sabato 11 dicembre 2010

12 DICEMBRE. I SEGGI DELLE PRIMARIE A SANGIULIANO

Domenica 12 dicembre si svolgono le Primarie del Centrosinistra riminese per scegliere il candidato sindaco. In corsa sono: Tiziano Arlotti, Ferdinando Fabbri, Maria Cristina Gattei e Andrea Gnassi.

Dove votare per i residenti di San Giuliano:

SALA PROVINCIA - CORSO D’AUGUSTO 231
(qui votano gli iscritti alle sezioni elettorali: 16, 17, 18, 19, 20, 21)


SAN GIULIANO MARE - HOTEL ST. GREGORY, VIA LUCIO LANDO 40
(qui votano gli iscritti alle sezioni elettorali: 12, 13, 14, 15)



Alcune cose importanti:

1) Si vota dalle 8 alle 22 di domenica 12 dicembre

2) E’ necessario presentare un documento di riconoscimento (per i cittadini non italiani è sufficiente presentare al seggio regolare carta o permesso di soggiorno)

3) votano tutti gli elettori residenti nel Comune di Rimini che hanno compiuto i 16 anni di età entro il 12 dicembre 2010

4) votano i cittadini non italiani (UE o non UE) regolarmente residenti a Rimini o domiciliati a Rimini con regolare carta o permesso di soggiorno

5) ogni elettore riceverà al seggio una scheda con i nomi dei 4 candidati, si può esprimere una sola preferenza

6) per votare verrà richiesta una offerta volontaria di almeno 1 euro

7)votando si sottoscrive il sostegno al programma politico del centrosinistra

PER INFORMAZIONI RIVOLGERSI ALLA SEDE DEL PD – RIMINI – VIA BELTRAMELLI 5/B
Tel 0541 381010 – fax 0541 381221 – info@pdrimini.it

venerdì 3 dicembre 2010

PRIMARIE: CANDIDATI A CONFRONTO

Venerdì 3 dicembre alle ore 21 – Teatro degli Atti / Rimini
Confronto tra i 4 candidati alle Primarie
intervista Giorgio Tonelli

Tiziano Arlotti, Ferdinando Fabbri, Maria Cristina Gattei, Andrea Gnassi
i 4 candidati a sindaco nelle primarie del centrosinistra riminese
si confronteranno pubblicamente in un dibattito moderato da Giorgio Tonelli.
I temi di Rimini e del programma del centrosinistra, le proposte dei candidati e la loro visione della città al centro di una serata di confronto e conoscenza ad una settimana dal voto per le primarie.


mercoledì 1 dicembre 2010

CONDIVIDIAMO

L'AMACA di Michele Serra (la Repubblica - domenica 28 novembre 2010)

Dicono i beni informativi che nel Pd c’è molta agitazione: paura di “perdere
le primarie” , che vedrebbero Nichi Vendola con ottime possibilità di
spuntarla. Si capisce che per un partito che rappresenta (largamente) il grosso
dell’opposizione italiana, non è facile accettare la prospettiva di non
esprimere il candidato premier. Pure, diversi episodi (primarie pugliesi,
primarie milanesi) dimostrano che è lo stesso elettorato del Pd a guardare, in
buona parte, a candidati esterni al partito per il quale votano. E se un
partito - specie un partito di massa – è formato non solo dal suo stato
maggiore, ma dai suoi elettori, parlare di “primarie perse” è piuttosto
improprio: i dirigenti del Pd chiedano ai loro elettori che hanno votato
Vendola, o Pisapia, se ritengono di avere “perso” le primarie, e vedranno che è
vero il contrario. In termini militari, il Pd è l’esercito imprescindibile del
centrosinistra italiano. Senza di lui, non esiste alternativa a Berlusconi.
Metta le sue truppe, la sua organizzazione, la passione dei suoi militanti e
dei suoi amministratori, l’intelligenza dei suoi elettori al servizio di
chiunque vinca le primarie del centro sinistra. Vedrà che le vincerà comunque.

giovedì 18 novembre 2010

C'E' CRISI E CRISI

Con riferimento al voto di fiducia del 14 dicembre il Capo del Governo afferma:

"Sono fiducioso. Sarà il giorno che deciderà se l'Italia può continuare ad avere quella stabilità che è assolutamente importante per resistere in una crisi che non è ancora passata".

Dovendo mettere sotto il tappeto la crisi del suo governo, Berlusconi scopre finalmente l'altra crisi, quella che da tre anni ha messo in secca il nostro paese. Richiama le camere a un senso di responsabilità e di compatezza per il bene comune: ragazzi (si fa per dire) c'è la crisi. Resta tuttavia proverbialmente l'uomo speranzoso che tutti conosciamo: risolverà la sua situazione difficile e poi, se resterà il tempo, magari anche quella degli italiani.

Mah.

martedì 16 novembre 2010

BUFERA IN UN BICCHIER D'ACQUA


Dunque a Milano rimettono il mandato i vertici del PD, in seguito a una primaria "bucata", cioè non andata come avrebbe indicato il Partito Democratico. Ma le primarie servono appunto per non caricare di stress il gruppo dirigente. Rimettendosi in modo sereno all'orientamento degli elettori, solitamente in maggioranza del Pd. E se il tuo elettorato ti indica un candidato piuttosto che un altro (distribuendosi per altro in modo quasi omogeneo tra le diverse proposte), comunque hai fatto centro.

Se è una valutazione individuale per aprire un dibattito (si spera breve) nel partito per dare più forza al candidato di coalizione (tipo un rito di ulteriore rafforzata legittimazione): ci si ricordi che a stressarsi ora deve essere il competitor di centro-destra e non i dirigenti del Pd Milanese con mea culpa inutili perchè tutti hanno fatto (bene) la propria parte (a partire dall'averle fatte queste primarie).
Se è una richiesta piovuta dall'alto (ma sembra ormai di no) sarebbe un controsenso grande come una casa perchè il mandato di Bersani è stato quello di costruire coalizioni ampie con la messa al bando categorica del principio dell'autosufficienza (e poi dopo la vittoria di Vendola mica s'è dimesso D'Alema).

