliere idee e proposte.



"E' un attentato neofascista"


La sezione locale dell'Associazione partigiani danneggiata nella notte: devastato l'archivio, rubati computer e video. "Un attentato di matrice neofascista"

TRENTO. La sezione del Trentino dell'Anpi (Associazione nazionale partigiani italiani) denuncia ''un vile attentato di matrice fascista'' alla propria sede di Trento e spiega in una nota che questa mattina la sede di via Al Torrione è stata trovata ''aperta e fortemente danneggiata''.La presidenza riferisce: ''Tutti i cassetti e l'archivio sono stati devastati, una macchina da scrivere con foto e carteggi buttati sulla scala d'emergenza esterna, una stampante gettata nel cortile dal quarto piano. Il computer e il video risultano invece rubati''.''Non è stata lasciata traccia degli esecutori del vile vandalismo - prosegue la nota - come presidenza dell'Anpi ricordiamo che solo qualche settimana fa la targa dell'Associazione era stata coperta da spray e riteniamo che si tratti di una provocazione di natura neofascista. Evidentemente le recenti celebrazioni del 25 aprile e le numerose iniziative dell'Anpi Trentina hanno dato fastidio. Una ragione in più per moltiplicare la nostra testimonianza sui valori della Resistenza, l'antifascismo e la difesa della nostra Costituzione Repubblicana''.

lunedì 17 maggio 2010

‘Con il cuore ferito’


Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
Cari amici,

siete invitati a partecipare a questo ciclo di seminari cui il nostro Centro ha aderito.

La Segreteria del Centro culturale Paolo VI ci anticipia gia' sin d’ora che mercoledì 26 maggio alle 21 alla Sala del Giudizio ci sarà una serata da noi organizzata dal titolo
‘Con il cuore ferito’ Il dolore della separazione La luce della fede L’aiuto della Chiesa

domenica 16 maggio 2010

ON AIR



"Parlano male dell'Italia"











Che poi i film che "parlano male dell'Italia" ho l'impressione siano stati una parte del meglio che ha prodotto questo paese.
Tratto da mattiacarzaniga

sabato 15 maggio 2010

"Negazionisti del valore assoluto della resistenza"


Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Nei giorni scorsi abbiamo assistito al tentativo di parificare il sacrificio dei sette fratelli Cervi, fucilati dai fascisti nel 1943 a Reggio Emilia, ad una altro tragico episodio: l'uccisione dei fratelli Govoni, attraverso una manifestazione promossa dal consigliere comunale Barone del Pdl. Due dei fratelli Govoni, Dino e Marino, parteciparono come militari della Repubblica Sociale Italiana all'eccidio di Larghe di Funo, frazione di Argelato, (Bologna), dove vennero uccisi alcuni coloni, saccheggiate e bruciate le case, ennesimo episodio di una lunga catena di omicidi, rastrellamenti, fucilazioni e rappresaglie condotte dai fascisti. Dopo la guerra, alcuni partigiani della II brigata Paolo di Pieve di Cento si vendicarono di tale eccidio, andando oltre al comando impartito del Comitato di Liberazione Nazionale, uccidendo i fratelli Govoni.
Sull'episodio, crediamo sia giusto utilizzare le parole del nostro vicepresidente, Armando Cossutta, espresse al recente congresso nazionale Cgil, a Rimini: “La Guerra di Liberazione non è stata guerra civile. Non ignoriamo gli episodi drammatici; non li giustifichiamo, e li condanniamo. Ma sia ben chiaro una volta per tutte che sono episodi; gravi ma episodi e che il sangue dei vinti non riuscirà mai ad oscurare l’epopea della Resistenza”.

