sabato 31 luglio 2010

La gente lo sa


Esistono due Pd. Più precisamente, i 'due' convivono. Quello che sta sulla difensiva e che sembra perennemente incerto e quello che spera nel cambiamento. Quello che si è impigrito in tanti, troppi anni di politique politicienne e quello che ancora vuole scommettere su se stesso e sulle cose da fare. Quello che continua a parlare di sé e quello che vorrebbe ospitare tutto il dibattito della parte progressista del Paese. Quello che si chiede dove è stato, in tutti questi anni, e quello che vorrebbe capire dove stare, nei prossimi.


Dal Ciwati
P.S: anche di questo dibatteremo non appena il sito del PD riminese tornerà attivo.

venerdì 30 luglio 2010

Lavoratori non pagati


Dopo la denuncia alla stampa da parte della Cgil, nei giorni scorsi, sulla situazione di alcune strutture alberghiere che non pagano i dipendenti, oggi dal sindacato è partita una richiesta formale di incontro a tutti i sindaci della costa e alla Provincia. Intanto per alcune strutture si stanno trovando soluzioni.
Le risposte al grido di allarme della Cgil sul lavoro sfruttato o non pagato non si sono fatte attendere. Ultima, ieri, quella del presidente della Camera di commercio Maggioli, che ha sottolineato la necessità di contrastare chi viene in riviera a gestire gli alberghi senza saperlo fare e con mezzi che non si conoscono. Ma per passare dalle parole ai fatti, oggi è partita una richiesta formale di incontro: ai sindaci della costa, alla Provincia e alle categorie. Le società alberghiere in questione in alcuni casi sono passate di mano più volte: ora, capito da chi i dipendenti devono avere lo stipendio, per alcune realtà le trattative per i compensi da parte del sindacato sono partite. Anche nel caso dell'albergo di Riccione in cui un lavoratore senza più alloggio è stato costretto a dormire in spiaggia con la moglie. Intanto le segnalazioni arrivate alla Cgil si stanno moltiplicando, da parte di altri lavoratori, anche di società collegate a quelle già entrate nell'occhio del ciclone: segnalazione che però non sempre si trasforma in vera e propria vertenza. "Nel 90% dei casi - spiega Mauro Rossi, Segretario della Filcams Cgil Rimini - quando si arriva alla messa nero su bianco della denuncia attraverso l'ispettorato del lavoro, il lavoratore fa un passo indietro. E non per paura di non riuscire più a trovare un impiego, ma perchè la vicenda non abbia altri risvolti negativi. C'è paura: il che è inquietante.
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da NewsRimini.it

giovedì 29 luglio 2010

CAVATO "E POI"



Sulla manovra ieri è intervenuto alla camera Bersani.


Al termine del suo discorso:


"Abbiamo il compito, noi opposizioni, di predisporre un progetto per questo Paese e di lanciare un messaggio diverso. "


E così continua:


"Chi ha di più dà di più. E poi bisogna parlare di lavoro, di diritti civili, di quei cinquantamila bambini figli di immigrati che non sono nè immigrati nè italiani. Vogliamo dirgli chi sono?".


Cavato "E poi", cominciamo a ragionare.


Le primarie il 5 o il 12 dicembre


mercoledì 28 luglio 2010

Allora qual è il punto?


Partiamo da una sempre acuta osservazione di Alberto Rossini:

"Alla Fiat va riconosciuto di essere, in questo momento, l'unico grande gruppo che dia fiducia al sistema Italia. Mi piacerebbe anche che tutti i sindacati, e penso in particolare alla Fiom, cogliessero l'occasione per un passaggio storico di cultura politica: accettare la sfida dell'azienda e rilanciare su un altro terreno, opponendo alla richiesta di flessibilità unavalorizzazione del lavoro, anche dal punto di vista economico". Il Fatto quotidiano, domenica 13 giugno 2010, a proposito delle scelte della Fiat a Pomigliano. Chi ha procunciato questa frase? Forse qualcuno che oggi la penserebbe in modo diverso. Dopo che la Fiat oravuole spostare le nuove produzioni in Serbia, penalizzando anche Mirafiori.

A pronunciare la frase di sopra è stato il sindaco di Torino Sergio Chiamparino.

E da qui rilanciamo noi.

Ho l'impressione che un pò da parte di tutti ci sia stato davvero il gioco delle parti. Qualcuno ha pensato veramente che un'azienda come FIAT affidasse la sua strategia di investimenti di medio periodo (si parla di linee di credito per 400 milioni euro, con i chiari di luna che ci sono adesso...) alla percentuale di successo di un referendum sindacale a Pomigliano D'Arco? Qualcuno ha davvero pensato che un 10% in più o in meno per il sì o per il no avrebbe fatto spostare l'indirizzo strategico di Fiat-Chrisler (o Chrisler-Fiat come segnala giustamente qualcuno) con conseguente spostamento dell'interna linea produttiva di questo o quel modello?
Ovviamente non può essere così. E infatti non lo è: il referendum di Pomigliano avrebbe avuto un peso solo in una direzione, ovvero se, forti di una percentuale schiacciante a favore dell'azienda, avesse fornito l'alibi per la "pomiglianizzazione" delle fabbriche italiane. Tutto qui. Ma quali e quante vetture sarebbero state prodotte a Mirafiori o in Polonia o in Serbia era già (ovviamente!) scritto. Il bersaglio erano le contrattualizzazioni degli operai italiani che, nella visione dell'azienda, godono di veri e propri "privilegi" rispetto a serbi, polacchi e, udite udite, rispetto anche agli americani. Il tutto senza con questo spostare di una singola auto verso l'Italia i volumi di produzione previsti e la prova (se mai ce ne fosse bisogno) sta nel repentino annuncio dello spin-off di Fiat-Auto.

Allora qual è il punto?

Il punto è che mentre Obama in persona ha gestito le crisi di General Motors e Chrysler così come ha fatto il governo serbo entrando addirittura in società con Fiat (e quindi con essa tratta sempre in prima persona, ad esempio con 10000 euro in sconti fiscali per ogni operaio assunto...), il governo italiano non ha nulla da mettere sul piatto della bilancia in una trattativa con Fiat. Così, per dire, non ha nemmeno un Ministro per le Attività Produttive (e quindi manda Sacconi...). Quando si dice che nella più terribile crisi (crisi strutturale, ricordiamolo, non congiunturale) il governo Berlusconi non ha mai sviluppato uno straccio di politica industriale si parla di questo! E non hanno idea di cosa fare. Non giriamoci tanto intorno e facciamo un esempio.
Se un imprenditore italiano avesse, diciamo, 100000 euro da investire, andrebbe a investirli, oggi come oggi, in Grecia? Sicuramente no.
E se un imprenditore tedesco, francese o inglese avesse gli stessi 100000 euro da investire, verrebbe in Italia? Figuriamoci. Piuttosto va in Serbia. E l'attrativa del costo del lavoro sarebbe solo uno degli aspetti (ricordiamo, ad esempio, che lo stabilimento di Volkswagen a più alto volume produttivo è proprio in Germania, a Wolfsburg, dove gli stipendi sono circa del 20% addirittura più alti che in Italia), a fare la differenza sarebbe la scarsa, scarsissima, affidabilità istituzionale che questo governo offre.
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P.S. E di Cisl e Uil cosa vogliamo dire: quelli che avevano definito "storico" l'accordo di Pomigliano d'Arco...
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P.S. 2: anche di questo dibatteremo non appena il sito del PD riminese tornerà attivo.

martedì 27 luglio 2010

A lezione di realta'


Raramente mi sono emozionato leggendo le pagine di un quotidiano. Domenica è successo leggendo il pezzo di Concita De Gregorio che segue. Ed è successo perchè ci vedo molto di quello che anima molti del nuovo corso del PD riminese: oltre tutto credo che a Rimini siamo anche un passo avanti. Infatti se è vero che i movimenti messi in campo da Vendola, Civati, De Magistris e chi più ne ha più ne metta, aggregano e lavorano su iscritti ed elettori di PD, Sel, IDV (e anche grillini) senza però essere parte attiva negli organi decisionali dei partiti (o magari ci sono ma ne sono marginalizzati, sono minoranze messe all'angolo) qui le nuove segreterie stanno mettendo in mano a "forze fresche" pezzi importanti di PD. Dal ruolo della rete a quello dei circoli, da un nutrito gruppo di giovani fino alle prime primarie della storia riminese (e per di più con candidati "di qualità "), il nuovo corso del PD sta partendo non senza una certa sintonia con le righe scritte da Concita De Gregorio qui sotto.