E' poi evidente che ora tocchi principalmente al candidato uscito vincente dalle primarie a riconoscere l'impegno e la lealtà del PD che realizza a Milano -grazie alle primarie - una delle sue promesse statutarie principali: quella di aprirsi davvero alla società.

Se qualche testata titola "Bufera nel Pd", se bufera è, lo è in un bicchier d'acqua.

lunedì 15 novembre 2010

SI RIPARTE: DA MILANO


Dopo una settimana il blog di san giuliano torna on-line, o meglio aggiornabile, abbiamo avuto qualche problema al pannello di controllo ora risolto. Le scuse sono d'obbligo, ma non s'è potuto fare di meglio. Comunque ora, si riparte.

E ripartiamo proprio con un appuntamento a noi caro: le primarie a Milano.

A Milano si confrontavano 4 candidati eccellenti. Ognuno in grado di giocarsela. Si è nettamente affermato il “vendoliano”, se così si può dire, con i voti del pd, è evidente.

L'affermazione di Pisapia, ci consegna alcuni dati interessanti: che il Pd ha una base di centrosinistra oramai incontrovertibile (tende cioè a scegliere il candidato percepito – per collocazione e contenuti - più a sinistra), che l'ellettorato del Pd non segue necessariamente le indicazioni del proprio partito di riferimento, che anzi le primarie si confermano uno strumento utilizzato prevalentemente dalla base del PD (vedi dati affluenza tra primarie PD che elessero Bersani e quelle di ieri, sostanzialmente in linea) capace sempre più spesso di ribaltare le scelte precostituite.

Va anche detto che Milano è un terreno di confronto particolare, dove il voto è sempre meno di appartenenza per cui entrano in gioco fattori legati al merito. E anche questo va misurato nell'analisi.

Detto ciò ora è chiaro come quel 45% di Pisapia (sulla carta un risultato importante) valga ben poco se non si sarà in grado di aggiungervi quel 55% mancante a totalizzare il pieno della base che a Milano ha votato alle primarie e che rappresenta il primo nucleo duro per la corsa a Palazzo Marino. Il PD, a partire dalle più recenti primarie pugliesi, se talvolta manifesta una sorta di inerzia iniziale verso le primarie, ha comunque sempre dimostrato di avere un grande senso di lealtà nei confronti del candidato vincente indipendentemente dal partito di provenienza di quest'ultimo (un po' meno su quelli imposti: vedi il caso di Bonino per il lazio) per cui non ci sono grossi dubbi sulla sua capacità di fare squadra e giocarsela fino in fondo.

domenica 7 novembre 2010

DUE BORDATE DI FISCHI, UN APPLAUSO LUNGO COME UN FORTE ABBRACCIO


"Critica e dibattito, anche all'aperto, ma con rispetto per la vita dei membri del partito. Fino ad ora questo rispetto non c'è sempre stato. Da adesso in poi lo pretendo" dichiara il leader del Pd mentre l'assemblea dei segretari di circolo commenta con ululati e fischi l'iniziativa in corso a Firenze.

Pochi minuti dopo la reazione della platea del Pd riunita a Firenze per "Prossima fermata Italia" è immediata e calda: un lungo applauso con standing ovation, tanti sorrisi come un forte ed energico abbraccio a distanza a chi era riunito a Roma.

martedì 2 novembre 2010

IL GOLPE DEI FIGHETTA


"Macché governo tecnico… Io sono preoccupato che qui, profittando delle vicende personali di Berlusconi, sia in atto un colpo di Stato, ma sarebbe il golpe dei fighetta, di quelli che frignano…. Se c'è colpo di Stato la rivolta del popolo è legittima", taglia corto un Roberto Calderoli come sempre vivace e un tono più sù degli altri.
Sta dicendo che la politica è cosa da uomini, uomini veri, e usa golpe dei"fighetta", locuzione anglosassone (fighetta's golpe o più semplicemente fighetta's) e cioè che non è roba da femminucce che frignano.
Schietto e un po' tranchant come un colpo a vuoto di mannaia sulla battilarda, non a caso è il ministro della semplificazione.

giovedì 28 ottobre 2010

ANCORA SMILZOLINI

mercoledì 27 ottobre 2010

DOSSIER CARITAS/MIGRANTES



Presentato il Dossier annuale caritas-migrantes che potete scaricare nella versione sintetica qui. Di seguito segnaliamo alcuni capitoli molto interessanti che non possono che stimolare riflessioni anche nel nostro ambito locale. Dati e elementi di un fenomeno che vede cambiare la nostra società, a partire dalle nostre città. E al quale dobbiamo saper dare una risposta concreta.

Partiamo dai dati sulla popolazione.

I migranti in Italia sono 5 milioni, di cui il 10% nati nel nostro paese, una popolazione molto giovane basti pensare che il 20% è sotto i 18 anni.

Migranti e lavoro.

I migranti rappresentano il 10% degli occupati e incidono per l'11,1% sul PIL, sono titolari del 3,5% delle imprese, pagano 7.5 miliardi di euro di contributi previdenziali e dichiarano al fisco un imponibile di oltre 33 miliardi di euro.

Incidenza media sulla popolazione italiana. L'incidenza media sulla popolazione italiana è oggi del 7%, ma in molte regioni come Emilia Romagna, Lombardia e Umbria si va oltre il 10% e in alcune province anche oltre il 12% (Brescia, Mantova, Piacenza, Reggio Emilia). A Rimini l'incidenza sulla popolazione migrante è di circa 11%. La popolazione migrante femminile incide mediamente per il 51,3%. La comunità più numerosa è quella Rumena (1 milione di presenze), seguita da quella albanese (500 mila) e marocchina (500 mila), quindi quella cinese (200 mila) e ucraina (200mila). Dato interessante è la forte penetrazione nel territorio che non si ferma più alle grandi città, anzi: gli immigrati si stabiliscono sempre di più nei piccoli centri. Per esempio gli stranieri sono il 20% dei residenti a Porto Recanati e a Castiglione delle Stiviere. Ad Airole (Imperia) superano addirittura il 35%.

