martedì 19 gennaio 2010

La politica dei pochi


Intervista a Nicola Latorre - "Non usare le primarie contro Bersani "
di Carlo Bertini, la Stampa 18 gennaio

E' bene che sia chiaro che la stagione della personalizzazione della politica, causa di tanti guasti anche a sinistra, ormai è finita». Nicola Latorre, vicepresidente dei senatori del Pd, si prepara ad una settimana di passione, «ventre a terra», per far vincere a Francesco Boccia domenica prossima il secondo round delle primarie pugliesi contro Nichi Vendola, che non ne vuole sapere di tirarsi indietro. Una ritrosia, quella di Vendola, condivisa con il collega Agazio Loiero che in Calabria non vuole rinunciare a candidarsi anche se il prezzo di un'alleanza con Casini è quello di farlo accomodare sugli spalti. Dunque Latorre manda un avviso ai naviganti sulle partite da chiudere, rivolto anche alla minoranza dei veltroniani, perché se qualcuno avesse la tentazione di trasformare le primarie pugliesi in un terzo tempo del congresso sarebbe responsabile di «un suicidio politico».

I vostri governatori si mettono di traverso. Una ribellione al potere romano?
«Nel Mezzogiorno l'esasperata personalizzazione della politica ha riproposto una forma aggiornata di notabilato, da parte di chi si considera insostituibile e non mette in conto di poter fare gesti di umiltà che caratterizzano i veri leader politici. Nel Nord un esempio straordinario è Chiamparino, che ha una forza politica dirompente e che sceglie di mettersi alla guida della lista a sostegno della Bresso, proprio lui al quale era giunta una forte sollecitazione a candidarsi (pressioni su Chiamparino finalizzate a tentare di non ricandidare la Bresso invisa all'UDC, n.d.r.). Dunque, la strategia dell'alleanza con l'Udc la stiamo facendo non per un calcolo di potere o elettorale o come un'operazione di Palazzo. Il nuovo Pd di Bersani sta cercando di rinnovare la classe dirigente» (come no! come candidando Penati in Lombardia o come troppi di quei "giovani gia' sperimentati" che hanno dato prova di scarsissime capacita' proprio nei vari gruppi dirigenti usciti vincitori dalle primarie in quelle regioni che oggi sono sulla bocca di tutti, n.d.r.).

Questo è un nobile effetto collaterale, ma la verità è che volete vincere a tutti i costi, o no?
«Certo c'è anche questa componente. Ma emerge che da un lato c'è la prospettiva di costruzione dell'alternativa a Berlusconi e dall'altro chi si impegna a fare "ammuina" perché resti per i prossimi cent'anni, cioè tutti quelli che ci dicono che siamo subalterni e ci accusano di fare inciuci»(...non saranno "inciuci", ma com'e' che tutte le cariche "offerte" all'opposizione sono "offerte" al "piu' amato dalla magioranza", dal Copasir al Ministero degli esteri europeo? Mah...).

Ma intanto questa strategia deve passare un primo esame. Partendo dal cappotto di undici a due per voi del 2005, quante regioni riuscirete a portare a casa? - «Il risultato del Pd alle europee ci consentirebbe di vincere solo in tre regioni (e si capisce che Latorre e' un fervido sostenitore della vocazione maggioritaria del PD, n.d.r.) e sarebbe una sciagura. Credo che il voto di marzo non potrà mai confermare i numeri del 2005, ma sarà una tappa significativa di un percorso che ci consenta di poter vincere le prossime politiche. Ma fare previsioni porta male, come accadde nel 2000».

In Puglia domenica si giocano le primarie. C'è il rischio di un fuoco amico su Boccia per regolare i conti interni al Pd?
«Le primarie sono un mezzo e non un fine, che è la costruzione di una coalizione intorno ad una candidatura vincente. Il fuoco amico sarebbe gravissimo e confermerebbe le voci maligne, a cui non voglio dan credito, secondo le quali c'è chi spera in una sconfitta del Pd per riaprire il congresso dopo le regionali (e non come D'Alema che ha sempre ardentemente sperato nel successo sia di Prodi che di Veltroni....! n.d.r.). In Puglia la partita è difficile perché Vendola ha una notevole popolarità tra i militanti. E se su questo si innestasse un calcolo vigliacco di regolare conti per rimettere in discussione una linea politica, diventerebbe un suicidio. Vedremo in questa settimana il tasso di impegno di tutti. Comunque sarebbe facile scoprire il gioco e ricordo che dopo le primarie ci sono le elezioni vere, con un partito che dovrà presentare le sue liste. Qualora emergessero strani segnali, questa seconda fase ne sarebbe notevoimente condizionata»(non sapevo che le candidature le decidesse Latorre, io ingenuo pensavo ci fossero organi di partito per questo, n.d.r).

Sta dicendo che a quel punto la spartizione dei nomi in lista sarebbe tutta da vedere?
«Ci siamo capiti» (e qui siamo all'avvertimento para-squadrista, n.d.r.).

Ultima domanda: cosa è successo con la Bindi che vi ha accusato di barattare il Veneto con l'Udc e di essere troppo subalterni agli alleati? La sua carica di presidente è in bilico?
«Ma no! Rosy sulle primarie interpreta le istanze movimentiste con una particolare radicalità. E poi lei aveva la preoccupazione che questa alleanza con Casini venisse fatta sacrificando il ruolo fondamentale del Pd. Ma, se si guarda bene, bisogna riconoscere che Bersani in condizioni proibitive (...chissa' a causa di chi, mah...? n.d.r.) sta riuscendo a mettere insieme forze di opposizione distanti tra loro su molti temi, come noi, la sinistra, l'Idv e l'Udc. Che è da considerare un primo piccolo miracolo politico ("nonostante" Latorre e non certo "grazie a" Latorre, n.d.r.). Quindi ha confermato il ruolo centrale del Pd e comunque Rosy stia tranquilla, noi siamo davvero un partito democratico» (Noi chi?).

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