martedì 6 ottobre 2009

Per fortuna ci siamo in tanti a pensarla cosi'


Congresso dei Circoli Aporti e Cittanova a Cremona. Buona la partecipazione. Marco (Pezzoni) prende la parola dopo la strategica pausa-panino e tira fuori un bel documento contro il nucleare, contro il «neo-centralismo» che impone dall'alto la costruzione delle nuove centrali. Una battaglia da condurre in ragione di «motivi ambientali, di sicurezza e di salute», ma soprattutto «per motivi economici e sociali, in quanto ogni nuova centrale costerà una volta e mezzo il ponte di Messina, sottrarrà risorse finanziarie ai distretti industriali e alla rete delle imprese, creando pochi nuovi posti di lavoro». Marco ha centrato l'argomento: il nucleare è per pochi, l'efficienza energetica e le rinnovabili per tutti. Non so se l'ordine del giorno sia stato votato dall'assemblea, ma è proprio per questo che alcuni di noi si battono contro la svolta (?!) nucleare. E non solo perché Cremona è molto vicina a Caorso, per capirci.

Liberamente tratto da Ciwati

lunedì 5 ottobre 2009

In quel tempo si parlava di unità...


Ricordo i giorni nei quali si parlava di unità del partito. Sembrano ieri...
anzi, proprio ieri il nostro Segretario provinciale ribadiva l'importanza di superare le divisioni ma soprattutto la vecchia logica delle correnti.
Purtroppo il tempo passa,
oggi infatti a Cattolica si terranno due appuntamenti politici in contemporanea ma in due luoghi diversi, uno con Bonaccini (mozione Bersani) ed uno con la Bastico (mozione Franceschini), ad indicare forse l'appartenenza a due partiti distinti.
Si prospetta dura la scelta per chi non fa parte delle cordate e non ha il dono dell'obiquità.

Lo dice la costituzione


Ieri pomeriggio grande partecipazione alla Giornata contro l'omofobia in piazza Cavour. Quasi impossibile entrare nell'affollatissma sala in cui Franco Grillini (ex deputato bolognese e storico leader del movimento gay) e Maura Chiulli (scrittrice, riminese d'adozione, gia' ospite della giornata contro l'omofobia 2009 a Rimini organizzata da Arcigay e Circolo PD di San Giuliano) hanno speso parole efficaci e universalmente condivisibili sul percorso (ahime' ancora arduo) del riconoscimento delle parita' di diritti "senza distinzione di orientamento sessuale".
E' sempre bello riscontrare come la sensibilita' a questi temi trascenda sempre piu' di frequente i confini dei tanti diretti interessati: tante famiglie "tradizionalissime" insieme tante famiglie "meno tradizionali" (ma non per questo meno famiglie!), con tanti bambini al seguito, persone di tutte le eta' hanno dato vita a una bella atmosfera di festa amplificata dalla giornata soleggiata e mite.


Tra i promotori (tra gli altri, CGIL e Arcigay) spiccava l'assenza del PD. Proprio perche' tanti suoi membri erano presenti (dai tanti componenti del Circolo di San Giuliano, a semplici iscritti, fino al segretario provinciale), vorremmo che questa assenza in futuro non fosse piu' tale.
Per quel che ci rigurada, in futuro faremo di tutto perche' il PD sia promotore di tutte quelle iniziative che vanno nella direzione di garantire diritti uguali per tutti.
Sapete, questo non e' un pensiero originale. Lo dice la costituzione...