Dice Nichi Vendola, in procinto di partire per Bertinoro dove stasera - alla scuola «Democratica» - parlerà di religione, che «nella grande area del Pd» sente «una forte onda emotiva». Vendola parla così, è anche per questo che piace molto a chi ha meno di trent'anni e poco o pochissimo a chi ne ha parecchi di più. Non è solo un fatto anagrafico, naturalmente. Scarta sempre di lato, o avanti: va su un altro piano. Gli domandi cosa pensi della reazione dei leader del centro sinistra alla sua candidatura alla guida della coalizione - la gamma va da dispetto a ostilità passando per prudenza - e risponde che sente una forte onda emotiva. Non si riferisce ai vertici, evidentemente. Parla delle persone che incontra. Dice che c'è «molta passione» fra i ragazzi. Gli domandi se non sia stata prematura, la sua candidatura, visto che le primarie non sono proprio alle porte e considerato che il risultato ottenuto è stato per ora di farsi attaccare da destra e da sinistra e risponde che «la forza del centrodestra sta nella debolezza del centrosinistra». E' lì che c'è da fare, a saldare i pezzi della sinistra. D'altra parte «i massacri mediatici organizzati scientificamente dal centrodestra, che mette in campo pool di persone e di giornali che attraverso collaborazionisti sul territorio - fabbricanti di falsi dossier, li sappiamo all'opera - cercano di demolirti, sono momenti di crescita». Momenti di crescita, li definisce: rafforzano.
Esiste un caso-Vendola, a sinistra. Tutti ne parlano. Di Pietro gli ha dato lo stop, certamente pensando alla possibile erosione del suo bacino elettorale e probabilmente alla sua stessa più che probabile candidatura. Con D'Alema è un dialogo per così dire difficile da antica data, le vicende delle primarie pugliesi non hanno aiutato. Bersani è il segretario in carica e si capisce che si irriti se qualcuno si alza e dice: corro anch'io. Del resto non c'è neppure la pista, al momento, e i problemi del paese effettivamente sono altri. Basta sfogliare le cronache. Veltroni lo ha invitato a Bertinoro e allora ecco che subito riparte la ridda dei sospetti: nuove alleanze, nuove strategie per rimescolare le carte a sinistra? Pippo Civati, in campeggio coi giovani democratici in Emilia, lo ha elogiato dopo un incontro alle Fabbriche e ora parla di «generosità in politica»: è stato iscritto d'ufficio tra i neovendoliani. Le cose non stanno così, le cose - fuori dai palazzi romani - non stanno mai come le racconta chi è schiavo dell'antica logica del nemico interno: la logica per la quale è sempre più urgente annientare il presunto rivale domestico anzichè mettere insieme le forze per sconfiggere chi occupa disastrosamente l'altra metà campo. Anche i giornali, con le semplificazioni derbistiche, non aiutano - lamenta Civati. Proviamo a vedere cosa sta succedendo in questi giorni. Alcune centinaia di giovani appassionati di politica anzichè andare in vacanza hanno deciso di spendere qualche soldo e molto tempo a pensare il futuro. Succede nel Pd. C'è la scuola di Democratica a Bertinoro, di cui Veltroni va fiero, dove centinaia di ragazzi (non tutti Pd, ce ne sono di Sinistra e Libertà, dell'Idv, cattolici e radicali) parlano in queste ore di diritti e religioni.
«I ragazzi si appassionano ai grandi temi del presente, più difficilmente alle correnti di partito. Chiedono unità e visione. Hanno la passione che serve per dare nuove risposte. L'investimento da fare è questo», diceva Veltroni alla vigilia del seminario. Pippo Civati, in campeggio a pochi chilometri da lì con altre centinaia di giovani: «Detesto le logiche di quelli che a tavolino traggono conclusioni tipo ‘due scuole vicine dunque rivali', non c'è nessuna conflittualità, ce ne dovrebbero essere cento in tutta Italia di iniziative così e decine ce ne sono: in Lombardia, in Sardegna, al Sud. Detesto quelli che se dico che Vendola ci offre una grande occasione di confronto mi additano come il traditore: non abbiamo bisogno di duelli ma di condivisione, la felicità non esiste se non è condivisa, anche la politica funziona così. Il nostro motto qui al campeggio è: alla pari. Non chiediamo la provenienza di nessuno, chiediamo ai ragazzi di mettersi a disposizione. Solo con la generosità potremo sonfiggere il berlusconismo: solo offrendo la proposta di un modello positivo, diverso dalle battaglie di potere, un modello in cui le persone sappiano e vogliano collaborare. Questo chiedono i giovani che vedete qui». Questo dicono anche i venti-trentenni di diverse provenienze che Francesca Fornario ha chiamato a collaborare in un gruppo di lavoro sui temi concreti: la bioetica, i diritti, il lavoro, lo sviluppo sostenibile, le energie, lo studio. Ne abbiamo sentiti alcuni, trovate le loro parole in queste pagine: militano nel Pd e nell'Idv, nel movimento Cinque stelle e in Sinistra e libertà. Si trovano a fare volantinaggio insieme. Lavorano ad iniziative comuni. Non hanno nessun interesse alla battaglia per la leadership per le primarie: certamente non adesso. «Continuare a combattere tra di noi è l'unico modo sicuro per far restare Berlusconi al potere a vita», dice uno di loro. Troppo semplice? Ingenuo? Pensateci. Mettetevi nei panni degli elettori, anche, non è difficile, ciascuno di noi lo è.
La «bella politica», abbiamo sentito nelle scuole e nei campeggi in questi giorni, è quella che sarà capace di fare "Punto e a capo" con le cricche, le P2 e le P3 - giusto ieri il Pd ha chiesto una commissione d'inchiesta, questo giornale vi parla di P2 da mesi, direi da sempre. E' quella capace di voltare pagina e di superare le logiche di condominio di chi per far dispetto al vicino demolisce le scale di casa. Luigi De Magistris, Idv, sta preparando con Vendola un'iniziativa nel Nord Italia che, dice il governatore pugliese, ha bisogno di «essere scaldato». Sono stati insieme a Roma, all'Eliseo, poi a Napoli alla città della Scienza. «Era dai tempi del primo Bassolino che non vedevo una folla così, ma questa di precari, lavoratori, studenti, non solo intellettuali e buona borghesia, non solo quadri di partito». Anche lui neo-vendoliano, in rotta con Di Pietro? «Ma per favore, smettiamola. Smettetela anche voi giornalisti. Va bene, forse la candidatura di Vendola è stata prematura. Forse ha avuto fretta e non ce n'era. Ma proviamo a metterla così: guardiamo ai contenuti, pensiamo alla squadra. La gente ci chiede unità. L'altro ieri ero a un dibattito con esponenti della Fiom, con Marino, con Ferrero. La sala era colma. Mi hanno invitato alla festa dell'Unità di Pesaro, sto partendo. E' una fase delicata: parliamoci, io parlo ogni giorno col Pd, con Sel, con tutti quelli disposti a lavorare ad un progetto. Non facciamo gli stessi errori di sempre, gli elettori questa volta non ce lo perdonerebbero. Proponiamo nei fatti un modo di fare politica diverso».
Apro il blog di Civati: «Ho chiesto e ripetuto - anche a Bari, Vendola presente - di evitare questo clima da spareggio, che non è utile a nessuno. La candidatura di Vendola fa bene al centrosinistra. Non ho mai escluso che possano essercene altre, però. Né che la ricerca del candidato si esaurisca ora. Mi auguro che il confronto avvenga sull'idea di "Paese" e non sull'idea di "cordata". E che non ci siano "reazioni" da parte di nessuno, ma "azioni" da parte di tutti». Apro quello di Vendola, parla di Fiat: «Siamo di fronte a scelte che mettono in discussione la credibilità del piano industriale della Fiat e del suo management. Tutto questo mentre siamo di fronte alla vera emergenza nazionale dell'Italia: la perdita ogni giorno di migliaia di posti di lavoro, il quotidiano passaggio di migliaia di famiglie da una vita dignitosa alla povertà».
Da L'Unità del 26 luglio
P.S: anche di questo dibatteremo non appena il sito del PD riminese tornerà attivo.

lunedì 26 luglio 2010

Vendola: no a larghe intese, pronto a candidarmi


No all'ipotesi di larghe intese, meglio tornare alle urne per «liquidare» la stagione del berlusconismo. E se il centrosinistra avesse intenzione invece di continuare con «vecchie liturgie», Nichi Vendola è pronto a «sparigliare i giochi», rilanciando le primarie alle quali è pronto a candidarsi.


Intervistato da SkyTg24, il governatore della Puglia e leader di Sinistra Ecologia e Libertà che proprio in questi giorni ha riunito le sue 'Fabbrichè per costruire l'alternativa, è netto_ «Non c'è la possibilità di un governo tecnico o di larghe intese. È finita una stagione politica, dobbiamo chiudere questa esperienza, liquidare il berlusconimso e tornare alle urne». E sull'intervista di Tremonti che oggi riafferma la forza del governo in carica, Vendola è tranchant: «Parla di un'Italia che non c'è. L'Italia è sfinita e sfibrata, celebra nella mestizia i suoi 150 anni».


Ma il leader di Sel ne ha anche per il centrosinistra, che «ha paura ad esprimere fino in fondo le proprie ragioni, quelle di chi dovrebbe mettere in campo un'alternativa forte a questa esibizione impudica oscena di potere verminoso, che oggi vede la riesplosione della questione morale, una processione di camorristi, massoni deviati e faccendieri che accerchia palazzo Chigi: e poi l'esplosione della questione sociale, in un Paese che si avvita su se stesso, che si sta spegnendo: bisogna reagire a questo». In questo quadro, Vendola annuncia: «Mi candido a ricostruire il cantiere dell'alternativa, a sparigliare i giochi del centrosinistra se questo si presenta con vecchie liturgie e senza un discorso capace di interpretare la crisi, e senza interpretare il desiderio di cambiamento, impossible senza l'uscita dall'ergastolo della precarietà per un'intera giovane generazione». Dunque pronto a scendere in campo alle primarie se il Pd accetterà di convocarle: «Le primarie non sono una minaccia per il Pd o per il centrosinistra, ma per la cattiva politica. Sono un'espressione parziale ma fondamentale di buona politica, la riappropriazione da parte del popolo di scelte fondamentali che riguardano una politica che deve rompere gli steccati e non avere paura della cittadinanza, delle persone in carne e ossa».

Da L'Unità del 18 luglio
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domenica 25 luglio 2010

25 luglio 1943 - 25 luglio 2010


Non vogliamo certo azzardare alcun parallilismo tra allora e oggi, tutto sommato per fortuna (al massimo le contestazioni sono a carattere calcistico...), ma qualche analogia non sfuggirà neanche all'osservatore più disincantato.