Ciò che ci stupisce, invece, è la richiesta del consigliere Barone al consiglio comunale di cointestare il parco f.lli Cervi anche ai f.lli Govoni. Questa richiesta la respingiamo come una provocazione, un volgare e strumentale tentativo di imitare il disegno di legge 1360 che nelle sue intenzioni voleva parificare partigiani e repubblichini. Nei mesi scorsi il Pdl locale ha tentato di voler intestare una via a Giorgio Almirante, successivamente l’attacco all’antifascismo del centro della Grotta Rossa, oggi questa richiesta. L’Anpi di Rimini vorrebbe capire la discrasia tra le dichiarazioni degli esponenti nazionali del Pdl che oramai hanno definitivamente abbandonato questi tentativi negazionisti del valore assoluto della Resistenza e invece il comportamento degli esponenti locali del Pdl, che continuano in questa valorizzazione degli esponenti del fascismo.
Il comitato comunale
ANPI RIMINI

A.N.P.I. RIMINI Associazione Nazionale Partigiani d'Italia
Sezione di Rimini Via IV Novembre. 21 47921 Rimini (RN) Italia
Contatti: tel - fax 054122749
skype anpi.rimini web http://www.anpi.rimini.it
twitter https://twitter.com/anpirimini

Allarme rientrato


La commissione Statuto cancella le modifiche di cui si è molto dibattuto nei giorni scorsi. Meglio così. Le primarie si confermano la via maestra per la scelta della leadership, soprattutto per quanto riguarda le cariche istituzionali. Salvatore Vassallo ha già predisposto un resoconto della discussione su Facebook. Nessuna autorizzazione per sostenere un candidato diverso da quello ufficiale, nessuna ulteriore richiesta per le primarie di partito. Prima si cercano quelle di coalizione e, successivamente, nel caso in cui non ci fosse la possibilità di tenere quelle 'allargate', si potrebbero comunque svolgere quelle di partito. Ulteriori dettagli tra un po'. Fare un po' di 'casino' serve.

Il Ciwati ci tiene aggiornati sull'assemblea nazionale...

Aggiungiamo un commento preso dal blog:
"La solita settimana di incazzature, a gratis, invece di occuparci del paese. Grazie a Migliavacca & co."

venerdì 14 maggio 2010

Il dibattito sul nulla (le primarie)


Bersani interviene nel dibattito sulle primarie con una dichiarazione non proprio fortunata:

"Non apriamo dibattiti sul nulla. Le primarie vanno fatte funzionare, non vanno certo limitate, né tantomeno abolite. Nello Statuto dobbiamo preservarle ed evitare che paradossalmente da strumento prezioso di apertura alla società civile, le primarie possano ripiegare a strumento di autosufficienza del partito. È di questo e non di altro che si sta discutendo."

Bersani smentisce ma tutto sommato conferma. Togliere dallo Statuto l'obbligatorietà delle primarie, fare in modo che il candidato del Pd sia scelto dagli organismi dirigenti senza che vi sia la possibilità per nessun iscritto di sfidarlo (se non con più di un terzo degli organismi dirigenti stessi) e rendere complicato il passaggio dalle primarie di coalizione a quelle di partito (che abbiamo già apprezzato sia dove le primarie non sono state fatte, in attesa che arrivasse l'Udc, sia dove sono state fatte, perché ce le ha chieste qualcun altro, e abbiamo anche perso), non mi pare il «nulla». Anzi. Mi pare delicato e preoccupante.

P.S.: diversamente (forse) da altri, non ho scissioni da promettere, né sfracelli da minacciare, né secondi fini (con e senza la maiuscola) da perseguire. Sono settimane che dico che bisogna essere leali verso il segretario del Pd, però sulle primarie non transigo. Mi dispiace.

E noi siamo sempre piu' daccordo con il Ciwati...

giovedì 13 maggio 2010

Le ultimarie: i passaggi chiave e la nostra protesta


A proposito di congresso riminese e del futuro assetto dirigente, sarebbe interesante sapere, ad esempio, cosa se ne pensa del tema del momento in casa PD, cioe' del tentato assalto alle primarie da parte degli ultras del partito-all'-antica del PD nazionale (che "probabilmente" ha sostenitori anche a Rimini...).