Congiunzioni matrimoniali e nuovi cittadini. Sono circa 240mila i matrimoni misti celebrati tra il 1996 e il 2008 (quasi 25mila nell'ultimo anno); più di mezzo milione le persone che hanno acquisito la cittadinanza, di cui 59mila nel 2009; oltre 570mila gli "stranieri" nati direttamente in Italia; quasi 100mila quelli che ogni anno nascono da madre straniera.

Ma veniamo al capitolo forse più utile per comprendere la portata socio-economica del fenomeno: La ricchezza dei migranti. Il rapporto tra quanto lo stato italiano spende per la popolazione migrante e le tasse da loro versate è un saldo assolutamente positivo a favore dello stato italiano. Secondo le stime riportate nel Dossier, infatti, tra contributi previdenziali e fiscali il saldo in attivo è di circa 1 miliardo di euro all'anno. Non solo. Attualmente è pensionato tra gli immigrati 1 residente ogni 30; tra gli italiani 1 ogni 4. Quanto alle rimesse, nel 2009 i soldi spediti a casa dagli immigrati hanno superato i 6,7 miliardi di euro.

Stipendi medi più bassi. La retribuzione netta mensile degli immigrati nel 2009 è stata di 971 euro, rispetto ai 1.258 euro per gli italiani.

I reati degli stranieri. Stando al Dossier, "il ritmo d'aumento delle denunce contro cittadini stranieri è molto ridotto rispetto all'aumento della loro presenza, per cui è infondato stabilire una rigorosa corrispondenza tra i due fenomeni". Da cui: "gli italiani e gli stranieri in posizione regolare hanno un tasso di criminalità simile".

martedì 26 ottobre 2010

SMILZOLINI


Secondo indiscrezioni lasciate trapelare dal responsabile informazione del Pd Matteo Orfini, il Tg1 nell'ultimo trimestre oltre al calo continuo (ormai da mesi) negli ascolti, ha prodotto una sensibile flessione (al ribasso) di entrate pubblicitarie: cioè gli inserzionisti sembrano stare alla larga dal telegiornale di Minzolini. Che con una perdita - pare - di 3 milioni di euro rispetto al previsto fa del Tg1 di Minzolini un prodotto - commercialmente parlando - sempre più Smilzo.

Prima il giudizio severo dell'Agicom poi ora quello degli inserzionisti (e forse - per fortuna - anche dei teleaspettatori), tuttavia aldilà delle performance in caduta libera del povero Smilzolini, c'è da sperare che questi siano segnali finalmente incoraggianti di un'audience che anche semplicemente con una repentina pressione sul tasto giusto al momento giusto, dimostra di essere più adulta di quello che si dice.

sabato 23 ottobre 2010

BRODO ALFANO


Al di là della lettera del Colle, i cucinieri sono all'opera.
Manca ancora qualche ingrediente, una mantecatura a fuoco lento, un po' di tira e molla e forse forse questo brodo Alfano verrà prima o poi servito.

Certamente avrete visto Kung Fu Panda dunque sapete che l'ingrediente segreto solitamente non c'è.

Lo dice chiaro, anche Fini:

Primo: "Credo sia interesse del ministro Alfano coinvolgere preventivamente Futuro e Libertà nella preparazione del ddl Costituzionale sulla Giustizia. Vedremo quale testo sarà presentato in Cdm, se ci sono emendamenti e che sorte avranno, solo al termine, per dovere di serietà, si potrà esprimere un giudizio".

Poi però per secondo
pindaricamente Fini invita Berlusconi ad occuparsi dell'oggi e a "governare". Per il futuro c'è tempo, o - forse - per il futuro c'è lui: "Io candidato premier? In una democrazia la scelta la fanno gli elettori. Sarei ipocrita se mi tirassi indietro, tuttavia ho realismo, senso della misura, piedi per terra".


Se uno più uno fa ancora due...


venerdì 22 ottobre 2010

giovedì 21 ottobre 2010

TAGLI ALLE "I"



La crisi economica obbliga il governo a tagli senza se e senza ma.
Dura lex sed lex diceva del resto lo stesso Remolo allattato con Romolo dalla Lupola e così anche le famose enfant prodige della scuola berlusconiana, le 3 gemelle "i" che spadroneggiarono nella campagna del 2001, subiscono seri tagli, serissimi.
Nel giorno (oggi) in cui si abbassa di un anno l'età dell'obbligo scolastico (consola pensare che non c'è solo il lodo Alfano), per decreto anche le "i" devono diminuire da 3 a 1 senza se e senza ma.
Tuttavia è con stupore che i sottosegretari alle 3 i questa mattina presto irrompendo nelle loro stanze non ne abbiano trovata nemmeno una.
La prima doveva essere Internet - già da tempo però partita al seguito della rivolta dei blogger. La seconda doveva essere Inglese - ma scaduto il permesso di soggiorno a seguito dei tagli della Gelmini e rimasta disoccupata per mesi è stata già espulsa da quel mò. L'unica che - secondo indiscrezioni - doveva rimanere era Impresa, ma pare si sia trasferita già pure lei: di sua volontà in Serbia.

martedì 19 ottobre 2010

"Basta suicidi di ragazzi gay" Il discorso di Joel commuove gli Usa


"Stasera voglio rivolgermi a loro, in ogni scuola o istituto, in ogni parte di questo paese: so che le risate sembrano insopportabili, so che le persone della vostra famiglia o a scuola non vi capiscono e magari a volte vi fanno del male, ma voglio che sappiate che le cose miglioreranno". "Mi aspettarono fuori da scuola mi dissero che ero un frocio, e che quindi dovevo morire e andare all'inferno, il posto a cui appartenevo [...] Questa storia non è per gli adulti, è per quei ragazzi che forse in questo momento stanno pensando di impiccarsi o riempirsi di pillole. Dovete sapere che c'è molto di più: sì, la scuola è stata difficile, il coming out è stato doloroso, ma datevi la possibilità di vedere quanta vita, una vita migliore, avete di fronte. E andrà meglio: uscirete da quella famiglia che non vi accetta, alla fine della scuola non dovrete avere più nulla a che fare con quegli stronzi, se non volete. Vi farete nuovi amici che vi capiranno e la vita migliorerà immensamente".

leggi l'articolo di Repubblica.it qui.

lunedì 18 ottobre 2010

DI NATURA PERSONALE



Calderoli:
"E' necessario un accordo che non sono i cinque punti programmatici illustrati da Berlusconi alle Camere", perchè "i problemi tra i due contendenti, Fini e Berlusconi, sono di natura personale e non politici". "Sul piano politico - conclude - c'è già la possibilità di un accordo".