Il periodo che intercorre tra il 25 luglio e l’8 settembre 1943, ricordato nella storia politica nazionale come il governo dei “quarantacinque giorni” di Badoglio, risulta anche alla più rapida analisi fondamentale per comprendere gli sviluppi successivi della situazione sociale e politica nonché l’evolversi degli avvenimenti bellici che interessarono il nostro paese nella seconda guerra mondiale. All’indomani del crollo del fascismo, infatti, escono dalla clandestinità quei partiti politici soppressi uno dopo l’altro dalla legge di PS del 6 novembre 1926, sui quali si fonderanno la lotta politica e, dopo l’annuncio dell’armistizio, l’organizzazione dei Comitati di Liberazione nazionale e la Resistenza.Le ripetute sconfitte dell’esercito italiano avevano minato il già fragile fronte interno, mettendo in luce il divario profondissimo fra il regime fascista, che aveva promesso con enfasi una grandezza imperiale e militare che nei fatti si era rivelata un bluff, e le masse popolari, colpite sempre più duramente nel loro tenore di vita da restrizioni di ogni genere, ormai consapevoli della catastrofe che andava delineandosi sotto i primi bombardamenti alleati alle città del triangolo industriale. Un segno di vibrante protesta contro il regime fascista, furono gli scioperi avvenuti nel marzo del 1943 nella fabbriche dell’Italia settentrionale. Dopo l’incontro di Feltre (19 luglio 1943) tra Hitler e Mussolini, la crisi del regime si profilava sempre più come inevitabile: il re Vittorio Emanuele III, che intendeva sganciarsi dalle sorti del vacillante regime su una base politico sociale conservatrice, maturò il proposito di uccidere Mussolini e anche all’interno dei vertici del regime fascista la situazione stava degenerando, al punto che il 24 luglio nella seduta del Gran Consiglio del fascismo, Dino Grandi assunse l’iniziativa di mettere in minoranza Mussolini, proponendo un programma che convergeva sostanzialmente con quello della monarchia. L’ordine del giorno presentato da Grandi, venne approvato a maggioranza (19 si, 7 no e una astensione; fra i si anche quello di Ciano, il genero di Mussolini) impose la riassunzione immediata da parte del re delle prerogative costituzionali e del comando delle forze armate.Il 25 luglio 1943, il re messo di fronte alla crisi del regime destituisce Mussolini e lo fa arrestare, mentre il maresciallo Pietro Badoglio viene nominato capo del governo. Il 26 luglio Badoglio forma un nuovo governo (appoggiato dalla monarchia, dalla chiesa e dall’esercito) composto da tecnici e alti funzionari della burocrazia, il quale procedette immediatamente a smantellare gli apparati della dittatura fascista e alla repressione di ogni manifestazione popolare antifascista (il bilancio finale fu di 83 morti e 516 feriti). La caduta del regime faceva pendere sull’Italia la spada di Damocle rappresentata dalla reazione tedesca. Hitler che diffidava della monarchia e di Badoglio - nonostante questi si fosse affrettato a dichiarare che l’Italia rimaneva fedele alle sue alleanze - già andava maturando il proposito di assumere il controllo militare della nostra penisola. Il disegno governativo monarchico-badogliano ambiva a realizzare un ritorno alla situazione pre-fascista, in modo da evitare una nuova costituente, lasciando intatte le strutture conservatrici in campo economico e sociale, impedendo così che la caduta del fascismo mettesse in discussione l’ordinamento monarchico; ma per realizzare tutto questo occorreva innanzitutto sganciare l’Italia dalla Germania, inserendo il paese nella lotta delle potenze antinaziste (il programma del governo Badoglio venne appoggiato con vigore da Churchill, preoccupato di evitare che in Italia si aprisse un processo anti-monarchico, politicamente e socialmente radicale). Nel frattempo i partiti antifascisti (PCI, PSI, PdA) che erano rimasti di fatto estranei al colpo di Stato del 25 luglio, riuniti in un comitato nazionale, premevano per la costituzione di un governo di unità nazionale e per la rottura immediata con la Germania. Le tendenze antimonarchiche insite all’interno del comitato, sfociarono in breve in un’opposizione al governo Badoglio, dal quale si dissociarono ufficialmente con un ordine del giorno approvato il 13 agosto. Mentre l’esercito tedesco si apprestava a mettere in atto l’operazione Valkiria al fine di assumere il controllo militare dell’Italia, Badoglio avviava a Lisbona (3 agosto) delle trattative segrete con gli alleati, i quali chiesero la resa incondizionata e, per esercitare una pressione maggiore, intensificarono i bombardamenti aerei sulle città italiane. L’armistizio venne agli atti firmato a Cassibile in Sicilia, il 3 settembre 1943, ma la notizia fu resa pubblica solamente alle 19.45 dell’ 8 settembre 1943, attraverso un comunicato radiofonico. La notizia colse completamente impreparati i capi militari e le truppe, lasciati colpevolmente da Badoglio senza istruzioni operative. Il 9 settembre Badoglio e il re fuggono da Roma, dirigendosi dapprima a Pescara e successivamente, via mare, verso Brindisi nella zona occupata dagli Alleati. I giorni successivi segnarono il crollo dell’intera organizzazione dell’esercito italiano. I tedeschi, nel quadro dell’operazione Alarico, catturarono e disarmarono in breve 600.000 soldati italiani (in maggioranza inviati nei campi d’internamento in Germania), dilagando su tutto il territorio italiano non occupato dagli alleati. Per quanto riguarda la sorte delle truppe italiane stanziate all’estero, essa fu tragica: la gran parte vennero fatte prigioniere dai tedeschi e quei pochi presidi che resistettero eroicamente (Corfù e Cefalonia) vennero barbaramente sterminati.Il governo Badoglio dei “quarantacinque giorni” aveva così portato l’Italia fuori dall’alleanza tedesca, ma in modo così inefficiente da determinare una tragedia per la sorte della popolazione civile, ormai vittima del brutale regime di occupazione tedesca.

P.S. Tutto ciò lo rilanceremo, dibattendone, sul sito del PD riminese non appena sarà di nuovo attivo.

sabato 24 luglio 2010

La sfida a Milano si chiama "10-10-10"


E la Moratti: "Berlusconi punterà su di me". Il gruppo 'Andiamo oltre' fissa la data per la conta. Il sindaco: "Il premier vuole la mia candidatura"
di STEFANO ROSSI

La sfida è lanciata e si chiama 10-10-10, ovvero primarie del Partito democratico il 10 ottobre del 2010, in tempo per una reale competizione all’interno del centrosinistra prima della contesa con il vero avversario, Letizia Moratti, che ieri ha dichiarato sicura: «Sarò io il candidato sindaco del Pdl. Ne ho già parlato con Berlusconi». Motivo in più, per il Pd, per darsi una mossa. La sfida è interna al partito e a giocarla è “Andiamo oltre”, il rassemblement dei partigiani delle primarie che si riconosce in Giuseppe Civati e Carlo Monguzzi e tenta di riconsegnare alla base la selezione del candidato sindaco. «Ma più ancora del candidato conta la squadra — dicono Monguzzi e Civati — su ogni tema, dalla casa al lavoro, ci vuole qualcuno che sappia parlare ai milanesi. A tutti: i moderati, i cattolici, gli spaventati che chiedono sicurezza, quelli con lavoro e futuro precari».Il luogo designato da “Andiamo oltre” per dare il via all’operazione 10-10-10 è il circolo Gino Giugni di via Astesani, già storica sezione del Pci. Una tettoia, un gazebo, un centinaio di persone sulle seggiole di ferro blu e la pasta fredda cucinata da Monguzzi. «I nomi dovranno uscire a settembre e saranno più d’uno — prevede l’ex verde passato lo scorso ottobre al Pd — La gente non accetterà una soluzione diversa da primarie vere. E vanno fatte presto proprio per scongiurare che servano a ratificare una decisione presa altrove». A norma di statuto, l’assemblea provinciale del Pd può esprimere due proposte, una di maggioranza e una di minoranza, sorretta almeno dal 35 per cento dei voti.Monguzzi e Civati, loro, si sfilano: «Facciamo da levatrici». L’uomo di questa area sarebbe piuttosto Davide Corritore. Se mai trovasse un Nichi Vendola lombardo, per sé Civati ha un altro progetto: pensare al partito nazionale. La dirigenza del Pd finora si è mossa con circospezione. La candidatura di Giuliano Pisapia da parte della sinistra radicale non scalda: «Non garantisce l’ampiezza necessaria al progetto per Milano», obietta Roberto Cornelli, segretario metropolitano del Pd. «Ma — concede — consolida i consensi a sinistra e può essere utile nel quadro complessivo». Nel bussolotto del centrosinistra girano, uscendo a turno, i soliti nomi. E' toccato, complice un quotidiano, a Enrico Letta. Idea, conferma Cornelli, accarezzata mesi fa ma da tempo troncata dallo stesso Letta, che ha puntualizzato: «Non sono disponibile, tanto più non essendo milanese». Alle sollecitazioni di “Andiamo oltre”, Cornelli replica: «Difficile che le primarie si facciano il 10 ottobre, è più probabile il 26 (che è un martedì! ...tanto per dire quanto spaventano le primarie... n.d.r.). Comunque, entro ottobre le faremo. Il partito non è spaccato, è lo specchio di una società frammentata. Costruire un progetto comune è impegnativo». A giorni dovrebbe essere resa nota una candidatura nata nella società civile. «Bene così — approva il segretario — il dialogo con la città per il Pd è essenziale».

Da Repubblica del 13 luglio

P.S: anche di questo dibatteremo sul sito del PD riminese non appena tornerà a essere attivo.

venerdì 23 luglio 2010

Montebelluna-Rimini sola andata


Serata straordinariamente partecipata mercoledì scorso con Laura Puppato allo spazio della Giovanile democratica della festa Democratica Rimini.

Dalla sicurezza (non si insegue la Lega sul suo terreno: le ronde sono degenerazioni inutili e pericolose), al consenso (condivisione e conoscenza reciproca), dagli immigrati (anche con il 12% di immigrazione come nella provincia di Treviso), al rapporto con il Partito (a lei, le primarie per la Presidenza della regione Veneto, non le hanno fatte fare, absit injuria verbis):





Laura ha scaldato i cuori. La gente, (tanta, davvero tanta) alla fine, la ringraziava.

P.S. Nella provincia più leghista (e ricca) d'Italia (quella di Treviso), per chi non lo sapesse, nel Consiglio comunale di Montebelluna (di cui Laura è sindaco) non siede alcun leghista.

P.S. Tutto ciò lo rilanceremo, dibattendone, sul sito del PD riminese non appena sarà di nuovo attivo.

giovedì 22 luglio 2010

Le primarie bolognesi nei fatti


Morandi vuole Cevenini sindaco: "Se il Pd vuole vincere, deve candidarlo".

Alla presentazione della maratona Run tune up i due sedevano accanto.