Salvatore Vassallo mi scrive, precisando nel dettaglio le ragioni della sua preoccupazione. Altri minimizzano, altri fanno notare che la maggioranza l'ha sempre pensata così (del resto, durante la campagna congressuale, ne avevo scritto diffusamente, prendendomi anche del polemico). Dico soltanto, commentando, che un Pd senza primarie (o, ancora peggio, con primarie controllate) non è più il Pd, è un'altra cosa. Non è più il partito degli elettori, nemmeno più tanto quello degli iscritti, ma è quello dei gruppi dirigenti (per carità, eletti, ci mancherebbe altro). Seguo dagli Usa con apprensione questo non-dibattito e vi chiedo di ragionare insieme sulla migliore forma di protesta, perché queste modifiche, così come sono, non passino.Intanto i punti di Vassallo (di cui mi preoccupa soprattutto il secondo).

1.Soppresso: «Vengono in ogni caso selezionati con il metodo delle primarie i candidati alla carica di Sindaco, Presidente di Provincia e Presidente di Regione».

Effetto: Oggi le primarie sono la regola. Domani non lo sarebbero più.

2.Aggiunto: «Nelle primarie di coalizione, l’assemblea del PD del livello territoriale corrispondente, approva a maggioranza la candidatura sostenuta dal PD. Gli iscritti al PD possono avanzare e sostenere una diversa candidatura, qualora essa sia stata sottoscritta da almeno il trentacinque per cento dei componenti della medesima Assemblea del livello territoriale corrispondente, ovvero, da almeno il venti per cento degli iscritti nel relativo ambito territoriale».

Effetto: Oggi c'è, di fatto, un limite al numero di iscritti del Pd che possono candidarsi alle primarie di coalizione. Già questo è un vincolo forse eccessivo, fatto per evitare che ci sia una dispersione del voto. Ma questo vincolo impegna solo gli iscritti che vogliono candidarsi, non la libertà di voto di tutti gli altri. Domani ci sarebbe un candidato ufficiale unico del PD. Gli iscritti, per sostenere qualcun altro, dovrebbero farsi autorizzare dal gruppo dirigente.

3.Aggiunto: «Qualora non si svolgessero primarie di coalizione, la decisione di ricorrere a primarie di partito, oppure di utilizzare un diverso metodo per la scelta dei candidati comuni concordato con le altre forze alleate, deve essere approvata con il voto favorevole dei tre quinti dei componenti dell’Assemblea del livello territoriale corrispondente».

Effetto: Oggi si può evitare di tenere le primarie solo se la scelta viene approvata dai tre quinti dell'assemblea, e solo nel caso in cui questo sia considerato indispensabile per raggiungere l'accordo di coalizione. Domani accadrebbe esattamente il contrario. Secondo la proposta Migliavacca, sarebbe necessaria una maggioranza qualificata dei tre quindi per richiederle. Le primarie da regola fondamentale diventerebbero eccezione.

Dal Ciwati

mercoledì 12 maggio 2010

La svolta brezneviana del PD nazionale


E se quanto scrive Vassallo corrisponde al vero (e non c'e' alcun motivo di dubitarne), voterò contro le modifiche statutarie proposte in occasione dell'assemblea nazionale del 21 e 22 maggio. Non solo: farò campagna militante perché queste modifiche non passino. L'idea di togliere dallo Statuto la necessità delle primarie per le cariche monocratiche e quella di consentire al Pd di presentare un solo candidato ufficiale (scelto dagli organismi dirigenti) in primarie di coalizione di fatto annulla le primarie e ne rovescia il significato. Con questo sistema, per capirci, Obama non si sarebbe nemmeno potuto candidare... anche perché avrebbe deciso, al posto degli elettori, il segretario regionale dell'Illinois. Scherzo, ma solo fino ad un certo punto.

P.S. 1: una cosa è certa: Matteo Renzi molto probabilmente non sarebbe sindaco di Firenze. Chissà perché mi vengono in mente le Comunali di Milano e di Torino del 2011.
P.S. 2: si eviterebbero futuri casi Bonino e soprattutto Vendola.
P.S. 3: a quanto pare il PD continua a non ascoltare i suoi elettori.
P.S. 4: si accettano scommesse sul numero di tessere che verranno stracciate in seguito a un provvedimento del genere (by the way, a Bologna, dopo l'edificante caso Del Bono, il tesseramento ha visto un brillante -20%...)

