venerdì 5 agosto 2011

DA OGGI IN EDICOLA COL CORRIERE DI ROMAGNA





GAY AND THE CITY
La prima rubrica sull’arte e la festa del mondo omosessuale de Il Corriere di Romagna


Esce oggi - venerdì 5 agosto - sul quotidiano Il Corriere di Romagna, da sempre testata di grande correttezza e modernità, l’inserto GAY AND THE CITY, la prima rubrica sull’arte e la festa legate al mondo omosessuale romagnolo, a cura della scrittrice e Responsabile Arcigay Cultura MAURA CHIULLI.

Nell’anno degli ennesimi rifiuti ad una legge contro l’omofobia, in un momento culturalmente difficile per il nostro Paese, un incontro tra mondo omosessuale e informazione è fondamentale. Sono orgogliosa di poter dare inizio a questo viaggio nella cultura e nella festa omosessuali, perché ritengo la conoscenza e la scoperta gli unici antidoti all’odio e all’indifferenza. Conosceremo artisti, luoghi, imprenditori gay o “amici dei gay” e racconteremo storie e appuntamenti. Nel resto d’Europa rubriche come questa esistono da tempo, in Italia si fa ancora fatica a raccontare il valore della diversità. Cominciamo dalla Romagna con GAY AND THE CITY
Maura Chiulli

Un ennesimo successo, un ennesimo spazio di coscienza conquistato da tutta la cittadinanza, non solo dalla comunità LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e trans). La cultura e l’informazione sono un bene comune, che arricchisce tutte e tutti. Siamo lieti di iniziare questo viaggio con Il Corriere di Romagna e auspichiamo una sempre più proficua collaborazione. Nella Provincia di Rimini Arcigay conta oltre 3000 iscritti e spero che anche questa volta diano un segnale di partecipazione, leggendo e magari segnalando eventi, momenti, riflessioni anche sul nostro blog
Alessandro Tosarelli, Presidente di Arcigay “Alan Turing Rimini”

giovedì 4 agosto 2011

PER L'APPUNTO.


"Ho tre aziende quotate in borsa, sono un imprenditore in trincea"
Ha ragione lui. Per l'appunto.
All'origine di tutto c'è proprio questo: che anzichè di un imprenditore in trincea (una trincea comunque e sempre piuttosto d'oro) abbiamo bisogno (disperato bisogno) di un Presidente del Consiglio.

mercoledì 3 agosto 2011

L'AVENTINO AL CONTRARIO



I primi due interventi dei radioascoltatori di Prima Pagina Radio3, oggi sono quelli di un ragazzo e di una signora. Presumibilmente riascoltabili in pod-cast tra poche ore.

Sono semplici e riportabili così:
Il primo, è un ragazzo, semplicemente si chiede se sarà riammessa la preferenza per l'elezione dei parlamentari, perché questo lo farebbe stare - egli ritiene - più sicuro sulla qualità dell'offerta politica.
La seconda, una signora, allarmata dalla notizia che il parlamento resterà chiuso fino al 12 settembre "in questo difficile momento per tutti quanti", si domanda cosa "possiamo fare noi" per supplire a questa latenza?

Sono solo i due primi interventi, ne stanno scorrendo altri. Ma sono però la spia di cosa sta capitando attorno alla politica dei partiti in queste settimane. Sta capitando, evidentemente, un crescendo di insofferenza nei confronti delle organizzazioni partitiche e contemporaneamente però un crescendo di richiesta di politica, non un rifiuto.

Non è evidentemente antipolitica, ma piuttosto il contrario perché nell'ordine viene richiesto in questo momento: più qualità nella politica e nei suoi rappresentanti perchè evidentemente a questo viene collegata anche una maggiore efficienza e capacità di affrontare i nostri problemi e poi più presenza della politica nella soluzione delle crisi. Nel concreto dei due interventi: tornare a scegliere direttamente i propri rappresentanti e tenere aperti gli spazi della politica e delle decisioni.

IL PD su questi fronti può agire.

Sul primo è stata del resto presentata, la settimana scorsa, una proposta di riforma elettorale che reintroduce l'uninominale (con doppio turno e anche se solo per il 70% dei seggi). Va detto che difficilmente la proposta di riforma diventerà legge prima delle elezioni: ma è tuttavia un segnale. Per cui, proprio perché non resti una boutade archiviata velocemente in qualche cassetto del senato, il PD si attrezzi ad ammorbidire il porcellum almeno per quanto riguarda la sua parte di eletti preparandosi cioè a scegliere le proprie liste con primarie aperte ai cittadini.