Il cantante di Monghidoro: "A un uomo che ha tutte quelle preferenze credo che bisogna dare una chance"
Se mai ne avesse bisogno, il votatissimo alle primarie Pd Maurizio Cevenini ottiene il sostegno di Gianni Morandi: "Se vogliono vincere, devono mettere Cevenini", ha detto il cantante e conduttore di Monghidoro alla presentazione della nona edizione della Run Tune Up, in programma il prossimo 5 settembre. Alla conferenza stampa, Morandi sedeva proprio accanto a Cevenini. ''La mia speranza era quella di convincerlo a correre non solo per la carica disindaco ma anche per la 'Run tune up'..''. Poi, con i giornalisti ha continuato: ''Credo che correrà certamente. A un uomo che ha tutte quelle preferenze (quasi 20mila, ndr) credo che bisogna dare una chance. Secondo meè maturo per essere il sindaco di Bologna''.

mercoledì 21 luglio 2010

Un milione e quattrocentomila firme


Per l'acqua pubblica. Credo si tratti di un record che fa ben sperare e che ci dice che il nostro Paese non è ancora del tutto perduto.

Me lo auguravo tre mesi fa e sono felicissimo ora di poter dire che i circoli del Pd, in quasi tutta Italia, hanno partecipato alla raccolta delle firme per i tre referendum. A proposito, qualcuno ha poi ricevuto la proposta di legge di iniziativa popolare che il Pd nazionale stava per presentare qualche settimana fa?

Fin qui è tratto dal Ciwati.

Da qui rilanciamo noi. Anche in direzione comunale ci siamo permessi di portarlo come esempio: l'acqua, almeno a Rimini, deve essere pubblica. Non ci sono nè se nè ma, non c'è nessun "segnale" da cogliere da vertici nazionali o regionali (ad esempio, mi ricordo un imbarazzato tentennare alla presenza del segretario regionale, in nome della non-posizione ufficiale, visto che il PD è semplicemente contrario al referendum) e, sempre per ripetere quanto già sostenuto in direzione, poco deve importare se Hera ha o non ha i soldi per acquistarla.
Tanto per dire di chi l'acqua l'ha già privatizzata, qui c'è un esempio.
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Secondo voi, i nostri elettori voteranno al referendum o, per ortodossia, lo diserteranno?
E voteranno pro o contro l'acqua pubblica?

P.S. Tutto ciò lo rilanceremo, dibattendone, sul sito del PD riminese non appena sarà di nuovo attivo.

martedì 20 luglio 2010

È morta Eleonora Moro


L'unica che cercò davvero di salvare la vita a suo marito. Lui le scrisse lettere dolorose e bellissime
da Il Post 19 luglio 2010

L’altroieri è morta Eleonora Chiavarelli Moro: si è saputo ieri sera. Aveva 94 anni, era stata la moglie di Aldo Moro, protagonista privata di tutta la vita del politico democristiano fino al suo assassinio da parte delle Brigate Rosse il 9 maggio 1978, e protagonista pubblica dei quasi due mesi del suo sequestro con i suoi disperati tentativi di ottenere aiuto per salvare la vita di suo marito. Rifiutò di partecipare ai funerali di satato per il marito. E con le emozionanti lettere che Aldo Moro le scrisse in quei giorni. La Stampa oggi ripubblica un’intervista a Eleonora Moro di due anni fa, qui ripubblichiamo alcune lettere scritte da Aldo Moro sotto sequestro.

Mia carissima Noretta,Desidero farti giungere nel giorno di Pasqua, a te ed a tutti, gli auguri più fervidi ed affettuosi con tanta tenerezza per la famiglia ed il piccolo in particolare. Ricordami ad Anna che avrei dovuto vedere oggi. Prego Agnese di farti compagnia la notte. Io discretamente, bene alimentato ed assistito con premura.Vi benedico, invio tante cose care a tutti e un forte abbraccio. Aldo

Mia Carissima Noretta,vorrei dirti tante cose, ma mi fermerò alle essenziali. Io sono qui in discreta salute, beneficiando di un’assistenza umana ed anche molto premurosa. Il cibo è abbondante e sano (mangio ora un po’ più di farinacei); non mancano mucchietti di appropriate medicine. Puoi comprendere come mi manchiate tutti e come passi ore ed ore ad immaginarvi, a ritrovarvi, ad accarezzarvi. Spero che anche voi mi ricordiate, ma senza farne un dramma. E’ la prima volta dopo trentatré anni che passiamo Pasqua disuniti e giorni dopo il trentatreesimo di matrimonio sarà senza incontro tra noi. Ricordo la chiesetta di Montemarciano ed il semplice ricevimento con gli amici contadini. Ma quando si rompe così il ritmo delle cose, esse, nella loro semplicità, risplendono come oro nel mondo. Per quanto mi riguarda, non ho previsioni né progetti, ma fido in Dio che, in vicende sempre tanto difficili, non mi ha mai abbandonato. Intuisco che altri siano nel dolore. Intuisco, ma non voglio spingermi oltre sulla via della disperazione. Riconoscenza e affetto sono per tutti coloro che mi hanno amato e mi amano, al di là di ogni mio merito, che al più consiste nella mia capacità di riamare. Non so in che forma possa avvenire ma ricordami alla Nonna. Cosa capirà della mia assenza? Cose tenerissime a tutti i figli, a Fida col marito, ad Anna col marito ed il piccolino in seno, ad Agnese, a Giovanni, ad Emma. Ad Agnese vorrei chiedere di farti compagnia la sera, stando al mio posto nel letto e controllando sempre che il gas sia spento. A Giovanni, che carezzo tanto, vorrei chiedessi dolcemente che provi a fare un esame per amor mio. Ogni tenerezza al piccolo di cui vorrei raccogliessi le voci e qualche foto. Per l’Università prega Saverio Fortuna di portare il mio saluto affettuoso agli studenti ed il mio rammarico di non poter andare oltre nel corso.Ricordami tanto a fratelli e cognati ed a tutti gli amati collaboratori. A Rana in particolare vorrei chiedere di mantenere qualche contatto col Collegio e di ricordarmi a tutti.Mi dispiace di non poter dire di tutti, ma li ho tutti nel cuore. Se puoi, nella mia rubrichetta verde, c’è il numero di M.L. Familiari, mia allieva. Ti prego di telefonarle di sera per un saluto a lei e agli amici Mimmo, Matteo, Manfredi e Giovanna, che mi accompagnano a Messa.Ed ora alcune cose pratiche. Ho lasciato lo stipendio al solito posto. C’è da ritirare una camicia in lavanderia. Data la gravidanza ed il misero stipendio del marito, aiuta un po’ Anna. Puoi prelevare per questa necessità da qualche assegno firmato e non riscosso che Rana potrà aiutarti a realizzare. Spero che, mancando io, Anna ti porti i fiori di giunchiglie per il giorno delle nozze. Sempre tramite Rana, bisognerebbe cercare di raccogliere 5 borse che erano in macchina. Niente di politico, ma tutte le attività correnti, rimaste a giacere nel corso della crisi. C’erano anche vari indumenti da viaggio.Ora credo di averti stancato e ti chiedo scusa. Non so se e come riuscirò a sapere di voi. Il meglio è che per risponderne brevemente usi giornali. Spero che l’ottimo Giacovazzo si sia inteso con Giunchi.Ricordatemi nella vostra preghiera così come io faccio.Vi abbraccio tutti con tanto tanto affetto ed i migliori auguri. VostroAldo.
P.S. Accelera la vendita dell’appartamentino di nonna, per provvedere alle necessità della sua malattia.

lunedì 19 luglio 2010

Il Ponte della Resistenza


Con riferimento alla riunione del Consiglio della Circoscrizione mercoledì 14 luglio 2010, desidero, per onore di verità, precisare che il gruppo consigliare del PD nel merito della proposta di nuovo arredamento e migliore illuminazione presentata dall’Associazione “Ponte dei Miracoli” non ha nulla da eccepire se non il controllo che corrisponda alle vigenti norme in merito alla circolazione stradale, rileva che nella formulazione della proposta mai viene fatti riferimento alla esatta denominazione del manufatto che è Ponte della Resistenza e trova in questo comportamento una grande scorrettezza che speriamo non sia voluta, ma, come dice Giulio Andreotti, a pensar male spesso ci si indovina.
La posizione assunta dal gruppo del PD è solo dovuta al fatto che in tutta la documentazione prodotta dalla Associazione non viene mai citato il Ponte della Resistenza bensì, in alcuni passaggi, si dice il cosiddetto Ponte dei Miracoli . Dietro alla richiesta di modificare la dicitura con Ponte della Resistenza la maggioranza di centrodestra si è opposta al che ci siamo rifiutati di partecipare alla votazione facendo venir meno il numero legale.

Della serie: PRONTI A TUTTO E CAPACI A NIENTE, non essendo riusciti a garantire il numero legale pur potendo contare su una maggioranza di 11 consiglieri su 20, cercano di scaricare su altri le loro responsabilità.

Paolo Ciavatta
Capogruppo del PD, Circoscrizione 1.

domenica 18 luglio 2010

Bonanni al posto di Scajola?



«Resterò alla Cisl fino all'ultimo giorno del mio mandato». Così Raffaele Bonanni smentisce l'ipotesi riportata da Italia Oggi secondo cui il segretario generale di via Po è candidato a guidare il ministero dello Sviluppo Economico, ora retto ad interim dal premier Silvio Berlusconi, dopo le dimissioni di Claudio Scajola.