Dal Ciwati

martedì 11 maggio 2010

Congresso über alles


Ieri sera, durante la direzione provinciale del PD, alla presenza del segretario regionale Stefano Bonaccini, sono state gettate le basi del congresso provinciale. Si terra' tra l'11 e il 18 giugno e, come avevamo anticipato, avverra' senza il novecentesco meccanismo dei delegati, ma semplicemente con quella che avevamo definito una "primariona": ciascuno entra nel suo circolo e vota sia per il proprio segretario di circolo sia per il segretario provinciale (e comunale). Tutto qui. L'apertura di Bonaccini, cui si deve l'aver caldeggiato il nuovo meccanismo congressuale, non puo' che essere letta in una chiave positiva, un tentativo lodevole di restituzione di potere decisionale direttamente agli iscritti del partito.

Ich habe etwas läuten hören...

Is that a revolution?


Per analizzare i conflitti è necessario mettere a fuoco gli interessi e lasciar perdere le posizioni. I due leader del centrodestra appaiono arroccati su posizioni distanti e contrapposte. Il sospetto, però, è che gli interessi più generali di entrambi siano in realtà simili, o comunque non incompatibili. Quello in corso tra Fini e Berlusconi è un conflitto per la leadership, non tra due diverse visioni del mondo. Perché al di là di qualche slogan, e di una certa propensione bipartisan a farsi gli affari propri, la vita politica italiana è ormai ridotta da tempo a questioni di look, di colore delle cravatte, di densità pilifere. Anche per questo un leader di destra può diventare popolare a sinistra. Vince chi cavalca l’ultima emergenza e buca lo schermo, non chi ha le idee o le proposte migliori per governare il paese o per trasformarlo. E i cittadini, declassati a telespettatori, possono cambiare solo canale. Oppure spegnere la tv. E questa sì che sarebbe una vera rivoluzione - Giovanni De Mauro da Internazionale

lunedì 10 maggio 2010

Reggio Emilia: sara' congresso vero


Aggiungiamo al dibattito congressuale quanto e' avvenuto (sta avvenendo) nel percorso congressuale di Reggio Emilia. A Reggio sara' un congresso, come si dice, "vero". Ovvero con due candidati che, come potrete leggere qui, non appartengono a ex-mozioni o correnti, ma sono entrambi trasversali a esse (e questo e' sempre bene). I due schieramenti partono quindi dal persupposto che non si lacerera' nulla, che non si dividera' nessuno. I congressi sono fatti cosi': semplicemente si scegliera'. Fatevi un'idea dal link: voi per chi votereste?

domenica 9 maggio 2010

PD-RN 2.0: COMING SOON...






















Allora venerdì sera, s’è deciso: partiamo da noi.

E ringraziamo tutti di esserci stati, in tanti e da ogni angolo della provincia, nonostante i modesti mezzi di comunicazione a disposizione di un piccolo circolo.

Da ieri sera il noi è un pronome personale molto inclusivo e plurale. Diciamo noi per dire Circoli, cittadini, persone. Quella realtà ampia che ruota attorno al Partito Democratico, che partecipa come e quanto può in relazione alla propria vita e ai propri impegni quotidiani. Ma che comunque ci sta e c’è se ci mettiamo a costruire questa politica di centro sinistra a contatto con la realtà, la gente.

Abbiamo avanzato proposte sul lavoro, la sostenibilità, la scuola, i diritti di cittadinanza, la lotta alle mafie anche sul nostro territorio, la valorizzazione delle nuove generazioni, modi nuovi di arrivare e ascoltare i cittadini fino alla famigerata “politica delle buche”.
La tecnica dell’intervento “da bar” - 5 minuti non di più a testa - ha funzionato. 27 interventi in circa 2 ore e mezza.

Interventi che partono dal territorio e possono influenzare politiche anche più ampie, che chiamano in causa direttamente il nostro senso di responsabilità e di impegno.