Sul secondo fronte quello di tenere aperto comunque il Parlamento, a partire da un suo significato evidentemente simbolico, viene in mente una provocazione, ma neanche tanto. In barba agli svariati proclami della maggioranza (ultimo i "campus" estivi di Calderoli), perché non prepararsi ad un Aventino al contrario? Se la maggioranza va in vacanza (e in pellegrinaggio che però è stato annunciato come bipartisan) le opposizioni, la nostra opposizione, resti in sella, se non lo può fare fisicamente in parlamento (anche se dovrebbe essere così) lo faccia come se lo fosse.
Si percepisce forte il fatto che in queste ore il nostro paese non ha bisogno solo di una nuova fiducia dei mercati, ma anche quella dei suoi cittadini. In un momento di grave incertezza e con un capo del Governo quasi scomparso, i cittadini di questo paese in evidente difficoltà non sembrano tanto avviarsi all'ultima scena evocata ne Il Caimano (dove tutto va a fuoco e il palazzo di giustizia viene attaccato), al contrario chiedono di presidiare le proprie istituzioni (non a caso è al massimo la fiducia nel Capo dello Stato, e i referendum hanno segnato quella straordinaria partecipazione).

Insomma, è un ritorno alla politica e al presidio delle istituzioni, non una fuga da. E l'aria che si respira non è l'Aventino, ma il contrario. E per ora lo stanno facendo i cittadini.

P.s.
Ilvo Diamanti qualche giorno fa su Repubblica:
Non dobbiamo pensare, tuttavia, a una deriva inevitabile. La crisi dei partiti personali ha, infatti, sollecitato la reazione di molte "persone", che agiscono nella società civile e sul territorio, ma anche alla periferia dei partiti. Ne abbiamo avuto esempio in occasione delle amministrative e dei referendum. Da ciò la speranza - e qualcosa di più. Che le persone di buona volontà e i mille segmenti del movimento invisibile cresciuto in questi mesi non si rassegnino.

martedì 2 agosto 2011

2 AGOSTO 1980. PIAZZA, BELLA PIAZZA

POLITICA PER DEFAULT


Per inquadrare la situazione, Roberto Napoletano ieri sul sole 24ore scrive:

La fuga dai depositi del 2008 non c'è e non è nemmeno all'orizzonte, per fortuna. L'interbancario mondiale vive una fase complicata, stare in campana è obbligatorio. La spia della delicatezza della crisi del debito americano, che purtroppo riguarda tutti, si chiama "Money Market Fund" ed è misurata dalla velocità con cui questi fondi monetari disinvestono dai titoli sovrani che hanno in pancia.Sono l'anello debole della catena del mercato finanziario mondiale e vivono l'incubo che milioni di investitori, soprattutto in assenza di un accordo bipartisan negli Stati Uniti, si presentino mercoledì tre agosto e chiedano indietro i loro soldi per trasferirli sui conti correnti bancari. Questi soldi i "Fund" oggi non li hanno, o non li hanno tutti, e fanno raccolta liberandosi dei titoli pubblici sovrani dei Paesi che ovviamente ritengono più fragili.

Questo è il rischio che si corre, la paura e l'incertezza prima di ferragosto. In questi giorni abbiamo imparato a misurarci con un fatto in parte inedito: il default politico più che economico di una nazione di riferimento per l'assetto geopolitico, della finanza e dell'economia mondiale (gli USA).

Fra qualche ora l'accordo bipartisan che salva gli Stati Uniti dal default dovrebbe essere suggellato. I quattro leader democratici e repubblicani di camera e senato han fatto i loro conti sul voto di un accordo di compromesso e hanno garantito al loro Presidente di spuntarla anche senza i voti - a sinistra come a destra - delle parti più radicali.

Obama - come più volte già sperimentato - si è appellato direttamente ai cittadini perchè "intercedessero" con i propri eletti, li convincessero a trovare la via politica e dunque l'accordo sul tetto del debito. La capacità di andare direttamente là dove il consenso si forma, Obama l'aveva già sperimentato, l'aveva già praticato: ma se fino a qualche tempo fa l'aveva fatto cercando un canale di comunicazione prevalentemente con la sua parte, in queste ore l'appello - anzi i numerosi e ripetuti appelli - sono stati indirizzati con un messaggio un po' generalista a destra come a sinistra. E gli Americani l'hanno accolto, esercitando la loro pressione, l'han fatto i cittadini Repubblicani come quelli Democratici col risultato di un accordo che sega le parti più estreme proiettando Obama verso un nuovo e indistinto centro moderato che sembra oggi essere il suo - se ci sarà - futuro bacino di consenso. Uno spostamento politico di non poco conto.