LA FINANZIARIA LIGHT E IL MAXIEMENDAMENTO CHE VERRÀ


di Tito Boeri 22.09.2009 (qui l'orignale, da lavoce.info)
La Finanziaria è light e non certo perché siano di moda i prodotti dietetici in questa legislatura. Al contrario, la spesa pubblica continua a galoppare e spiega quasi interamente il peggioramento del fabbisogno (+ 33 miliardi nei primi otto mesi dell’anno nonostante i 12 risparmiati grazie alla riduzione del costo del debito. Il fatto è che la legge di bilancio consta di soli tre articoli, come l’incipit del Ministro dell’Economia. Chissà se batterà il record del 2008 (solo 9 minuti per vararla): magari ci vorranno questa volta solo 3 minuti per approvarla, un articolo al minuto. Del resto da mesi nessuno parla più di politica di bilancio nel nostro paese. Non sembra riguardare né il governo, né l’opposizione. Non troviamo nel provvedimento alcuna traccia delle tante boutade estive, dal grande piano per il Mezzogiorno, annunciato subito dopo aver regalato alla Sicilia 4 miliardi a luglio, alle detassazioni con compartecipazioni agli utili o in sostegno alla contrattazione di secondo livello. Ben più grave l’assenza della promessa estensione del grado di copertura della social card. Il fatto è che i soldi dei petrolieri sono andati ai giornali di partito, quelli dei banchieri sono rimasti ai banchieri e i poveri sono rimasti… con la card in mano.Ufficialmente la Finanziaria è light perché intanto tutto è stato già scritto nel piano triennale approvato nel 2008 (il numero tre ricorre in modo ossessivo in questi atti governativi!). Ma quel piano era stato concepito prima della grande crisi, quando c’era ancora in giro Robin Hood, la disoccupazione era di un quarto più bassa e il debito pubblico non era tornato sopra al 110 per cento. Quel piano triennale ormai è un oggetto di antiquariato.La verità è che la Finanziaria è light perché non c’è ancora una politica economica per portarci fuori dalla recessione, nonostante l’Italia abbia sin qui fatto peggio di tutti. Sostiene Brunetta che a novembre vedremo la vera Finanziaria. Se così sarà, saremo tornati al peggio delle peggiori legislature: il maxiemendamento che zavorra la Finanziaria light, un Parlamento che non ha il tempo per discutere la politica economica e le lobby che infilano nel testo di tutto nottetempo.

domenica 4 ottobre 2009

Qualcosa non va?


“Osservo che nel 90 per cento dei casi l’UDC e noi, in Parlamento, votiamo nello stesso modo”, dice Massimo D’Alema oggi a Repubblica.

Solo che a lui sembra una buona notizia.


Luca Sofri

Dov'erano i deputati PD durante la votazione sullo scudo fiscale?



A questo punto è evidente che quelli del Pd lo fanno apposta.
Restano da capire le ragioni oscure.
Io propongo qualche ipotesi, chi vuole ne aggiunga altre.
1. E’ un’idea di Franceschini per far credere a quelli del Pdl che possono stare tranquilli e poi - zac! - la prossima volta entrare tutti a sorpresa in aula dopo essersi nascosti per ore nei nei bagni.
2. E’ una strategia geniale studiata da D’Alema per mandare in vacca il Pd al più presto. E avere quindi la scusa pronta per fare subito dopo il Grande Centro con Fini e Casini, più Montezemolo che ogni tanto gli fa fare un giro in Ferrari.
3. E’ un riflesso condizionato. Visto che da vent’anni imitano Berlusconi, adesso fanno esattamente come il Milan: allenatore incapace, giocatori decotti, schemi che saltano.

Ci sarebbe una quarta ipotesi, ma naturalmente è di pura fantasia, non come le altre. E cioè che qualche fondazione abbia dei bei soldi da far rientrare, su in Nord Europa. Ma è uno scherzo, per carità.

sabato 3 ottobre 2009

La terra è finita


Ora si griderà il dolore per i morti. Si invocherà l’arrivo della Protezione Civile e poi si implorerà la ricostruzione. Ma non si dica che il disastro ed i morti di Messina sono fatalità o frutto della natura matrigna. Solo il logico e prevedibile risultato di determinate scelte. Anche solo guardando le immagini riprese dall’alto ci si rende conto che il territorio è stato letteralmente mangiato. Del resto già l’anno scorso c’erano state frane e situazioni critiche tanto da dichiarare lo stato di emergenza. Non si può invocare il caso. Bisognerebbe partire da questi fatti per affermare che occorre considerare il territorio in modo diverso, non come luogo da consumare ma da far convivere con gli uomini. In un rapporto anche di utilizzo, come del resto è sempre stato nella storia, ma che non può essere solo di consumo. Un consumo peraltro concepito come immediato, senza alcuna preoccupazione, o solo attenzione, per le generazioni ed il tempo futuro.
Una sinistra che vuole davvero essere tale e porsi come alternativa, e non come pallida copia di chi governa oggi in Italia, dovrebbe dichiarare che è giunta l’ora di smettere di usare le risorse naturali come se fossero infinite e come se chi oggi le usa non dovesse rispondere ad un principio di responsabilità verso chi verrà dopo. Non si può invocare sempre e comunque la ricostruzione, nuove strade, nuovi ponti, nuove opere che si mangiano il territorio e poi appunto piangere perché l’edificazione selvaggia produce disastri.
Il PD e tutta la sinistra in genere, in passato ha sottovalutato la questione ambientale, è invece necessario metterla al primo posto per dare un segno concreto del fatto che va cambiato il modello di sviluppo. La terrà è finita. Basta espansione, basta puntare alla crescita quantitativa.
La green economy può essere una grande occasione, non per mettere qualche pannello fotovoltaico sui tetti, ma per ripensare il nostro assetto complessivo.
La Sicilia ed altre aree stanno certo peggio di noi che viviamo in Emilia Romagna. Ma anche qui, nel consumo di aree libere non siamo stati con le mani in mano. Il nuovo Piano territoriale della Provincia, ad esempio, mette ora molti limiti, ma dobbiamo essere conseguenti. Mi permetto di dire che sul piano casa di Berlusconi siamo stati in generale troppo morbidi ed accondiscendenti, fatte alcune debite eccezioni e la linea del Comune di Rimini è stata tra queste. Non bisogna guardare all’ultimo sondaggio ed avere sempre paura di perdere qualche voto. Se non saremo capaci di differenziarci, di indicare prospettive diverse, saremo sempre percepiti come una variante del centro destra e quindi, destinati storicamente alla sconfitta. Mi pare che gli esempi, tragici purtroppo, di dove ci porta un certo modo di fare e di governare siano evidenti. Rispetto per il territorio, uso delle nuove tecnologie, maggiore attenzione per il sapere, sono le basi per costruire l’alternativa di governo. Se discutessimo di questo potremmo finalmente oltrepassare il dibattito sulle escort. Niente ci rende più subalterni al modello del centro destra.
Alberto Rossini