Ne vogliamo ora citare alcuni (…e ci scusiamo se la panoramica sarà un po’ maldestra e sintetica, ma presto sarà messa on-line la sintesi video):

Partiamo con l’introduzione di Davide Imola sulle proposte del Pd per il lavoro e il precariato e il legame con lo sviluppo del nostro territorio che – per inciso - si concretizzerà a breve con un evento interamente dedicato al tema (…un filo rosso?: si lavora il sabato e la domenica… e sempre se non piove). La testimonianza di Bass Faye – migrante del senegal – e il suo sacrosanto diritto ad aspirare assieme a tutti noi, a costruire un’Italia diversa, con azioni concrete delle amministrazioni a partire dai nostri territori e azioni culturali che favoriscano una costante conoscenza e corretta informazione (contro i luoghi comuni della Lega o di altre formazioni xenofobe – per altro ampiamente affrontati in una bella iniziativa della Giovanile Democratica che proprio sabato pomeriggio ha presentato il prontuario di risposte ai luoghi comuni del “mandiamoli a casa/padroni a casa nostra” leghista). L’intervento di Lino Gobbi che ha richiamato alla concretezza e alla capacità degli “adulti” ad accompagnare e fare emergere (per una fase di transizione e innovazione) i tanti giovani che oggi si affacciano al nostro partito. L’accorato appello di Cristian Ciavatta dell’associazione vedo, parlo, sento sugli anticorpi da costruire subito e per-tempo (soprattutto senza paura) alle mafie. Il racconto dell’assessore Ivan Tagliaferri su buone pratiche di ascolto e di intervento messe in campo dall’amministrazione morcianese. Valter Bezzi – che già nella giornata del 1° maggio della CIA a Santarcangelo aveva sollevato il tema della variante rimini-nord della SS16 che rischia di penalizzare il mondo dell’agricoltura - ha toccato fra l’altro i temi dello sviluppo e delle infrastrutture che si devono fare, ma fare bene, ossia condividendo perché è l’unica via per aver in chiaro tutte le potenzialità di un territorio. L’intervento della preside Enrica Morolli sul superamento di un’autonomia scolastica che rischia di isolare la vita della scuola – più che darle libertà e autonomia – da un piano e un progetto che deve essere invece collettivo, e che oggi – che il governo nazionale non aiuta - non può che ripartire dai territori. E ancora i contributi dei consiglieri di quartiere, su temi che in chiave detrattiva li chiamerebbero la politica delle buche, ma che invece ricordano il profondo legame che deve stringere circoli e territorio soprattutto in vista della soppressione delle circoscrizioni, e ancora i tanti interventi sui valori non negoziabili come la centralità dei circoli, le primarie, la valorizzazione dei meriti (ma diciamo meglio della volontà) delle nuove generazioni ampiamente testimoniate da Lorenzo Certelli neo-segretario dei giovani democratici della provincia di rimini.

Tutti temi concretissimi proposti da una base ormai ampiamente qualificata e che devono arrivare a costruire quel programma politico unitario e condiviso che uscirà dai nostri congressi locali partendo da noi, dai circoli, dal PD reso strumento contemporaneo e ampiamente socializzato. Questo rappresenterà la vera svolta.

Si parte dai contenuti, quindi, perché è l’unico modo per trovare coesione. Una coesione innanzitutto che è un fatto di confronto sereno. Un programma e un progetto che può essere di tutti. Candidati e persone verranno a seguire: nel PD siamo tutti candidabili, tutti importanti e nessuno indispensabile. Questo percorso lanciato rappresenta l’ortodossia del percorso e della vita del Partito Democratico, un partito che sa guardare avanti e muovere azioni sul territorio perché - anche nel nostro piccolo - si possa contribuire tutti al progetto – scritto nel nostro statuto - di una società dinamica che abbatte i muri e si fonda sul lavoro, sulla volontà e sulla speranza.

In questo solco, non partiamo da zero, perché non ci sentiamo né azzerati, né di dover riprendere sempre dallo stesso punto, come Penelope e la sua tela. Per questo diciamo:Partiamo da noi. Perché significa: non partire da zero. Per chi ha potuto vivere il PD a partire dei circoli che hanno funzionato conosce le potenzialità dello strumento.