E' un atto politico, dunque, che ha un valore certamente per l'evolversi della politica interna americana a poco più di un anno dalle elezioni, ma è un atto politico che ha anche un valore nel renderci manifesto come stia principalmente nella politica la chiave per governare quei processi che oggi ci paiono ingovernabili a partire da chi specula sui mercati finanziari. Così come il sogno obamiano perde smalto, allo stesso modo parte dei cosiddetti neoliberisti - e proprio là dove il neoliberismo è ideologicamente più forte - devono cedere buona parte (se non tutta) della loro fede nella capacità del mercato di autoregolarsi. Perchè alla fine se qualcosa può salvare fra qualche ora gli Stati Uniti dal default è soltanto un atto politico.

Atterrare - per concludere - in Italia, sembra un volo pindarico, come voler fare un paragone tra soggetti sproporzionati: eppure non lo è del tutto. Quando sui mercati finanziari si "svendono" interi paesi (gli attacchi per esempio che con ritmo costante nel mese di luglio il nostro paese sta subendo) questa drammatica svendita avviene a scapito di quei paesi percepiti come più fragili. E la fragilità non è soltanto nel dato strutturale del paese, ma anche nella qualità delle sue scelte politiche. Che è quello che manca in Italia. E nella percezione della qualità delle scelte politiche ci stanno tutte le componenti, non solo quelle che riguardano scelte in materia economica o di tagli alla spesa, ma tutta la sfera della politica e della sua capacità di mostrare un paese capace di avere la schiena dritta, di avere l'autorevolezza - quindi il consenso - per affrontare i problemi, tutti i problemi con serietà. Il richiamo delle parti sociali, sindacati e confindustria, dei giorni scorsi non era del resto che questo. Il problema dell'Italia è se la politica, quella vera e autorevole, resta debole a destra come a sinistra. Ecco perchè -anche- votare subito, come la Spagna farà, probabilmente è quello che dovremmo chiedere senza più cedere alle sirene di chi crede che la melina infinita dei governi tecnici e di transizione possano risollevare quello che è politicamente e non solo economicamente non più sopportabile.

Per chiudere sempre con Napoletano:

Voto di fiducia sul processo lungo al Senato e ministeri fantasma a Monza appartengono a metodi e bizzarie che non ci piacciono per nulla. Non sono, di certo, la medicina migliore per placare l'ansia dei mercati e ridare speranza al Paese.

domenica 31 luglio 2011

IL RUGGITO DEL PELUCHE

Non eravamo in pochi a comprare Repubblica per saltare immediatamente le pagine alla ricerca dell'articolo con la sua firma. Quello che si apprezzava di più era la sua precisione nel circostanziare e quindi collegare fatti e situazioni (da qui la statura del vero giornalista) e quindi il suo coraggio (da qui la statura dell'uomo libero, democratico e indipendente). Accanto al suo essere profondamente giornalista d'inchiesta, però a volte si "incappava" anche in qualche analisi tout court, anche quelli erano articoli da seguire con attenzione e da scoprire come delle piccole possibili verità.

Nel nostro piccolo, D'Avanzo l'abbiamo virtualmente accolto nel nostro circolo sin da subito facendo nostra una delle sue prime analisi del Partito Democratico. Questa analisi che D'Avanzo proponeva, noi l'abbiamo chiamata in seguito il Ruggito del Peluche, per D'Avanzo erano i cosidetti Giovani Leoni senza Denti. Resta comunque una delle definizioni più calzanti e a modo suo graffiante che ci ha accompagnato in questi anni di pd e che ancora oggi campeggia nel banner di questo blog:

La declinazione della politica di Obama ha più a che fare con la giovane classe dirigente della Lega che non con i giovani leoni senza denti del Partito Democratico. Converrà allora che quei giovani si diano da fare. Riscoprano il conflitto. Comincino a pretendere regole certe per le primarie...