E' a questo punto che il cittadino è colto da un dubbio tremendo.

E il dubbio tremendo è questo: ovvero se - in tutti i casini in cui si trova la nostra Italia - sia ancora sopportabile l'idea di essere appesi - noi assieme a questa legislatura - a questioni di carattere strettamente privato e personale, più che familiare casalingo, o del tipo non-posso-dirvi-di-più-del resto-sono-fatti-loro.

E' come stare nella condizione di quando eravamo bambini e vedevamo i nostri genitori litigare magari per ore sperando che qualcuno prima o poi si accorgesse che era ora di metterci a cena e farci mangiare.

Allora sembra incredibile, di stare qui, in questo paese potenzialmente così bello, ad ascoltare affermazioni, se vogliamo, al limite della banalità, fatte da ministri - a questo punto - nominati un po' per caso, nel poco tempo lasciato libero tra una questione personale e l'altra e per i quali le "questioni personali" in politica sembrano essere così accettabili da essere spendibili per argomentare anche un passaggio politico così cruciale in un momento così difficile per il nostro paese.

Pure la soluzione sembra da commedia dell'arte: al diavolo i punti programmatici, per risolvere ci vuole "un nuovo trampolino", vediamoci in due, anzi no in tre (che è più intrigante) magari con delle palline da ping-pong da lanciarsi in costume. Ravviva il rapporto di coppia.

E l'italia aspetterà che tra loro risbocci l'amore per rimettersi a tavola.



sabato 16 ottobre 2010

NOI OGGI SAREMO QUI


Noi oggi saremo qui, una bella iniziativa programmata da tempo e crediamo molto utile.





















Tuttavia, oggi, saremo anche qui (virtualmente ahimè), perchè se siamo stati lontani a chi tirava le uova ora saremo vicini ai tanti, ai tantissimi che oggi saranno in piazza per difendere la dignità di tutti i cittadini di questo paese, difenderne la creatività, la speranza, l'aspirazione ad essere liberi.








Noi oggi saremo qui, col midollo del leone, con uno scatto di orgoglio anche difronte al nostro ministro dell'interno che mette le mani avanti, come uno che voglia metterti paura.
Proprio lui che è al servizio della comunità principalmente per avere il polso della situazione. Il lavoro è un valore che sta nel primo articolo della nostra carta più importante. Si tolga quel fazzoletto verde e sia ministro di tutti.

venerdì 15 ottobre 2010

GOOD NEWS



San Gaudenzio ci ha portato bene.

Di ieri una buona notizia. Era nell'aria, da un po', e ora è meno nell'aria, anzi.
Una buona notizia: si aggiunge un nuovo candidato in pista per le primarie di dicembre (si perchè a dicembre ci sono le primarie: è bene iniziare a ricordarlo a scanso di equivoci).
E ora sulla carta - e un po' eretici - sono potenzialmente in 3: Arlotti, Fabbri, Pazzaglia. A questi si aggiunge Gnassi se rompe gli indugi e magari altri candidati dalle altre forze di coalizione che sarebbe importante venissero espressi, o magari il famoso civico.

E' una buona notizia perchè si aggiunge un segnale di vita. La destra pensa a un sondaggio, sai che vita.
Invece per noi è verissimo, è ora di muoversi, perchè il rischio è che la minestra sia insipida, che manchi il pepe e il sale, che le primarie non assolvano al loro fondamentale scopo: quello del coinvolgimento della gente e del percorso sereno che faccia dire a tutti "vinca il migliore", senza troppo sudore alle mani.

E' ora di, anzi, vogliamo vederli confrontarsi questi candidati. Finite le ritualità interne, mettiamo tutti in grado di mettersi in gioco e come partito e come elettori godiamoci una ventata di ossigeno.

Il centrosinistra può vincere se vince tra la gente e tra la gente si vince solo allargando il gioco.

E per restare infondo in tema di coraggio e sana e robusta costituzione democratica vi ricordiamo l'appuntamento di domani con "IL MIDOLLO DEL LEONE" allo Spazio Duomo ore 17.30 con Reichlin e Civati.
Qui una bella recensione di Filippo Pecci su comunicazionedemocratica.it:
http://www.comunicazionedemocratica.it/comunicazionedemocratica/?p=444

giovedì 14 ottobre 2010

INTERVALLO





Sulla figura di Gaudenzio (o Gaudenzo) esistono tradizioni diverse. Gli elementi comuni lo indicano come originario di Efeso. Giunto a Roma intorno al IV secolo, venne ordinato sacerdote e poi vescovo e quindi inviato dal papa a Rimini per annunciare il Vangelo. Divenuto vescovo della città (probabilmente il proto-vescovo), nell'anno 359 partecipò al Concilio di Rimini indetto per condannare Ario; allorché se ne profilò la vittoria, Gaudenzio, con altri 17 vescovi, abbandonò il concilio e si ritirò in una cittadina vicina che dopo questo evento fu chiamata la Cattolica. Tornato a Rimini, attaccò le posizioni ariane. Arrestato, fu strappato dalle mani dei giudici e linciato dai seguaci di Ario, il 14 ottobre del 360. Durante il suo episcopato ordinò diacono Marino, il santo fondatore della vicina Repubblica.