Nel linguaggio informatico quando un software (che è uno strumento di cui ti doti in genere perché ti permette di fare delle cose utili) deve essere migliorato, le case che lo producono – anziché buttarlo e riprendere tutto da capo - di solito lavorano ad una edizione successiva dove cercano di mettere a punto i potenziali, aggiungere creatività, renderlo più usabile. Questa edizione successiva si dice release, e il software non cambia né filosofia di fondo, nè nome (è una regola del resto fondamentale del marketing) semplicemente – con intelligenza e volontà - si migliora.
Ecco, quello che abbiamo iniziato a fare da venerdì sera è incominciare a ragionare su una nuova release del PD della nostra provincia: PD-RN 2.0, coming soon….

Migranti e italiani insieme contro l’illegalità forzata e lo sfruttamento


Domenica 9 maggio dalle ore 17 @Vecchia Pescheria (P.zza Cavour)


Rimini - Presidio pubblico: Sanatoria 2009

Migranti e italiani insieme contro l’illegalità forzata e lo sfruttamento


Sono state circa 300.000 le domande di emersione per lavoratori/trici migranti presentate allo scadere del 30 settembre 2009.
Rimini è la 34° provincia in Italia per numero di domande presentate, in totale 1912 giunte al termine della procedura di emersione da lavoro irregolare per colf e badanti, erroneamente chiamata sanatoria, quando in realtà, per come stanno andando le cose, rappresenta più un autodenuncia collettiva o meglio un’istigazione alla condizione di illegalità forzata.

sabato 8 maggio 2010

Il comandante Giuseppe Gabellini


Riceviamo e volentiri pubblichiamo.

Vogliamo farvi sapere che sabato 8 maggio nel comune di Ladispoli (RM) verrà inaugurato un giardino pubblico a nome del comandante dei Gap di Rimini, Giuseppe Gabellini, comandante anche dei nostri TRE MARTIRI. L'anpi di Rimini ha inviato un messaggio di felicitazioni alla famiglia e all'amministrazione comunale.

ORA E SEMPRE RESISTENZA
A.N.P.I. RIMINI Associazione Nazionale Partigiani d'Italia
Sezione di Rimini Via IV Novembre. 21 47921 Rimini (RN) Italia
Contatti: tel - fax 054122749
skype anpi.rimini
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venerdì 7 maggio 2010

Appunti per stasera: IL CONGEDO PER MATERNITA' E' UN PRIVILEGIO, PAROLA DI MINISTRO


Anche di questo ci piacerebbe parlare stasera.

Quello che segue e' un breve, ma appassionato post di Lorella Camporesi apparso sul blog del PD di Miramare sul tema della maternita', che ci siamo permessi di riproporre proprio per dare un altro spunto utile al percorso congressuale che abbiamo chiamato Partiamo da noi.

La Gelmini, rimessasi subito al lavoro (e già questo mi fa tremar le vene e i polsi, pensando a ciò che potrà partorire) afferma che il congedo per maternità dopo il parto è un privilegio!!! E che tutte le donne dovrebbero rimettersi subito al lavoro!!Quanta profonda stupidità, insipienza, ignoranza della pedagogia, della realtà sociale e del buon senso è necessaria per produrre un simile pensiero?!?! Propongo di raccogliere le firme per far fare alla Ministra un stage immediato in una fabbrica o in un ufficio o come commessa in un centro commerciale, poi tornare a casa, dove la sua bambina appena nata resta con la nonna ottantenne (se va bene...) oppure va al nido e le costa più di metà dello stipendio, e mettersi a cucinare per il maritino, rassettare, trovare il tempo per allattare e riuscire a dormire qualche ora prima di tornare al lavoro... poi ne riparliamo!!! La protervia che dimostrano verso la gente comune questi ricchi ignoranti e strafottenti, che sparano ca...te dai fannulloni ai bamboccioni al privilegio della maternità mi sta facendo venire davvero il voltastomaco!