(Leggi qui tutto l'articolo)

sabato 30 luglio 2011

COSI' E ORA

Sembra una cosa incredibile, ma capita d'estate, in questo momento dell'estate, che è un po' il cuore dell'estate, ad un passo dalle vacanze per chi ci va, nel weekend statisticamente più incasinato per traffico, partenze/arrivi: la sensazione che qualcosa si sia irrimediabilmente colmato, compiuto, riempito all'inverosimile. Da qui a settembre, con la ripresa dell'attività anche politica, sembra dividerci un'attesa lunghissima. Accanto al lento capitolare di un sistema politico che in poco più di 3 lustri ci ha deformato istituzioni e cultura, accanto a questo spiraglio che si apre, accanto alla gente sempre più sfinita, accanto a questa gente che riprende a organizzarsi - e per fortuna che lo fa - da sè (vedi referendum, vedi ballottaggi, vedi certe primarie come quelle di Milano), accanto a questo che siamo e che stiamo vivendo anche in questi giorni di pausa estiva (o meglio paura estiva: vedi la nuova crisi finanziaria e il temuto default USA - ormai più politico che economico -, vedi l'affossamento della legge contro l'omofobia -che per inciso a parte il comunicato di arcigay qui da noi sembra essere passata inosservata-, vedi i casini giudiziari e la propaganda neoliberista con la retorica del sono tutti uguali), sì, accanto a tutto ciò e prima di chiudere la zip dello zaino o quella della valigia, prima di salire sul treno, mettersi in macchina o fare il check-in, merita questa lettura, pochi minuti sul post di oggi di Civati:

Così e ora


Sono in treno, verso Pisa, per l'ultima festa democratica di questo mese di luglio (la 'Z' di Zambra, frazione di Cascina).

Fuori dal finestrino, un mare bello, «'na tavoletta», dice la signora napoletana seduta qui davanti, in una giornata che lo è anche di più.

Niente FrecciaStronzi, questa volta: è un Intercity, il treno, va più piano, si ferma spesso. Che a me piacciono molto le stazioni intermedie. E poi siamo passati da «G. Quarto». Sapete com'è.

C'è lo scompartimento a sei, quello di una volta. E anche il viaggio è quello di sempre, dalla città al mare. Una tratta familiare per ogni milanese, per ciascun lombardo, che ha un ricordo a ogni fermata. Siamo levantini anche noi, del resto.

Un incontro, un saluto, un gruppo di amici, un momento che non dimenticherà, in quei posti davanti al mare, con le spalle coperte dagli ulivi. E dalla macchia. Che è una bella parola, macchia.

C'è una strana nostalgia, anche un po' impaziente, forse perché sto per fermarmi e sto per compiere gli anni, e mi sembrano così tanti, e che gli anni li compie anche Zapatero, lo stesso giorno, che ha detto che poi smette. E ne compie cinquantuno. Che di solito in Italia uno a cinquantuno inizia. E l'aveva spiegata così, questa cosa che smette: «C'è chi crede si possa essere il miglior centravanti per sempre. Io no».

Ho appena finito di leggere Storia della mia gente di Edoardo Nesi, che avevo acquistato, anche per portargli fortuna, il giorno in cui hanno assegnato lo Strega. La sera. A Nesi.

Se non lo avete ancora letto, fatelo. Parla di noi. Parla della generazione di cui facciamo parte. E della sostanza delle cose. Proprio.

Nel frattempo, mentre scorre il mare e frusciano i tessuti del Nesi, le persone vanno in vacanza. Non so, sarà retorica, ma mi sembrano weekend da bagaglio leggero, perché la crisi colpisce, non ce n'è.

Una coppia di americani chiede informazioni e gli risponde un signore, che va a Chiavari, e parla un inglese un po' problematico. Però ha voglia di fare relazione: e attacca un button spropositato alla giovane coppia.

L'inglese è così così, l'aria condizionata è così così, i ferrovieri trattano le persone così così. Perché è sempre colpa di qualcosa d'altro (nel caso di specie, dell'incendio a Roma Tiburtina).

L'Italia è così così. E forse, però, ora se ne rende conto. E forse capisce che è venuto il momento di fare qualcosa, non solo di lamentarsene da mattina a sera. Forse ora sappiamo che non si può più andare avanti così. E che non è un modo di dire. E che il tempo stringe.

Perché non è colpa dell'incendio di Roma se non sappiamo l'inglese. Per dire. E perché stiamo peggio di qualche tempo fa, in cui sembrava che tutto sommato le cose poi si sarebbero sistemate. E invece.

In ogni caso, da qualche giorno, per colpa di un sms nella bottiglia che mi è arrivato mentre eravamo ad Albinea, mi chiedo se non sia colma la misura. E insomma se non sia venuto il momento di agire, che detto mentre tutti vanno in vacanza, fa un po' sorridere. Ma è così.