venerdì 2 ottobre 2009

Copenhagen 2009


Come leggere la partita che si sta giocando anche in questi giorni sul cambiamento climatico? In realtà il dato più appariscente è che la politica e l'economia stanno andando su strade diverse. E la politica è sempre più lenta con rimarchevoli difficoltà nella lettura della realtà. Un esempio a sostegno di questa tesi la si può ritrovare nei fatti e nelle dichiarazioni di responsabili di grandi aziende e, con diverso tenore, politici. Paul Dickinson, ad esempio, è a capo del "Carbon Disclosure Project" ed ha rivelato che il 52% delle principali imprese americane ha già adottato importanti misure per la riduzione dell'emissione e produzione dei gas-serra, rilevando anche che le gandi aziende sarebbero già capaci e disponibili ad intraprendere altre misure in merito. Perfino Wal-Mart, attraverso il suo Direttore Greg Timble fa sapere che la più grande catena di distribuzione mondiale americana è energeticamente sempre più efficiente. Sulle motivazioni di tale rincorsa a modelli più efficienti, si può sempre far affidamento sulle dichiarazioni che ci arrivano dai responsabili della Nike e della Levi-Strauss (sì, quella dei blue jeans) coem riportato dal sito de "Il sole24ore": se non si interviene - ha detto Figel della Nike - tutto diventerà più costoso, più arduo e rischioso; mentre per Anna Walker di Levi-Strauss "il 95% dei nostri prodotti è basato sul cotone e la scarsità d'acqua potrebbe diventare un dramma". I politici sembrano invece giocare una sfida in punta di fioretto dove, sostanzialmente, si muoveranno se si muoveranno quelli di altri Paesi. Inutile spiegare che la stessa economia non ritiene più possibile aspettare tempi migliori, mentre i politici non riescono a comprendere che la caccia al consenso, sia delle popolazioni che dei responsabili economici delle aziende, non si gioca più sull'immobilismo e sulle cattive abitudini ecologiche. Paradossalmente questo passaggio sembra sia stato perfino recepito dai governanti della potenza economica considerata come la più inquinante, la Cina, che attraverso il suo Presidente, Hu Jintao, sta lanciando chiari segnali sulla possibilità che la Repubblica Popolare decida un importante azione sulla riduzione della produzione di gas-serra. Chi avesse ancora molti dubbi sulle ripercussioni delle attività produttive rispetto all'inquinamento, può sempre considerare il dato sul calo record delle emissioni globali di CO2 del 2,6% fornito quest'anno dall'Agenzia Internazione dell'Energia, da ascriversi alla negativa congiuntura economica.
I modelli alternativi e soprattutto economicamente profittevoli non mancano e già stanno aprendo un solco tra chi sarà un'economia avanzata e chi no. Quello che sarà il successore del trattato di Kyoto, verrà redatto in una conferenza in programma quest'anno a Copenhagen. Perchè in Danimarca? Perchè la Danimarca ha fortemente voluto sul suo territorio tale conferenza, visto che le sua aziende specializzate nella produzione di energia da fonti rinnovabili ormai hanno accumualto un'esperienza tale che sono già egemoni sul mercato. In altre parole costituiscono una vera e propria lobby economica altrenativa a quella delle industrie estrattive, ma con gli immani vantaggi di un'energia pulita (giusto per dare un'idea, in Danimarca la corrente elettrica prodotta con la sola energia eolica ha raggiunto lo straordinario obiettivo del 23% del fabbisogno nazionale).
Politica ed economia viaggiano, in questo caso, sullo stesso binario.
Libero adattamento di un articolo di Dorino Piras.