Lorella Camporesi

giovedì 6 maggio 2010

Altro esempio per domani sera: la Lega nel Far North, l'esperienza della Giovanile democratica Riminese


Ve lo dicevamo che di primavera riminese si parlava anche lontano da Rimini.

I ragazzi della Giovanile Democratica (un vero e proprio fiore all'occhiello del PD riminese) hanno passato il 1 maggio a Montichiari (profonda provincia bresciana), in risposta a un'ordinanza del sindaco leghista che vietava ogni manifestazione per 25 aprile e 1 maggio.

E allora: e' vero che Lega e' cosi' radicata? Che governa bene? Che e' vicina alla gente?

Anche questo ci sembra un urgentissimo argomento da Congresso di cui domani sera sara' il caso di dibattere (venerdi' 7 maggio, ore 21 alla Sala Duono, in via Giovanni XXIII a Rimini).

Qui di seguito i link di alcuni resoconti della spedizione riminese nel Far North.

"Tornati da Montichiari, Brescia, dove abbiamo festeggiato il 1 maggio. Una giornata interessante che ci ha messo davanti per la prima volta a quello che veramente è la Lega e a come si vive nei paesi del nord Italia dove governa il Carroccio. "

mercoledì 5 maggio 2010

Un esempio di argomento per venerdi' 7 maggio: cos'e' il CONTRATTO UNICO?



Introduciamo uno degli argomenti "per il Paese" che e' vicino a tutti noi che lavoriamo. Esiste una proprosta di CONTRATTO UNICO A TEMPO INDETERMINATO varata da Tito Boeri e Pietro Garibaldi (ma anche, seppure con sfumature diverse, da Pietro Ichino). Anche di questo, e di tutto quello che vorremo, si parlera' venerdi' sera (venerdi' 7 maggio, ore 21 alla Sala Duono, in via Giovanni XXIII a Rimini).
Se non e' un tema da congresso questo...

Molto sinteticamente (e in modo naturalmente apprissimativo) introduciamo, qui di seguito, i punti salienti dell'idea di CONTRATTO UNICO.

di Tito Boeri e Pietro Garibaldi
Con il rallentamento della crescita dell’occupazione, certificato dalle ultime indagini sulle forze lavoro, vengono al pettine i nodi irrisolti delle riforme del mercato del lavoro degli ultimi quindici anni. Se la disoccupazione continua a calare è soprattutto perché diminuiscono le persone in cerca di lavoro. Aumentano i 'lavoratori scoraggiati', quelli che rinunciano a cercare lavoro, più che gli occupati. Il Mezzogiorno registra un vistoso calo del suo tasso di occupazione. Al persistente dualismo territoriale del nostro mercato del lavoro, si sovrappone il dualismo fra contratti permanenti e contratti temporanei.
La quota di lavoratori temporanei sul totale del lavoro dipendente è ulteriormente aumentata nell’ultimo anno, portandosi al 13,4 per cento. Per le donne l’incremento è stato quasi di un punto e mezzo: oggi una donna occupata alle dipendenze su sei ha un contratto a tempo determinato. Molte altre donne gonfiano le fila del lavoro parasubordinato. I lavoratori duali si avviano a superare la soglia dei 4 milioni. Sono la maggioranza tra i più giovani. Questo nuovo dualismo non può essere considerato un problema marginale, come sostenuto recentemente da Alberto Bombassei, vicepresidente di Confindustria. Secondo noi è un problema reale che deve essere affrontato con ben altro passo e determinazione rispetto a quelli mostrati dall’attuale governo e da quello precedente.

Qualcosa si muove
Il senatore Tiziano Treu ha inserito nella bozza di programma del Partito democratico un esplicito riferimento a un contratto di lavoro unico con tutele crescenti nel tempo, in sintonia con una parte della proposta di riforma per combattere il dualismo elaborata e discussa su www.lavoce.info da più di due anni, e accolta allora con notevole apertura dal sindacato. Walter Veltroni, allora candidato alla leadership del costituendo partito, ha mostro' interesse nei confronti della proposta. Da allora molti lettori ci hanno chiesto delucidazioni a riguardo. Alcuni hanno addirittura formulato proposte integrative per renderla maggiormente incisiva. Nel ringraziarli per il loro interesse, vogliamo qui offrire risposte ad alcuni dei quesiti più frequenti.