In ogni caso, resta drammaticamente inquietante la plausibilità dell'ipotesi.

sabato 17 luglio 2010

Una road-map verso primarie ed elezioni

Primarie, conclave Pd a Sasso Marconi

di SILVIA BIGNAMI da Repubblica del 16 luglio

Programma, percorso verso le elezioni, alleanze. E' questa l'agenda della riunione fiume (oltre dodici ore) fissata a Cà Vecchia di Sasso Marconi (mentre a Bologna era in corso la riunione tra i segretari provinciali). Quasi un "ritiro" (rigorosamente a porte chiuse) per il Pd, che prova a mettere nero su bianco la road map della corsa verso Palazzo d' Accursio. E deve anche rispondere alla "sveglia" di Gian Mario Anselmi, il docente di Italianistica disponibile a far le primarie, che mercoledì ha presentato le sue proposte e sferzato il Pd: "Le elezioni sono vicine, bisogna partire". Altro che ritardi, dicono ai piani alti di vi a Rivani. Dopo aver frenato la corsa di Anselmi chiedendogli di non candidarsi per non bruciare le tappe, il Pd prova a innescare la discussione in città sui programmi, sollecitata anche dall'ex assessore Duccio Campagnoli (altro "possibile" candidato). L'agenda della riunione è fitta. Si parte alle 9,30 con l'intervento di Fausto Anderlini, curatore del sondaggio pubblicato dall'Espresso che vede Maurizio Cevenini e il commissario Anna Maria Cancellieri in cima alle preferenze dei bolognesi. Il senatore Walter Vitali farà una relazione sui tagli della manovra economica, e il presidente del consiglio provinciale Virginio Merola illustrerà il futuro urbanistico della città: un intervento atteso nel Pd, quest' ultimo, dopo che l'ex assessore di Cofferati è appena tornato in pista con un documento contro la voglia di "briscoloni" e per "primarie a più candidati Pd", mostrando un attivismo che, già sfidato Delbono alle primarie del 2008, lo fa salire nel borsino dei possibili competitor. Nel pomeriggio toccherà ai quattro gruppi tematici, tra cui quello sugli stati generali della cultura da convocare a ottobre, di Matteo Lepore. Il segretario Raffaele Donini, che in settimana ha firmato l'accordo, tirerà le somme in serata, anche se la data delle primarie sarà fissata dalla segreteria regionale entro questo mese. Nel frattempo fa discutere la "sveglia" di Anselmi, che tra le sue proposte ha messo anche il nuovo stadio. Proposta bocciata però subito dal leader di Legacoop Giampiero Calzolari che spiega: "Come abbiamo già detto, per noi non è una priorità".


venerdì 16 luglio 2010

Laicità o intolleranza?


Francia, Assemblea nazionale approva bando del velo integrale.
Il testo, fortemente voluto da Sarkozy, vieta burqa e niqab in tutti gli spazi pubblici. Approvato con 335 voti a favore e un solo contrario. Socialisti, comunisti e verdi non hanno partecipato al voto.


PARIGI - L'Assemblea nazionale francese ha approvato oggi in prima lettura il progetto di legge per mettere al bando il velo integrale islamico 1 su tutto il territorio della Francia. Il testo, fortemente voluto dal presidente Nicolas Sarkozy e osteggiato dalla comunità islamica, è stato approvato dalla schiacciante maggioranza dei deputati, con 335 voti a favore e un solo contrario. I socialisti, comunisti e verdi hanno deciso di non partecipare al voto. La Francia, che conta la più grande comunità musulmana d'Europa (tra i 5 e i 6 milioni di persone), punta a un divieto generale del burqa e del niqab in tutto lo spazio pubblico, incluse strade e piazze. Il Belgio è stato il primo Paese in Europa a varare, lo scorso aprile, una legge che prevede il divieto assoluto 2 di indossare il velo islamico. Nel corso del voto all'Assemblea nazionale, il partito della maggioranza di destra (Ump) e i centristi del Nouveau centre si sono espressi a favore della messa al bando. Mentre oltre ai socialisti (Ps) e ai comunisti (Pcf), non ha partecipato al voto nemmeno il gruppo dei Verdi, che in un primo tempo aveva annunciato di voler votare contro. L'unico esponente del partito comunista ad aver partecipato alle votazioni è stato André Gerin, presidente della Commissione di inchiesta sul velo integrale, che si è espresso a favore della norma. Il Senato francese esaminerà il progetto di legge sulla messa al bando del burqa e del niqab dopo la pausa estiva, il prossimo settembre, e non dovrebbero esserci ostacoli per la sua approvazione finale.Il testo votato oggi, presentato dal ministro della Giustizia, Michele Alliot-Marie, prevede il divieto di indossare il velo integrale in tutti i luoghi pubblici. La normativa prevede una multa di 150 euro e/o l'obbligo di corso di educazione civica per le donne che portino il velo integrale in pubblico, e 30mila euro di multa per gli uomini che obblighino donne a indossare l'indumento. La sanzione può salire a 60.000 euro se le vittime dell'imposizione sono minorenni. Mariti o conviventi che obbligano le loro compagne a indossare il velo saranno inoltre suscettibili di arresto fino a un massimo di un anno e potrebbero essere condannati a pagare un'ammenda di 15mila euro. Non mancano problemi, però, soprattutto dal punto di vista giuridico. Sono in molti a dubitare che questa legge possa superare il vaglio della Consiglio Costituzionale (l'organismo che veglia sulla congruità delle legge con la Costituzione). Del resto, in un parere non vincolante, il Consiglio di Stato (la più alta corte amministrativa del paese) ha espresso forti riserve sul divieto generalizzato, raccomandando di limitarlo solo ad alcuni luoghi pubblici (amministrazione, trasporti, negozi). Non a caso il capogruppo della stessa Ump, Jean-Francois Copé, ha avvertito di voler egli stesso rivolgersi al Consiglio Costituzionale per verificare che la normativa sia conforme alla carta fondamentale francese. L'opposizione socialista critica duramente la legge per la sua incertezza giuridica, e avverte che una bocciatura del Consiglio costituzionale sarebbe un "regalo inestimabile agli integralisti che tutti combattiamo". Molti inoltre ricordano che a portare il velo integrale sono al massimo 2.000 persone su una popolazione francese complessiva di 65 milioni e giudicano la legge "fatica sprecata".

giovedì 15 luglio 2010

Lega-cadrega


Rubaimo le parole a Pippo Civati perchè ci sentiamo di condividere a pieno l'intervento di Bersani sulla Lega e le sue sirene nel PD. E su questo tema e sul "presunto" radicamento della Lega sul territorio, ci avevano già illuminato i ragazzi della Giovanile Democratica Riminese nella loro trasferta a Montichiari il 1°maggio scorso.


Bersani prende le distanze da alcuni strateghi del Pd che invitano a «dialogare» con la Lega. E va giù duro:«La lega ha inventato le ronde e basta, in 15 anni non hanno inventato una cosa, sono solo ideologia. E mentre noi dicevamo che le ideologie eran finite se ne sono costruita una!»

mercoledì 14 luglio 2010

Il PD bolognese ha deciso così


Scende in campo Gian Mario Anselmi, docente di letteratura italiana, membro del Cda dell'istituto Treccani e segretario nazionale dell'Associazione italianisti.

Di fronte alla discesa in campo di Gian Mario Anselmi, primo nome delle primarie, il nuovo PD del neo segretario Raffaele Donini prende il toro per le corna e vara gruppi di lavoro su programma e primarie.
Resta il dubbio tra primarie di coalizione o di partito.

Il primo nome in corsa per la poltrona da sindaco di Bologna proviene dall'università: presenterà infatti domani la candidatura alle primarie del Pd Gian Mario Anselmi, docente di letteratura italiana, membro del Cda dell'istituto Treccani e segretario nazionale dell'Associazione italianisti. Anselmi si è fatto avanti nelle scorse settimane e domani (appuntamento alle 12 al circolo Pd Galvani) presenterà un suo documento, che sarà discusso in un'assemblea aperta giovedì sera. La sua discesa in campo obbliga di fatto il partito all'opzione delle primarie, molto caldeggiata dal neosegretario cittadino Raffaele Donini, mentre più prudente si era dimostrato il leader regionale Stefano Bonaccini. Dopo la rinuncia di Filippo Sassoli de Bianchi, l'altro nome caldo del centrosinistra resta quello di Maurizio Cevenini, consigliere regionale e figura popolarissima in città.

Da La repubblica del 13 luglio.

martedì 13 luglio 2010

No al bavaglio al Parco Ausa


Nell'ambito della Festa del PD che si tiene al parco Ausa,

14 luglio 2010 ore 21:00, spazio dibattiti

I Giovani Democratici presentano:
No al bavaglio!
Legge sulle intercettazioni censura e impunità
Le conseguenze per la convivenza civile e la libertà d’espressione.

Ne parliamo con Piergiorgio Morosini,
Giudice delle indagini preliminari presso il tribunale di Palermo,

titolare di numerosi processi a Cosa Nostra, e
Gerardo Bombonato,
Presidente dell’ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna

lunedì 12 luglio 2010

Zoro a Rimini


MARTEDI’ 13 LUGLIO ore 21
“TOLLERANZA ZORO”
Musiche, Video e riflessioni ironiche di DIEGO BIANCHI in arte ZORO
GRANDE FESTA DEL PARTITO DEMOCRATICO DI RIMINI
Parco Ausa - via Euterpe – Rimini

Arriva dal web, la voce e l’ironia di Zoro che domani sera alle 21 animerà il pubblico del PD di Rimini alla Grande Festa Democratica, al Parco Ausa di Via Euterpe.
Diego Bianchi, in arte ZORO, uno dei blogger più famosi della Rete italiana, ripropone “Tolleranza Zoro”, il suo spazio di approfondimento e commento che ha divertito e fatto riflettere indifferentemente gli utenti di Youtube e i telespettatori di “Parla con me”, il programma di Serena Dandini su Rai3.
Si parlerà di attualità senza censure, degli argomenti della giornata, cercando di dar vita ad un dibattito politico e culturale, attraverso gli interventi dei Giovani e del pubblico presente. Il tutto accompagnato da musiche e video che documentano i passaggi più salienti del PD nazionale con interviste e riflessioni di tanti politici e commentatori.
Parleremo poi della situazione dell’Informazione oggi nel nostro Paese; in modo particolare dell’informazione online, della possibilità di fare la cosiddetta controinformazione, quella libera, soprattutto adesso che il modo di scrivere dei blog ha contaminato anche il giornalismo tradizionale.