Ha praticamente guidato una città, ne ha fondata una, ispirando la nascita della prima Repubblica della storia. Pur in tempi oscuri, anni luce dall'Era Nova del "Piano Strategico", non gli è mancato di certo indipendenza e coraggio, visione e capacità d'azione. Magari più laico, ma non potrebbe essere lui il nostro candidato "civico" ideale?

mercoledì 13 ottobre 2010

PARTNERSHIP AGREEMENT





Nessuna firma in calce, nessun contratto. Ma un pranzo a Roma e due belle dichiarazioni. E' in un primo pomeriggio di inizio autunno che si risveglia dal torpore - in un certo senso a sorpresa - l'aspettativa (speranza è prematuro visti i tempi che corrono) e la curiosità (ma avremmo voluto scrivere l'adrenalina, e anche questo sostantivo ce lo teniamo per tempi migliori) di chi nel centro-sinistra si riconosce.

La notizia è passata in sordina? Non diremmo o forse non è importante.
Vi è di nuovo che le antenne hanno ri-iniziato a drizzarsi. Le radio libere riprendono fiato, mentre alchimie e sotto-alchimie, bicamerali e tattiche vecchie-stravecchie tacciono per un po'.

Vi è di nuovo che sulle rive di questo pezzo di Meditarreneo in cui "affonda lo stivale dei maiali" - per citare un Battiato '91 a cavallo tra prima e seconda repubblica - sembra essere sempre più possibile preparare le basi per archiviare (armi e bagagli e persone) la fase 2 e aprire la fase 3 della nostra Repubblica.

Senza facili entusiasmi è partito il telegramma:
Mettere in sicurezza democrazia. stop. Primarie e Leadership. stop. Terza repubblica. stop

E qui sotto "Povera Patria". Battiato la scriveva 20 anni fa, ma sembra oggi… si davvero, povera patria.


martedì 12 ottobre 2010

E QUESTO NON CE LO PERDIAMO, VERO?

lunedì 11 ottobre 2010

IN POCHE PAROLE UN'ALTRA ITALIA


"Speriamo che non si libera Obama, lo spero per gli Stati Uniti… Montezemolo, Profumo, Marcegaglia, Draghi, non c'è nessuno di questi che ha fatto il volontario alle feste del Partito Democratico. Noi abbiamo una cosa bellissima: le primarie. Per adesso divertiamoci con i giornali, poi, quando sarà il momento, vedremo."

Così ce lo siamo goduto. Dopo l'Assemblea nazionale (qui il liveblogging dell'ultima giornata dal sito del Civati) è un Bersani con grinta, che attacca e che non tralascia niente, o quasi.

Poi però, siamo seri, se Obama si libera gli si permette di mettersi in fila con gli altri a raccogliere le firme, vero?

sabato 9 ottobre 2010

IERI A RIMINI



venerdì 8 ottobre 2010

VIDEO-DIDATTICA




…i bei tempi andati dei candidati in vitro: da Napo Orsocapo a Bova.
Oggi le primarie annunciate stanno invece svolgendo lentamente il loro ruolo, di far parlare la città, gli iscritti ai partiti, ma soprattutto la gente che incomincia a interrogarsi direttamente sul proprio candidato ideale: di partito, outsider, civico ecc… Tutti candidati - e più ce ne sono melgio è - che a breve e a ragione saranno espressi.
Il video che postiamo più sopra oltre ad essere un evergreen o un cult è didattico e propedeutico a intendere il cambiamento che il PD può portare e sta portando, perchè è bello constatare quanto finalmente siano lontani anni luce i tempi di quell'horror vacui.

giovedì 7 ottobre 2010

MELTING POT












Ah! Come avremmo voluto ieri essere a Roma... chiudendo gli occhi però possiamo immaginarci questa giornata particolare che passerà alle cronache come la giornata del Vogliamoce bbene.

Tra bandiere tricolori, ma modificate per l'occasione con tre tonalità differenti di verde è andato a tavola il secondo risorgimento. E Padani e Romani - dopo reciproche ma fugaci incomprensioni (Il Senatùr non avrebbe detto "porci" ma "pochi", intendendo sono "pochi questi romani, ce ne vorrebbero di più") si stringono la mano.

Tutta la manifestazione è stata ispirata dall'armonia, dal reciproco rispetto, anzi dalla volontà di integrazione reciproca delle due popolazioni italiche (con buona pace di Garibaldi & Co) tanto che all'inizio della magnata è stato firmato un trattato di non belligeranza.

Melting pot, dicevamo. Perchè di cose in comune ce ne sono tante.
Nonostante una lettera di diffida della fondazione "La Sora Lella" si è riusciti a elaborare un menù di tutto rispetto:
  • Polenta all'Amatriciana con un filo di olio extravergine di ricino
  • Abbacchio al forno ripieno con risotto alla milanese
  • Panetùn alla Romana (cioè con burro di latte di Lupa, un po' acido ma originale)
  • Vino dei Castelli (che i padani si son scolati in tronco pensando fosse quello portato dall'ex guardiasigilli)
  • Acqua padana (servita in misteriose melmose ampolline)
Alla fine del pranzo, prima di dirigersi alla toilette fiaccato da conati di varia natura, il Sindaco dell'urbe dichiarerà, commentando le pietanze, che "C'è un'unità di fondo...", provare per credere.

Anche sugli inni c'è statà unità: entrambe le tifoserie hanno abbandonato per un giorno i cari reciproci mottetti e così tra "O mia bela madunina" e "Giovinezza" si è optato per un più sobrio "Benvenuti a sti frocioni" che metteva d'accordo tutti.

Non è mancato ovviamente qualche scherzo goliardico come il palloncino scoreggione sulla sedia del capo della delegazione padana o il flaconcino di Guttalax svuotato dentro il bicchiere di uno dei camerati presenti.

Insomma, tutto è filato liscio. E anche sul comune nuovo capro espiatorio c'è stata sintonia. Al grido "Basta con i Campanilismi!" un manipolo di fazzoletti verdi e figli della lupa si è diretto a piedi per la Roma-Napoli mettendo fuori uso la prima pompa di benzina in territorio Campano.

Una giornata davvero particolare, sanciscono tutte le cronache, quella di eri a Roma.
Nel video sotto fratelli padani e romani mentre si scambiano effusioni.

mercoledì 6 ottobre 2010

IN UN PAESE NORMALE


Oggi parliamo di gay. E di due fatti di questi giorni apparentemente indipendenti.