Oltre al contratto unico, rimane tutto come prima?
No. Una strategia vincente contro il dualismo deve imporre standard minimi che valgano per tutti i tipi di contratti. Altrimenti ci saranno sempre delle asimmetrie. Per questo riteniamo fondamentale che venga introdotto un salario minimo orario che valga per ogni tipo di prestazione alle dipendenze offerta nel nostro paese. Per tutelare il futuro previdenziale dei giovani, tutti i contratti alle dipendenze dovrebbero, inoltre, garantire lo stesso livello di contributi previdenziali. Infine, per dissuadere un uso eccessivo dei contratti a tempo determinato, riteniamo che chi assume con contratti a termine debba pagare contributi più alti per le assicurazioni contro la disoccupazione, dato che più forte è il rischio che il contratto sfoci in un periodo di disoccupazione.

Come può il contratto unico conciliare flessibilità e tutele?
Il contratto unico permette alle imprese un’assunzione 'flessibile', aumentando gradualmente le tutele del lavoratore, senza forti discontinuità. Nella nostra proposta, il contratto ha tre fasi: la prova, l’inserimento e la stabilità. Chi viene assunto con un contratto a tempo indeterminato, è soggetto a un periodo di prova di sei mesi, come oggi avviene già per alcune categorie. Serve a non scoraggiare il datore di lavoro, che vuole essere garantito circa le qualità del lavoratore. Successivamente, dal settimo mese al terzo anno dopo l’assunzione, il lavoratore è coinvolto in un periodo di inserimento in cui viene tutelato dalla protezione indennitaria (da due a sei mesi di salario) nel caso di licenziamento economico e deve essere reintegrato in azienda nel caso di licenziamento discriminatorio o lesivo di diritti fondamentali. In questo periodo di inserimento, datore di lavoro e lavoratore investono in capitale umano. Al termine del terzo anno, l’obbligo di reintegrazione (la cosiddetta tutela reale) viene esteso anche ai licenziamenti economici senza giusta causa.

Non sono troppi tre anni?
Nella nostra proposta la prova dura solo sei mesi. Dopo questi sei mesi, l’interruzione del rapporto di lavoro dà diritto a un indennizzo. Oggi i lavoratori a progetto non hanno diritto ad alcun indennizzo e i contratti a tempo determinato hanno sempre una scadenza, al termine della quale non vi è alcuna compensazione monetaria nel caso in cui il rapporto di lavoro si interrompa. Nel contratto unico, dopo i sei mesi di prova c’è sempre quanto meno un indennizzo monetario. In questo senso, la nostra proposta è decisamente migliorativa.

Ma non c’è già l’apprendistato?
Il contratto unico a tempo indeterminato può essere offerto a tutti, non solo ai lavoratori con meno di 30 anni, per facilitare il reingresso nel mercato di donne dopo il periodo di maternità e di lavoratori più anziani. Non ha limiti di durata. E non prevede riduzioni dei contributi previdenziali, come oggi avviene per l’apprendistato. La nostra proposta non comporta oneri per il contribuente, come invece avviene per l’apprendistato. Quindi è davvero molto diverso.

Il contratto unico è la stessa cosa del Contrat de Premiere Embauche (Cpe) che ha scatenato le proteste nelle piazze francesi?
Niente affatto. Semmai, il contratto unico ha qualche similitudine con il Contrat Nouvelles Embauches (Cne) in vigore in Francia dal 2005, dove ha contribuito a stabilizzare i rapporti di lavoro. A differenza del Cpe, il contratto unico è a tempo indeterminato e non riguarda solo i giovani. Nel caso di licenziamento economico durante il periodo di inserimento, il datore di lavoro è comunque tenuto a fornire una motivazione e a offrire un risarcimento, cosa non prevista nel Cpe (e nello stesso Cne) in cui, nei primi due anni, il licenziamento non richiede alcuna giustificazione e solo un breve periodo di preavviso.