I manifesti del Pd sono in arabo


La Lega:"Da festa dell'Unità a festa della Mezzaluna"

In provincia di Modena, nel cuore dell'Emilia rossa, i democratici hanno scelto di promuovere il loro tradizionale appuntamento anche in lingua araba. Il Carroccio: "Cosa faranno i militanti che per anni hanno abbrustolito salsicce di maiale?”. La replica: "Pensate per voi, che confondete i camionisti con i cartelli in dialetto"di STEFANIA PARMEGGIANI
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Il manifesto è in italiano, ma sottotitolato in arabo. Così come il volantino e la brochure con il programma completo. A suo modo è una piccola rivoluzione perchè a rivolgersi agli immigrati di lingua araba non per promuovere un servizio, ma per invitarli a una festa è il Pd di Castelfranco, provincia di Modena. La festa del Pd - che qua chiamano ancora tutti dell'Unità - si terrà a Bosco Albergati, nel cuore dell'Emilia rossa. Per gli organizzatori, vista l'alta percentuale di stranieri che vivono nella zona, utilizzare l'arabo è stato una scelta di buon senso, ma per la Lega nord si tratta solo "di un modo per fare cassa" che rispecchia "una visione miope" del partitone e le sue simpatie per gli arabi. A storcere il naso di fronte ai cartelloni 6x3 è stato il consigliere regionale del Carroccio Andrea Leoni: "Sono rimasto colpito dal vedere che il Pd ha voluto aggiungere l’arabo per promuovere la propria festa. Non è mio costume entrare nel merito delle decisioni di un partito mi limito però a costatare che tale scelta la dice lunga sul tipo di politica multiculturalista del Pd. Una visione miope che evidentemente guarda con interesse agli arabi, anche rispetto ai tanti altri stranieri di diverse nazionalità che vivono in provincia di Modena. Abbiamo sempre sostenuto che il vero strumento per l’integrazione sia la conoscenza della lingua italiana, ma si sa che le ex feste dell’unità portano soldi al partitone e quindi altro che integrazione, l’importante è che si presentino alle casse. Ora che hanno intrapreso questa strada perché non chiamarla direttamente Festa della Mezzaluna. Chissà che cosa faranno ora i vecchi militanti che per anni abbrustolito salsicce di maiale quando non potranno più darle alla nuova clientela?”Davide Baruffi, segretario provinciale del Pd, difende la scelta del suo partito: "Leoni è solo uno che le spara grosse, perché non conosce abbastanza l'Italia e non vive nel 2010. O forse preferisce i bianchi, cristiani e occidentali. Se viaggiasse un po' di più per l'Emilia e per l'Italia, e frequentasse uffici pubblici, musei, ma anche, più semplicemente, supermercati, capirebbe quanto il suo stupore sia fuori tempo". Le scritte in arabo che promuovono la festa Pd sono "semplici informazioni", certamente più utili "di quelle in dialetto sassolese che la giunta vuole piazzare all'ingresso del comprensorio ceramico per rendere più facile la vita ai camionisti bulgari e finlandesi".

domenica 11 luglio 2010

PD-Noi





Pippo Civati segnala come a Verona (con PD Noi) si muovano in una direzione molto simile a quanto abbiamo fatto a Rimini per il nostro percorso congressuale.

sabato 10 luglio 2010

L'anno prossimo a Milano si vota. E anche Rimini



L'anno prossimo a Milano si vota. Il candidato sindaco andrebbe individuato (molto) prima delle elezioni, non dopo. Per creare il movimento di persone che possa sostenere il leader e che possa contribuire a individuarlo attraverso un percorso chiaro e trasparente e una sfida aperta e comprensibile (tutte cose che per ora, qui in Lombardia, non paiono essere molto popolari), ci vediamo tutti, ma proprio tutti, martedì 13 luglio, a partire dalle ore 19, al Circolo Pd di Affori, in via Astesani, a Milano. Siccome la vicenda si sta tingendo di giallo, come sempre, abbiamo pensato di coinvolgere anche Gianni Biondillo: chissà mai che l'ispettore Ferraro non possa aiutarci. Sarà l'occasione per ascoltare tutti i candidati, ufficiali (per ora il solo Pisapia) e ufficiosi. Sarà il momento per vedere che cosa sta succedendo, nel centrosinistra milanese. Perché questo clima da volata ciclistica può anche andar bene, purché poi la volata la si lanci davvero e non ci si ritrovi con le gomme sgonfie al momento dello scatto finale. Martedì 13 luglio le persone che vogliono cambiare Milano si ritroveranno. Perché è importante che si conoscano. Tra di loro. E che si conoscano le loro proposte. Che tutti intendano condividere le proprie idee. Che estendano il proprio messaggio a tutti gli altri. Che si confrontino. Che scelgano insieme che cosa fare. Che diano il senso di una sfida comune. Perché la 'privatizzazione' delle scelte è quello che condanna puntualmente il centrosinistra a perdere. E a Milano e in Lombardia ne sappiamo qualcosa. Da ultimo, per proseguire in una campagna d'estate che vada nella giusta direzione, lanceremo un sondaggio partecipato e aperto al contributo di tutti, per capire quali sono le priorità e le urgenze di Milano, i suoi sogni e i suoi bisogni. Il primo passo è un sondaggio, a cui potete anche rispondere online, perché è ospitato dal sito di Andiamo Oltre, nell'apposita sezione «Dillo ad Ambrogio». Come tutte le nostre iniziative, anche i risultati di questo sondaggio saranno messi a disposizione di tutti i candidati, di tutte le associazioni e di tutti i partiti del centrosinistra. Perché abbiamo ben presente la canzone: «un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia».

Dal Ciwati

venerdì 9 luglio 2010

Intercettazioni: la Giornata del silenzio





Oggi, in segno di solidarietà con lo sciopero dei giornalisti contro il decreto di legge "anti-intercettazioni", il nostro blog non verrà aggiornato.

giovedì 8 luglio 2010

STORIA MAESTRA DI VITA. E DI CRISI FINANZIARIE


di Rony Hamaui 21.06.2010 da www.lavoce,info


Finora la storia è stata una vera maestra di vita. La sequenza degli eventi negli ultimi anni ha infatti seguito diligentemente quella osservata nelle crisi susseguitesi con regolarità impressionante in quindici secoli, sotto ogni regime economico e politico, sotto ogni latitudine e con qualsiasi livello di sviluppo economico. Se è così abbiamo davanti tre possibili scenari. Ricordando anche che tutte le crisi sono state accompagnate da restrizioni ai movimenti di capitale, se non da vere e proprie forme di protezionismo finanziario.

Le turbolenze sui mercati finanziari di questo ultimo mese hanno riacceso le preoccupazioni circa il futuro delle economie mondiali. Quella che sembrava una ripresa avviata, seppure con diversa intensità nei differenti paesi, è oggi di nuovo messa in discussione dall’andamento negativo delle principali borse, da mercati dei cambi nervosi, spread sui titoli di Stato crescenti e preoccupazione sulla liquidità dei mercati monetari. L’incertezza sui futuri scenari cresce, mentre la girandola delle lettere dell’alfabeto (V, U, W, L ecc.) ricompare nel lessico degli economisti.

ATTRAVERSO LA LENTE DELLA STORIA
Finora la storia è stata una vera maestra di vita; la sequenza degli eventi succedutisi negli ultimi anni ha infatti seguito diligentemente quella osservata nelle crisi susseguitesi con una regolarità impressionante negli ultimi quindici secoli sotto ogni regime economico e politico, sotto ogni latitudine e con qualsiasi livello di sviluppo economico. (1)Alla liberalizzazione dei mercati dei capitali e a politiche monetarie espansive è regolarmente seguita una forte crescita del debito bancario, seppure questa volta mascherato dal così detto sistema bancario ombra, composto da migliaia di strutture non regolamentate. (2)Tutto questo ha portato, in un clima di apparente stabilità e crescita, a un boom del settore immobiliare, a un forte aumento dei prezzi delle materie prime e più in generale di tutti gli asset finanziari (la così detta bolla). Quando in qualche settore nel mercato (nel nostro caso i mutui sub prime) ci si è accorti che gli equilibri finanziari erano insostenibili, la crisi è scoppiata e le banche, come sempre, sono state le prime a saltare. La storia “originate to distribute” si è presto rivelata una mitologia, giacché le banche sono rimaste con una grande parte del rischio delle cartolarizzazioni. In rapida successione, le economie sono andate in recessione e i governi, per fortuna, sono intervenuti a salvare le banche, ma soprattutto le economie. E oggi, come è sempre successo, la crisi ha messo a nudo gli squilibri dei conti con l’estero e soprattutto dei conti pubblici, giacché il debito privato è stato nazionalizzato.

I TRE SCENARI
A questo punto cosa ci aspettiamo dalla storia? Tre sono i possibili scenari, che non si escludono del tutto a vicenda, più un corollario. Il primo scenario è quello del default o della ristrutturazione del debito pubblico. probabilmente, è la strada che presto o tardi prenderanno alcuni paesi periferici dell’Europa (Grecia, Portogallo e forse Ungheria), dove il default, non l’uscita dall’euro, probabilmente avrebbe un limitato effetto sistemico e dove la cultura del paese non è mai stata quella della stabilità (si ricordi che dall’indipendenza del 1829, la Grecia ha vissuto il 50 per cento degli anni in uno stato di default). La seconda strada è quella del così detto modello giapponese, dove ripetute correzioni del deficit pubblico permettono di evitare il default, ma non una stagnazione, e una deflazione, prolungata. È probabilmente la strada che verrà imposta dalla Germania, dove la cultura della stabilità è quasi paranoica, al resto dell’Europa: Italia, Francia, Spagna e forse Inghilterra. Infine, il terzo modello è quello della crescita e dell’inflazione, che tante volte è stato utilizzato dai governi per ridurre in maniera più indolore il debito accumulato. Sarà probabilmente la strada seguita dagli Stati Uniti, dove il debito e il deficit sia pubblico che estero sono superiori a quelli europei, ma il mito della crescita è parte integrante della cultura americana.

Infine il corollario. Tutte le crisi sono state accompagnate da restrizioni ai movimenti di capitale, se non da vere e proprie forme di protezionismo finanziario. Anche adesso non sembriamo capaci di sfuggire a questa regolarità. Basti pensare a molta della regolamentazione finanziaria che è stata o sta per essere introdotta, dal divieto alle vendite allo scoperto introdotto dal governo tedesco, che tutte le analisi economiche hanno dimostrato essere controproducente, alle normative che stanno per abbattersi sui fondi hedge e di private equity, che pure hanno giocato un ruolo molto limitato sia nell’innestare la crisi che nel propagarla. (3) Per non parlare poi della nuova normativa che il governo inglese sta preparando in tema di takeover dall’estero. Oppure della rilocalizzazione imposta dal governo francese alle case automobilistiche, dopo gli aiuti di stato. Ma seguite con attenzione anche la vendita della banca polacca Zachodni, imposta alla Allied Irish Bank, dove il governo di Varsavia, che vuole ri-nazionalizzare la banca, ha candidamente dichiarato di non poter offrire più soldi dei numerosi contendenti, ma certamente un iter di approvazione più rapido e certo.