Fatto 1.
E' ufficiale, Tiziano Ferro è gay, alleluja. (qui la grande notizia su Repubblica)
Forse è stato il recente coming out di Richy Martin a convincerlo, forse è una boutade, chissà. Detto ciò, se non è opportuno seguire i boom mediatici e gli scoop o le confessioni tardive dei divi, non è nemmeno necessario liquidare tutto nel limbo del chissenefrega (cosa che avremmo invece fatto se vivessimo in un paese normale). Infatti, da un lato si può riflettere sulla fatica che nel nostro show-biz (popolato per lo più da fenomeni da baraccone, detto in un certo senso in senso buono, e cioè da soggetti che dovrebbero ricercare costantemente modalità per differenziarsi rispetto ai competitors sullo stesso mercato) si trovi facilità a affrontare con semplicità e naturalezza la propria omosessualità. Dall'altro si può riflettere come queste "confessioni" (perchè purtroppo poi alla fine vengono trattate come tali) tuttavia siano benefiche, perchè per quanto tardi arrivino producono comunque dei modelli - spesso in positivo. Quindi benvenga, soprattutto se questi modelli spesso sono quelli che parlano alle nuove generazioni.

Fatto 2.
Arriva alla nostra modesta redazione una mail dell'associazione PD-3D che ci racconta di un fatto accaduto proprio in questi giorni all'associazione AzioneGayLesbica. Quest'associazione deve produrre un gadget con una veste grafica coordinata e personalizzata (quello in foto). Una volontaria dell'associazione contatta una ditta emiliana (dunque non lontano da noi) e si accorda per preventivi e tempi di stampa, senza specificare l'associazione per cui sta operando, non ritenendolo - come ovvio - necessario ai fini della realizzazione del prodotto/servizio. Bene arriva il giorno in cui si spediscono i file di stampa, nel giro di qualche ora la ditta risponde con un telegrafico:
"Buonasera, spiacenti ma per motivi di etica la Direzione rifiuta la commessa, cordiali saluti"
E' una cosa stupida, forse. Un banale gadget, non è la fine del mondo e si troveranno altre imprese pronte a stampare. Ma fa un po' rabbia.

A noi, fa poi rabbia perchè la legge Concia (quella affossata, per intenderci dalla Binetti & Co.) avrebbe seriamente invitato la ditta a riflettere bene su quel rifiuto, perchè pur nella libertà di stampare o meno il gadget, certamente non avrebbe potuto scegliere di non stamparlo per motivi di "etica", in quanto la legge Concia avrebbe sancito come - soprattutto in materia di legalità - almeno secondo le leggi dello stato sarebbe stata l'omofobia a non essere stampabile e non viceversa.

Non ci resta che consolarci con il coming out di Tiziano Ferro e lo invitiamo a prendere i contatti con la ditta di gadgettistica emiliana e a chiedere un preventivo per la stampa di alcune decine di migliaia di suoi Cd (fanno anche questo). Poi però lo invitiamo per trasparenza a mandare loro anche l'articolo di Repubblica e vediamo cosa gli rispondono.



martedì 5 ottobre 2010

A SINISTRA DELLA DELUSIONE


L'articolo di Ilvo Diamanti in Repubblica di ieri (lo trovate qui) affronta diversi temi che toccano il centrosinistra, ci ha attirato una considerazione in particolare: quella relativa all'affermazione e al recupero di fasce di elettorato di nuove forze, fra cui grillo e quell'universo aggregantesi attorno a Vendola.

Diamanti - come più volte anche noi abbiamo riconosciuto - porta due elementi al successo di queste nuove offerte sul "mercato elettorale": da un lato il forte accento leaderistico (che permette in questa fase embrionale anche molta chiarezza sui temi - si noti tuttavia che gli aderenti a questi nuovi gruppi non si riconoscono affatto in questa visione leaderistica accentuando il tema invece di una partecipazione allargata alle scelte e alla definizione dei temi prioritari), l'altro una grande energia comunicativa, un enorme sforzo tecnologico che indirizza il racconto della loro realtà verso nuovi media a cavallo tra comunicazione tout-court e vere e proprie "agenzie di socializzazione".

Altra cosa da rilevare è che entrambe i nuovi movimenti fanno politica, e non puro movimentismo. Questo è utile per prenderli in considerazione con molta serietà (del resto la politica come le alleanze alla fine deve tenere conto anche della matematica).

A questi due punti di forza però, Diamanti, introduce anche un punto critico: il famoso radicamento sul territorio che ancora nè Grillo nè Vendola hanno strutturato (e che si suppone però struttureranno nei prossimi mesi). Punto chiave per valutare la durata o meno dell'offerta politica.

Pensiamo che entrambe le nuove formazioni siano un'occasione per il centro sinistra, perchè riportano seppur con accenti diversi fasce di elettorato storicamente di sinistra al centro della scena politica: parliamo di fasce liberal culturalmente medio-alte, dei giovani, di generici delusi, di pezzzetti di elettorato di destra /per quanto riguarda Grillo).

Ma questa riflessione non può non toccare la discesa (nei sondaggi) del nostro PD, il quale però a ben dirsi si trova, pur in un punto di massima debolezza, in un momento di possibile risalita. Chiaramente è necessario riconoscere alcune potenzialità.

Infatti il PD realizza già alcuni elementi di possibile successo come il fatto di essere comunque ancora presente sui territori (ha un'organizzazione chiara), il fatto di non essere leaderistico (e questa volta per davvero perchè a parole negli statuti punta sulla partecipazione come nuovo criterio di compiuta cittadinanza, in più nei fatti non lo è perchè i suoi leader giocano prevalentemente ancora a farsi fuori l'un con l'altro ogni tre per due o comunque a indebolirsi), il fatto che quel rinnovamento tanto richiesto se non è ancora venuto fuori, tuttavia si trova a giocare con un sistema, se possibile, sempre meno forte (forse anche perchè in discesa nei sondaggi).

Rimane il gap tecnologico, quello sì. Quell'incapacità più strutturale che premeditata di aprirsi a nuovi sistemi di comunicazione e di socializzazione che spesso lo riduce a uno strano animale politico autoreferenziale e impermeabile totalmente o quasi a nuove o diverse fasce di elettorato.