giovedì 1 ottobre 2009

La schiacciante egemonia del compagno Franti


scritto da Guia Soncini (e riportata dallo stesso Civati) il 30 settembre 2009

Io trovo così tenero, ma così tenero, che Giuseppe Membrana Civati, trionfante con la mozione bimbibuoni in una sezione lombarda, si trattenga per diciassette minuti dal chiosare come d’abitudine le proprie stesse battute con «Però questa era carina, dai»; così tenera la soddisfazione che non riesce a dissimulare per punchline che gli invidierebbe Billy Crystal quali «La prima volta che ho sentito parlare di “ronde democratiche” pensavo fosse una nuova corrente»; così tenero che, di tutto quel che avrebbe potuto scegliere di sottolineare simulando autostima e autonomia identitaria, voglia invece, in un impeto di senso delle priorità, rimarcare l’unica approvazione di cui gli importa: D’Alema ha sorriso – così tenero il tutto, che non mi viene da incrudelire ricordando quel dialogo finale di Happiness tra Lara Flynn Boyle e Jane Adams, quello in cui una dice una bugia bianca («Non sto ridendo di te, sto ridendo con te») e l’altra la colora di tragedia: «Ma io non sto ridendo.»

In tempi di crisi liberista in Germania vincono i liberali: come mai?



Il successo del partito liberale - 14,6% dei voti e 93 seggi - alle elezioni tedesche di domenica 27 settembre colpisce. Come è possibile, si chiedono molti europei, che in un momento in cui il liberismo dominante per un decennio è sul banco degli imputati dopo il grande crollo dei mercati i liberali tedeschi ottengano il miglior risultato dalla fine della guerra? Una prima risposta è nella storia tedesca del Novecento. Cominciamo da un'analisi dei flussi elettorali. I dati pubblicati dal quotidiano Handelsblatt mostrano che i liberali hanno pescato voti tra i socialdemocratici (520 mila) e tra i democristiani (1,3 milioni). Presieduto da Guido Westerwelle (nella foto), l'Fdp ha riscosso successo soprattutto a Ovest (15,4% rispetto al 10% del 2005), meno a Est (11%, 8% quattro anni fa). Il partito è stato votato soprattutto dai più giovani, dai ventenni e dai trentenni, dal 15% dei lavoratori dipendenti, dal 13% degli operai, dal 12% dei funzionari pubblici e dal 24% dei liberi professionisti. In un momento di disaffezione per il mondo politico e in particolare per i due grandi partiti popolari, democristiano e socialdemocratico, l'Fdp si è rafforzato come Die Linke e i Verdi (nel 2005 aveva ottenuto il 9,8% dei suffragi).

L'Fdp chiede uno stato più leggero, tasse meno gravose, un sistema economico più vicino al mercato e alle imprese. Nell'espressione economia sociale di mercato, mette l'accento sul sostantivo "mercato" più che sull'aggettivo "sociale". E' tendenzialmente il partito dei liberi professionisti e dei piccoli imprenditori, ma quest'anno ha allargato il suo bacino elettorale. La dottrina liberale è sempre esistita in 60 anni di Repubblica Federale. Le sue radici risalgono all'Ordoliberalismus del primo dopoguerra che si oppose all'economia dirigista di stampo nazista (la Zwangswirtschaft) e per questo tornò in voga dopo la Seconda guerra mondiale quando la Germania cercava dottrine politiche ed economiche che non fossero rimaste coinvolte dalla dittatura hitleriana. Non è una coincidenza se quest'anno i liberali hanno avuto grande successo. La crisi finanziaria ha indotto il governo federale a entrare nel capitale delle banche, prestare denaro alle imprese a tassi d'interesse agevolati, salvare aziende in difficoltà, accettare un forte aumento del deficit pubblico. In questo contesto, il filone liberale - memore di un passato segnato dal forte intervento dello Stato nell'economia - è tornato in auge. Il partito ha attirato tra gli altri i voti di quella parte della società tedesca contraria al salvataggio di Opel, preoccupata dal futuro della libera concorrenza e allarmata dall'instabilità monetaria. Per finire, pensare che l'Fdp non abbia un'anima sociale sarebbe esagerato: una parte del programma elettorale è dedicata ai meno abbienti e alla famiglia.