(1) Reinhart, Carmen M. and Rogoff, Kenneth S. (2010), “From Financial Crash to Debt Crisis,” NBER Working Paper.(2) Solo per citare qualche esempio: Structured investment vehicle (Siv), Limited purpose finance corporation (Lpfc), Collateralized loan obligation (Clo), Collateralized bond obligation (Cbo), Collateralized debt obligation (Cdo), Commercial paper (Cp), Medium term note (Mtn), Certificate of Deposit (Cd), Residential mortgage backed security (Rmbs), Commercial mortgage backed securities (Cmbs).(3) Si veda Alessandro Berer e Marco Pagano “Short-selling bans in the crisis: A misguided policy” VOX 6 febbraio 2010

mercoledì 7 luglio 2010

Siamo noi che scriviamo le lettere. Siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere


21 giugno 2010 di mattiacarzaniga

Cara compagna, caro compagno.
No, troppo ideologico.
Cara amica, caro amico.
No, troppo social network.
Cara democratica, caro democratico.
No, troppo partitico.
Cara tesserata, caro tesserato.
No, troppo Terza Internazionale.
Cara elettrice, caro elettore.
No, troppo menagramo.
Cara/o [scegli tu tra] ex ds, ex margherita.
No, troppo the way we were.
Cara nativa, caro nativo.
No, troppo riserva indiana.
Dear fellow citizen.
No, troppo veltroniano.
Cara estinta, caro estinto.
No, troppo realistico.
Cara, caro.
Così.Semplice.Pulito.
Ecco però, lo sapevo.Ho finito la pagina, e sono solo all’intestazione.

martedì 6 luglio 2010

"Dopo il Cinzia-gate non temiamo più nullama ora basta nomi di candidati calati dall' alto"


Viaggio nei circoli del Partito democratico bolognese in pieno toto-sindaco: meglio le primarie, però gli iscritti chiedono conto dei tagli a welfare e cultura

di BEPPE PERSICHELLA (del (30 giugno 2010)

C' È un ritornello che si ascolta tra i militanti del Pd, la base un po' frastornata, chiamata a rimettere in piedi le feste dell' Unità e un partito ancora sotto choc per il Cinzia-gate. E ora a fare i conti con una campagna elettorale iniziata male, con il primo nome bruciato all' altare delle primarie, quello di Lorenzo Sassoli de Bianchi. Basta bussare ai circoli aperti anche in questi pomeriggi d' estate per sentirsi ripetere una semplice domanda: «Che cosa vogliamo fare di ques ta città?». Perché il dopo Delbono ha avuto le sue fasi, «si è passati dalla demoralizzazione alla elaborazione del lutto. Ora c' è l' attesa, che deve essere motivata» avverte Enrico Boccaletti segretario del circolo dell' Arcoveggio.
Tempi, scadenze, obiettivi. Terminata la Festa dell' Unità, infatti, «dobbiamo pensare ad una partecipazione più ampia per individuare il nostro futuro candidato» puntualizza Antonio Monachetti, segretario della Bolognina. C' è infatti un punto che mette tutti d' accordo: bisogna fare le primarie, dubbi non ce ne sono. E vanno fatte così come le ha invocate il segretario provinciale Raffaele Donini. Perché, spiega Francesco Mileno del circolo San Vitale, «i nostri elettori sono stufi di questi giochi di palazzo». Sassoli è un nome di tutto rispetto, è la premessa, «ma ha proposto qualcosa per la città?» chiede Bruno Sedda, segretario del circolo Gramsci. «Dietro i nomi - continua - dobbiamo costruire qualcosa».
Già, ma cosa? «I miei iscritti sono preoccupati d' altro. Chiedono dei tagli al welfare e alla cultura, non il nome del futuro candidato» aggiunge Elvira Mirabella, del Pilastro. Perché in una città commissariata, dove la politica fatica ad emergere, è più difficile dare delle risposte. «Quello che i militanti pretendono è di scegliere al nostro interno le persone più rappresentative. Basta con i nomi caduti dall' alto» incalza Monachetti. In troppi non hanno capito come sia uscito il nome dell' imprenditore della Valsoia «così poco conosciuto tra di noi», osserva Vinicio Zanetti del circolo San Donato.
«C' è stata indifferenza per una candidatura comparsa e ricomparsa nel giro di così poco tempo» ammette. Ha quindi forse ragione Massimo Cacciari quando dice che il Pd bolognese ha voglia di perdere? «Dopo le dimissioni di Delbonoè davvero difficile aver paura di quello che sta accadendo» confida Elvira Mirabella. Insomma, l' ex sindaco di Venezia non convince. Ma di frontea chi la giudica come una provocazione («quanto tempo passa davvero tra i cittadini?») c' è chi ammette che «un nervo scoperto esiste». E allora la soluzione può essere quella più semplice, far entrare in campo nomi conosciuti «come Cevenini» o per lo meno popolari come lui.
«Risparmieremmo tempo e risorse» ragiona Fabio Migliori del circolo Andrea Costa. Archiviata la candidatura di Sassoli e liquidato l' allarme di Cacciari, la base chiede al partito idee e identità. L' estate finirà in fretta - spiegano dai circoli - poi si dovranno scaldare i motori per davvero. Perché l' attesa (e la pazienza) non è eterna, e da qui all' autunno «molti punti dovranno essere chiariti». La festa dell' Unità al Parco Nord sarà il termometro delle aspettative di iscritti e militanti.


(30 giugno 2010)

lunedì 5 luglio 2010

I COMBATTENTI PER LA PACE

MERCOLEDÌ 7 LUGLIO ORE 21
SALA DEGLI ARCHI - P.ZZA CAVOUR / RIMINI

I COMBATTENTI PER LA PACE

Ex soldati israeliani ed ex prigionieri palestinesi insieme per la fine dell'occupazione militare israeliana

Intervengono:

Ashraf Khader, palestinese
Liri Mizrahi, israeliana

Organizzato da La Casa della Pace in collaborazione con Associazione per la Pace

Del Neri e Marotta come Gobbi e Petitti? La svolta del PD riminese nelle parole della nuova Juve


Del Neri e Marotta sembrano quasi citare le parole di Lino Gobbi e Emma Petitti. Il nuovo corso del Pd riminese come la Juve nei progetti della nuova dirigenza: nuovi e vincenti.

La presentazione delle nuove maglie, stamattina, è stata l'occasione per ribadire la volontà di voltare pagina.

VINOVO (To), 2 luglio 2010 – Poche chiacchiere, tanto lavoro e una gran voglia di tornare a vincere. La nuova Juve targata Andrea Agnelli, Beppe Marotta e Gigi Delneri è ancora in via di definizione mentre la stagione è iniziata ufficialmente ieri con il raduno. Oggi la presentazione delle nuove divise da gioco, domani la partenza per il ritiro di Pinzolo. Non c’è tempo da perdere, tra meno di un mese si inizia a fare sul serio. E il direttore generale Beppe Marotta vuole una Juve bella e vincente: "una Juve che finalmente ci piaccia".

MAROTTA OTTIMISTA — “Questa Juve è ancora un cantiere aperto - dice il dg - ma il nostro obiettivo è tornare a vincere subito. Lavoriamo con uno spirito che è vincente, ma sul campo dovremo confrontarci con gli avversari di sempre: Inter, Milan e Roma in primis”.


MERCATO — “La rosa in partenza domani per il ritiro di Pinzolo è ancora numericamente approssimativa, saranno aggregati alla prima squadra molti giovani del settore giovanile. Siamo in un mese delicato per il mercato, la Juve storicamente è sempre stata una squadra che si è concentrata più sugli acquisti che sulle cessioni, sto lavorando per rinforzare la rosa in qualità e valore assoluto”.

RICAMBIO — “Sto lavorando per preparare la squadra in vista dell’Europa League, moltissimi giocatori sono con la valigia in mano. Ho rispetto per tutti, qualcuno andrà via, il ricambio e' una priorità. Ma tutti loro dovranno lavorare sodo con gli altri. Chi viene in ritiro, se accetta di venire, deve dare rispetto e lavorare sul campo”.

RISPETTO E DIALOGO — “Del passato non mi interessa molto, nello spogliatoio so cosa porterò. Le regole vanno rispettate in campo e fuori. Dialogo senza imposizioni, ma decido io. La base di tutto è il rispetto”.
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Nel testo e' riprodotta parte dell'articolo della Gazzetta.it
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P.S. 1 Cosi' come la Juve, anche il PD riminese ha svariati Felipe Melo su cui riflettere.

P.S. 2 Stasera alle 21 alla Sala Marvelli, presso la sede della provincia di Rimini in via Dario Campana, si terra' la prima direzione comunale del "dopo Cristo" riminese (per dirla con Marchionne...).

domenica 4 luglio 2010

Giuliano Urbani presidente della SIPRA?



La concessionaria pubblicitaria della RAI potrebbe essere presto presieduta da uno storico amico e alleato di Berlusconi
I consiglieri di opposizione protestano, Garimberti rinvia le nuove nomine al 7 luglio
da il Post del 2 luglio 2010


La SIPRA è la società concessionaria che gestisce la pubblicità della RAI, su tutti i mezzi e le piattaforme: radio, televisione e internet. Il governo sembra intenzionato a nominare alla presidenza della SIPRA Giuliano Urbani, già co-fondatore di Forza Italia, ministro dei beni culturali durante il secondo governo Berlusconi e autore di una controversa legge sul diritto d’autore e il peer-to-peer. Il consiglio di amministrazione è però spaccato sulla sua nomina, tanto che il presidente della RAI Paolo Garimberti ha rinviato le nuove nomine al 7 luglio. I consiglieri di opposizione Giorgio van Straten e Nino Rizzo Nervo hanno lamentato infatti la scelta di nominare a capo della concessionaria pubblicitaria della RAI un uomo così vicino a Berlusconi, che nel settore pubblicitario e televisivo possiede enormi interessi economici. Tra l’altro, Urbani della RAI è già stato consigliere di amministrazione: e molti si ricordano le intercettazioni del 2007 che lo mostravano chiamare Agostino Saccà – allora presidente di RAI Fiction – per chiedere un trattamento di favore per la società di produzione della sua compagna.
Il pedigree di Urbani non è l’unica obiezione che viene mossa alla sua nomina e in generale al piano del direttore generale Masi sulla SIPRA. Un’altra viene rivolta con molta educazione da Paolo Conti sul Corriere della Sera di oggi.