Insomma, adesso che la soglia psicologica viene drammaticamente attestata al 26% (nemmeno un anno fa era il 33%!… ), sarebbe utile un piccolo scatto non verso un partito "plurale ecc…" che già prende a noia ma verso quella "rottamazione" non solo e non tanto di persone ma quantomeno di modalità di azione politica, uno svecchiamento nella struttura, nell'agire, nel comunicare, nel presentarsi sarebbe un toccasana perchè - per metterci un po' di marxismo for dummies - cambiando la struttura potremmo iniziare anche a cambiare la sovrastruttutura.






sabato 2 ottobre 2010

DA NON PERDERE!


Ci sono delle dame. C'è un cavaliere. Il tutto montato in un documentario sicuramente irrispettoso. E' un film che però non si può vedere, che nessuno si sente di distribuire. Una storia italiana che si chiama “Le dame e il cavaliere”, documentario realizzato dalla casa di produzione ‘Telemaco’, e che nel Belpaese vedranno in pochi, in qualche cineteca, perché nessuno vuole distribuirlo. Franco Fracassi, regista del film, alza il sipario su una doppia realtà: da una parte quella descritta nel film, dove il sesso e il potere si mescolano per portare avanti gli interessi del premier, dall’altra quella della libertà di informazione, in un paese in cui le verità scomode sono cancellate. Bello o brutto che sia, giusto o sbagliato, irriverente o ipocrita, in Italia non lo si può giudicare. Semplicemente perché non lo si può vedere.

Ma che domenica 3 ottobre (domani) alle 21 alla Casa Pomposa di Rimini grazie ai Giovani Democratici della nostra provincia approda finalmente nella nostra città.
Da non perdere.



venerdì 1 ottobre 2010

E DOPO IL FORMAGGIO GLI RUBEREMO ANCHE I MARITI



Ora so cinque cose della Svizzera.

Ma andiamo per gradi e in ordine perchè in verità io ne ho sempre sapute solo due di cose: la prima era che è piena di banche (come tutti sanno, soprattutto di queste banche qui), la seconda era che in Svizzera c'erano delle vacche che giravano armate (davvero! …il mio amico Matteo - che è svizzero - ha fatto il servizio di leva e stava dietro a corpi speciali costituiti da vacche munite di bazooka, pare sia un segreto militare mah…).


Poi qualche anno fa si è aggiunta un'altra cosa che ho saputo della Svizzera: e cioè che si buttava sul turismo rosa e l'aveva fatto davvero seriamente producendo un numero copioso di cataloghi, calendari, pacchetti viaggio ammiccanti inequivocabilmente alle donne italiane single o in cerca di avventure, mettendo in mostra algidi contadini e nerboruti mandriani (tipo questi).


Oggi ne so una quarta, e cioè che gli Italiani e i Rumeni usano rubare il formaggio agli Svizzeri (non so i Rumeni, ma per quanto ci riguarda di formaggi - e buoni - il belpaese ne è pieno).


Venendo alla quinta cosa: la mia amica Debora è stata a fare un viaggio in svizzera qualche anno fa e lì ha conosciuto un ragazzo di Zurigo (Joel) in gamba e pure carino. Si sono innamorati e lei è andata a vivere lì.


Allora il fattaccio della campagna anti-italiani mi è sembrata una buona scusa per messaggiarla dato che è un po' che non la sentivo: "Come va, Brutta topastra di una ladra?"


La risposta di Debora non si è fatta attendere: "Bene! E dopo il formaggio gli ruberemo anche i mariti. A Marzo ci sposiamo."

giovedì 30 settembre 2010

Pd a lezione da Miliband: cercasi Ed disperatamente.












Il Labour inglese torna a sinistra. Le ragioni della giustizia sociale e dell’uguaglianza sono state la bandiera della campagna di Ed Miliband, il più giovane dei due fratelli che si sono contesi fino all’ultimo voto la leadership della principale forza progressista del Regno Unito. Lo scontro in famiglia ha premiato il candidato partito sfavorito alla vigilia.
Come capita da un po' di tempo a questa parte e complice lo sbandamento dei partiti di centrosinistra in Europa, ogniqualvolta un nuovo leader s'affaccia con un po' di coraggio sulla scena politica progressista scatta il racconto agiografico. Con un po' di cattiveria si può dire che la sinistra democratica e socialista - costantemente alla ricerca di una nuova e mediamente stabile identità - sembra aggrapparsi con speranza crescente, di volta in volta, al nuovo leader-simbolo, al nuovo prodotto da lanciare sul mercato elettorale con un po' di studio di packaging e marketing politico.
Ed Miliband - almeno stando alle cronache di queste prime ore - sembra essere appunto il nuovo prodotto. Stupisce però la posologia di questo prodotto di sinistra, ma non troppo, socialista/progressista ma non internazionalista: sull'etichettta ci potete leggere "Indicato per capelli sensibili e progressisti o cuti irritabili da politiche di destra, ma cavatevi dalla testa troppi idealismi".
Tuttavia, questo modo di fare politica a sinistra come se la si facesse per organizzare i lavori nel giardino di casa, se non infiamma può insegnare molte cose.

Allora scrive Mario Rodriguez su Europa:

Quando si sente sapore di elezioni politiche torna a galla un tema che nasconde dentro di sé uno dei grandi “irrisolti” della politica della sinistra italiana. Un “irrisolto” che evidenzia molte riflessione incompiute, abbozzate, lasciate a metà. Problemi senza risolvere i quali difficilmente si saprà mettere in campo una proposta convincente, una metafora vincente, una frase che raccolga il senso della propria ragione d’essere.

E, come al solito, dietro queste difficoltà ci sono problemi di visione e di cultura politica (e di teoria sociale) dai quali non si sfugge solo con appelli alla concretezza.