Secondo lo schema Masi, per la prima volta la Sipra verrebbe guidata da un consiglio di amministrazione interamente composto da personaggi esterni a viale Mazzini (Mauro Miccio, Ugo Zanello e Gianni Galoppi). Non si tratta di un dettaglio secondario. Fino a oggi in quel cda sedevano dirigenti interni Rai proprio per assicurare una ovvia cinghia di trasmissione tra l’azienda di servizio pubblico e la consociata che l’alimenta per la metà (il resto è canone). Se il pacchetto di nomine fosse confermato, la Sipra potrebbe decidere qualsiasi rotta strategica all’insaputa della Rai. Il che è allarmante, per chi paga il canone.


La Sipra è la cassaforte di una Rai chiamata a competere duramente con l’avversaria Publitalia di Mediaset su ogni minima fetta di pubblicità in una stagione di dura crisi nel settore. Sono d’obbligo scelte che sgancino Sipra, nel nome del servizio pubblico, da qualsiasi possibile legame esterno all’azienda per battersi in piena libertà: e nel contempo assicurino solidi collegamenti strategici con la Rai. È vero, Urbani è stato anche consigliere di amministrazione e nessuno può dire che non si sia battuto per rendere la Rai competitiva. Ma la sua identità politica necessariamente lo collega a un ambito ben preciso, quello berlusconiano, e il cda Rai è un organismo collettivo.


Da autentico liberale qual è, Giuliano Urbani sicuramente capirà le sincere ragioni di chi spera che la sua straordinaria esperienza di studioso prestato alla politica possa essere al più presto messa a disposizione di un’altra esperienza. Diversa dalla Sipra.

sabato 3 luglio 2010

I guai di Cappellacci, tradito dai suoi e sotto inchiesta


Gianluca Serra sull'Unità

Bocciatura del Piano Casa Cappellacci e nuovo blitz della Polizia giudiziaria negli uffici della Regione. È il 30 giugno del Governatore della Sardegna, un’altra giornata nera. Che si aggiunge alla serie innescata con l’inchiesta della procura di Roma sui presunti illeciti nel business dell’eolico, per i quali sono indagati, oltre lo stesso Cappellacci, Flavio Carboni, Denis Verdini e politici e dirigenti a loro legati. In gergo pugilistico quello di ieri è un “uno-due” che stenderebbe un toro.
Il primo colpo lo sferra a Cappellacci la sua maggioranza, che boccia clamorosamente, a voto segreto, la versione sarda del Piano Casa, aggiornato e corretto dal Presidente dopo quello approvato nell’autunno scorso.
Il secondo colpo arriva da un accesso agli atti della Procura di Cagliari che prefigurerebbe un nuovo filone di indagine sulle attività della giunta Cappellacci, stavolta riguardante i concorsi per l’assunzione dei dirigenti. Agenti della polizia giudiziaria avrebbero bussato all’assessorato degli Affari Generali per acquisire documenti sul reclutamento di personale e sui concorsi. A contare i secondi a Cappellacci, dopo una serie così micidiale, assieme all’opposizione c’è anche una consistente parte della maggioranza, che ha votato contro il Piano Casa (su 65 presenti, 27 i sì e 37 i no) e che il giorno precedente aveva messo in mora il Presidente. I tanti mal di pancia si condensano nella richiesta di un rimpasto della giunta e di un energico cambio di rotta rispetto a un’agenda politica eterodiretta da Roma.
Come ha dimostrato la vicenda eolico, con il corollario di nomine e atti sollecitati fuori dalla Sardegna e oggi al vaglio degli inquirenti. In più, e di qui la ricaduta sul voto al Piano Casa, a Cappellacci è mossa l’accusa, anche dentro la coalizione che lo sostiene, di prestare eccessiva attenzione a interessi non troppo diffusi. Proprio su questo punto le avvisaglie di un dies nefastus per Cappellacci si potevano leggere il giorno precedente, in concomitanza con il vertice di maggioranza, nel blog del consigliere regionale del Partito Sardo d’Azione Paolo Maninchedda. In un articolo dal titolo “Le norme del cosiddetto piano casa che non posso votare”, segnalava la contrarietà del suo partito a norme che avrebbero consentito deroghe in materia di lottizzazioni e concesso «un premio ai comuni non virtuosi che continuano ad amministrare coi vecchi piani di fabbricazione, un premio ai comuni che hanno consumato il consumabile. Uno schiaffo ai Comuni che pur dotati di Puc si videro bloccate dal Piano Paesaggistico le lottizzazioni. Un premio anche a un altro signore, potentissimo».
Il signore sarebbe Sergio Zuncheddu, editore dell’Unione Sarda, quotidiano schieratissimo contro la passata esperienza di governo regionale del centrosinistra. Le norme bocciate avrebbero consentito di rimuovere il vincolo paesaggistico e riavviare opere di costruzione sulla costa, anche nel caso della lottizzazione di Cala Giunco, dell’editore cagliaritano, che era stata definitivamente cassata dal Consiglio di Stato. NUOVA BOCCIATURAGià un’altra volta Cappellacci fu bocciato dal Consiglio regionale sardo, quando, di fatto, furono sospesi gli effetti di una delibera con cui la giunta sotto le feste di Natale avviava le trattative per l’acquisto di immobili di Zuncheddu da destinare a sede degli uffici della Regione. Il dibattito molto acceso in Consiglio regionale ha messo sul piatto il rischio che le norme sul piano casa potessero appunto riguardare pochi e favorire pochissimi. È il tenore degli interventi dell’opposizione e dell’ex Presidente Soru, che due anni fa si dimise quando parte della sua maggioranza bocciò un emendamento che delegava la giunta a proseguire il lavoro di stesura del Piano Paesaggistico. Non si ha alcuna notizia di reazioni del Presidente Cappellacci alla clamorosa nuova bocciatura.

venerdì 2 luglio 2010

A differenza di


Unlike in the United States, where the press is perceived as a watchdog, in Italy it is perceived as driven by political agendas. News coverage critical of the church is still rare.

(New York Times, del 1-7-2010)

giovedì 1 luglio 2010

Cacciari e il totosindaco di Bologna


"Il Pd ha voglia di perdere"
L'intervista all'ex sindaco di Venezia: "Se c'è un candidato forte e condiviso da tutti, le primarie non si fanno. Cosa c'è da discutere?"

di SILVIA BIGNAMI da Repubblica


«Al Pd di Bologna servirebbe uno sfidante leghista per Palazzo D' Accursio. Uno che si muova alla selvaggia pescando anche tra gli scandali. Così forse i vostri dirigenti si sveglierebbero». L' ex sindaco "filosofo" di Venezia Massimo Cacciari, che per la sua successione ha sostenuto alle primarie Giorgio Orsoni, calca la mano sul Pd bolognese. «Dopo una serie di mostruosi errori, mi sembra abbia solo tanta voglia di perdere».


Non le piace proprio la discussione sulle primarie in atto sotto le Due Torri. «No, perché questi pazzi del Pd continuano a suicidarsi in questo modo. La questione è lapalissiana: se c' è un candidato forte e condiviso da tutti, le primarie non si fanno. Se c' è una minoranza che non è d' accordo, le primarie si fanno. Che c' è da discutere?».


Alcuni temono che le primarie non siano vere. Che il Pd si metta d' accordo su un candidato e poi faccia primarie "blindate". Come fu con Flavio Delbono. «Ma chi l' ha detto che le primarie di Delbono non furono vere? Furono verissime, c' era una maggioranza schierata con lui, e lui ha vinto. Che si vuole fare: impedire a chi ha la maggioranza di candidarsi perché poi vince? Non esistono primarie vere o false. Esistono primarie, punto. O si fanno o non si fanno. Il Pd si divide sulle primarie perché è diviso sui temi politici di fondo. Discuta di quelli, non di metodologie. E cerchi di recuperare voti».


Lei pensa che il Pd rischi di perdere di nuovo, come nel ' 99? «Se ci fosse un Guazzaloca il rischio sarebbe grande. La vittoria del Pd comunque dipenderà molto da chi candideranno. Se sarà una personalità forte, credibile, riuscirà a far dimenticare il Cinzia-gate. Se invece sarà un candidato debole, come era debole Delbono nonostante le primarie, rischiano di non scrollarsi di dosso quell' ombra. E poi ovviamente dipende anche da chi candida il centrodestra».


La Lega Nord potrebbe presentare un proprio pretendente per Palazzo D' Accursio. «Questa sarebbe una mossa intelligente. Un leghista a Bologna non vincerebbe, ma la sua candidatura avrebbe comunque un grande significato nello scacchiere politico nazionale. E anche per il Pd sarebbe utile».


In che senso? «Nel senso che un leghista "di lotta più che di governo" potrebbe dare una scossa anche al Pd. Potrebbe cavalcare gli scandali giudiziari in maniera più spregiudicata di un "moderato" del Pdl, e questo potrebbe dare ai Democratici la sveglia di cui hanno bisogno, se comprendessero il significato politico nazionale di questa mossa. C' è però anche il rischio opposto,e cioè che contro un leghista il Pd pensi di avere già vinto. Che si sieda sugli allori. Bisogna vedere se saprebbero capire la situazione».


Chi vedrebbe bene come sindaco? «Quelli che conosco io sono un po' datati . Qualche anno fa avrei detto senz' altro Fabio Roversi Monaco. In ogni caso credo si debba cercare un candidato trasversale, di prestigio, credibile. Un altro che vedrei benissimo è Ivano Dionigi. Ma credo sia impossibile, visto che è diventato rettore da appena un anno».


Per ora l' unico ad aver alzato la mano è l' italianista Gian Mario Anselmi. «Lo conosco. E' bravo e simpatico».


E Romano Prodi? Il Pd non ha perso ogni speranza con lui. «Quella di Prodi è una candidatura del tutto scontata. Con lui si andrebbe sul sicuro, anche se candidarlo vorrebbe dire che il Pd non è stato capace di attuare un ricambio della classe dirigente. In ogni caso, se fosse disponibile, nessuno potrebbe dirgli di no».