Così ricompare l’idea di rivolgersi ai tanti che hanno rifiutato la tessera elettorale. La convinzione per il Pd, tutta da dimostrare, che la strada di una possibile vittoria elettorale sia quella di rivolgersi agli astenuti con una proposta più di “sinistra”, lasciando perdere la più difficile sfida di rivolgersi all’altro schieramento, ai delusi di Berlusconi, a quelli che potrebbero essere attratti da una proposta “centrista” non convince. E anche se gli elettoralologhi e i sondaggisti portassero dati a conferma di questa opinione, si potrebbe sostenere che la loro è una fotografia di quello che è già avvenuto e non esclude affatto che possano avvenire altre cose.

A livello locale, ad esempio, per l’elezione dei sindaci, sono all’ordine del giorno spostamenti consistenti anche nella stessa votazione. E poi, più piccolo è il flusso tra i blocchi (e nessuno nega che in una certa misura avvenga sempre) e più è determinante. Ma il problema è ben più consistente e attiene all’idea di società e a come si pensa che ragionino i cittadini. La società, pervasa dalla comunicazione, è sempre meno a compartimenti stagni, oggi più che mai. Non si può parlare a un’entità sociale come se fosse una persona a cui puoi sussurrare nelle orecchie senza che ti sentano altri. I soggetti sociali collettivi non sono assimilabili a individui singoli, non sono antropomorfi.

Le decisioni individuali di milioni di persone non sono paragonabili a quelle di una singola persona. Gli astenuti sono una realtà magmatica, complessa, contraddittoria, non una singola “intelligenza”: il problema è riuscire a trovare la chiave per parlare contemporaneamente a milioni di persone che compiono scelte individuali diverse. Allora non c’è altra possibilità che parlare a tutti con una proposta che crei fiducia in generale. L’idea di dover parlare a chi si astiene è quella che porta ad una spirale autoreferenziale che fa perdere di vista la necessità di conquistare la maggioranza.

In queste ore il giovane Ed Miliband, oltre a confessare la difficoltà di crescere con un padre che non credeva alla via parlamentare al socialismo, ha dato una bella lezione di quello che può essere il linguaggio di un leader emergente (e, per ora, nella competizione interna) vincente: ottimismo, battersi per la mainstream majority, sfidare la saggezza convenzionale (il senso comune), parlare per la maggioranza, modellare il centrocampo della competizione politica («to shape the centre ground of politics»).

Emerge la capacità di parlare di grandi cose con le parole della vita di tutti i giorni senza connotazioni ideologiche (e anche senza battute in dialetto): famiglie forti, tempo per i bambini, spazi verdi, la vita della comunità, amore e solidarietà. E sorprende anche il coraggio di farlo in prima persona, parlando di sé: nella loro cultura politica è assodato che «you are the message».

mercoledì 29 settembre 2010

MENTRE LUI PARLA...

Mentre lui parla può essere utile ricordare le 10 mosse che per Chomsky sono assai utili per manipolare ogni giorno la verità.

Distrarre, rinviare, emozionare, dire e non dire. In una parola: disinformare, dando al pubblico l’illusione di essere perfettamente informato su tutto. E’ la “strategia dellamanipolazione” che il grande linguista americano Noam Chomsky, teorico della comunicazione impegnato da anni a smascherare la “fabbrica del consenso” a colpi di bestseller, condensa addirittura in un decalogo: dieci mosse, puntualmente ripetute dai massmedia, per rassicurare l’opinione pubblica diffondendo false certezze e depistando la ricerca della verità. Una prassi, accusa Chomsky, che è ormai radicata nel dna dei media, ridotti a strumento planetario di controllo sociale.


Tecniche di manipolazione: la prima è la “strategia della distrazione”, elemento primordiale del controllo della società: «Consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti». Strategia sistematicamente attuata da giornali e televisioni: «E’ anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica». Obiettivo: mantenere l’attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza reale importanza. E tenere le menti continuamente occupate, senza tempo per pensare, «di ritorno alla fattoria come gli altri animali», per citare il testo “Armi silenziose per guerre tranquille”.


Seconda strategia della manipolazione: creare problemi e poi offrire le soluzioni. Lo schema: problema, reazione, soluzione. «Si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desidera far accettare». Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che sia lo stesso pubblico a richiedere leggi speciali sulla sicurezza e politiche a discapito della libertà. «O anche: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici».


Terza mossa: la strategia della gradualità. «Per far accettare una misura inaccettabile – osserva Chomsky – basta applicarla gradualmente, col contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni ‘80 e ‘90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero state applicate in una sola volta».


Altro stratagemma, il quarto: la strategia del differire. «Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, nel momento, per un’applicazione futura». E’ più facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato, sostiene Chomsky: perché lo sforzo non è quello impiegato immediatamente, e perché il pubblico, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. «Questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo rassegnato quando arriva il momento».


Fondamentale (quinta mossa) rivolgersi al pubblico come ai bambini: «La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale». Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, si tende ad usare un tono infantile. Perché? «Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, questa tenderà, con una certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico: come quella di una persona di 12 anni o meno».


Decisivo, nella manipolazione, il ricorso al sesto comandamento: l’aspetto emotivo della narrazione, che prevale sulla riflessione. «Sfruttare l’emozione – afferma Chomsky – è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un’analisi razionale e, infine, il senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del registro emotivo permette di aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre comportamenti».


Naturalmente, è possibile sottoporre il pubblico a un trattamento infantile ed emotivo a una condizione, la settima: mantenerlo nell’ignoranza e nella mediocrità. Per Chomsky, è necessario far sì che il pubblico sia «incapace di comprendere le tecnologie e i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù». La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori, continua Chomsky, deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’ignoranza pianificata tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare. Il pubblico deve restare ignorante e mediocre, e addirittura (ottava mossa) compiaciuto della propria mediocrità: i mediaspingono il loro pubblico a ritenere che «è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti». Colpo basso, la nona strategia della manipolazione: rafforzare l’auto-colpevolezza. Ovvero: «Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto-svaluta e s’incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti è l’inibizione della sua azione».


E senza azione, aggiunge Chomsky, «non c’è rivoluzione», non esiste nessuna possibilità di cambiamento in senso democratico. Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, conclude Chomsky, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca.


“Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscano” è l’ultimo caposaldo del decalogo della manipolazione. Fatale corollario: «Nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su se stesso»