La domanda è semplice e la formulo prima di tutto a me stesso, che qualche piccola responsabilità ce l'ho anch'io, anche se sembra perfettamente incredibile anche a me.

E la domanda è: lo liberiamo questo Paese? Dico anche da noi stessi, quando non ci piacciamo? E quando non convinciamo nemmeno noi stessi, appunto, che sembra paradossale poi cercare di convincere gli altri? Ci mettiamo un po' di impegno, di rigore, di entusiasmo? Lo facciamo noi, però, questa volta?

Pensateci, vi concedo giusto due settimane. Poi si parte. Chi ci sta, ci sta. Chi non ci sta, poi, però, non si lamenti. Si tenga quello che c'è. Il debito pubblico, la retorica del declino, una politica che fa specie (in ogni senso). E quella cosa che noi italiani, si sa, non ce la si fa.

Giuseppe, dalla Puglia, mi ha mandato una cosa di Lorenzo che introduce Ora. Che è semplice. Non banale. Semplice.

Ecco. Proprio così. E ora.

(se ci siete anche voi, ve lo dico subito, è meglio)

venerdì 29 luglio 2011

GIOVENTU' RIBELLE

Riceviamo e pubblichiamo questo invito di Chiara Luisè

"
Gioventù Ribelle"

Sabato 30 Luglio ore 18,30 Palazzo del Podestà

Gioventù Ribelle è una mostra itinerante del Ministero della Gioventù in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

Da sabato 30 luglio al 28 agosto 2011 farà tappa nella città di Rimini, in Piazza Cavour nel Palazzo del Podestà.

“Ci hanno tacciato di essere facinorosi, pazzi, gente che non ha nulla da perdere, adesso che tutto è riuscito battono le mani e plaudono ai “giovani eroi”. In verità abbiam vissuto fatti che sembrano usciti dalla fantasia di un romanziere…”
La mostra racconta la vita di alcuni personaggi che hanno combattuto per veder realizzato il proprio ideale: da Goffredo Mameli a Luciano Manara, dalla contessa di Castiglione a Maria Sofia di Borbone, da Carlo Pisacane ai fratelli Cairoli.
Il periodo storico di riferimento è il Risorgimento un momento denso di passioni, ricerca, inquietudini e irrequietezza che sono riscontrabili anche oggi. L’esistenza di queste figure fu molto avventurosa e errabonda guidata da pensieri che anche se non furono compiuti si impressero profondamente nella storia della nostra nazione. La mostra celebra proprio questo: la vita di questi personaggi e le loro idee rappresentata da un’esposizione di immagini, cimeli, brani dei loro scritti, video che legano le esperienze di allora a quelle di oggi. “Una galleria di ritratti e di parole interagire con filmati storici e appositi contributi video che legheranno le vicende di 150 anni fa con la vita di oggi nella ricerca di recuperare le radici della nostra patria. Una parola che fu molto piu’ che una espressione banale sulla labbra di questi giovani che furono pronti al sacrificio della propria vita per una idea ”moderna” e antiretorica dell’esistenza.
E’ prevista una itineranza del progetto espositivo in varie localita’.”

Inaugurazione: sabato 30 luglio alle ore 18.30
Periodo di svolgimento : 30 luglio – 28 agosto 2011
Località : Rimini, Palazzo del Podestà, piazza Cavour

mercoledì 27 luglio 2011

OMOFOBIA DI STATO

Il comunicato dell'Arcigay di Rimini:

La comunità gay, lesbica e trans è sconcertata. Non ci sentiamo rappresentanti da quella parte di parlamento senza vergogna, fatto di onorevoli-ipocriti del Pdl, Lega e Udc, che per la seconda volta hanno votato per l'incostituzionalità della legge contro l'omofobia sostenendo che introdurre protezioni specifiche avrebbe creato disuguaglianza e discriminazioni. Con i vostri privilegi e i vostri soldi ora compratevi una coscienza!

Onorevoli ignoranti, che mascherate la vostra omofobia dietro a cavilli legali, sappiate che per la definizione del reato di omofobia è ininfluente l’orientamento sessuale o l’identità di genere di chi lo subisce, ma bensì il movente. Tutti i cittadini e le cittadine di questo paese possono quindi essere vittime di un’aggressione a sfondo omofobico. Lo stato ha il compito di colpire e sanzionare il movente dell’aggressore.

L’Europa sta osservando l’Italia, non solo per l’economia ma anche per il rispetto, più volte negato, dei diritti umani. Il commissario Thomas Hammarberg, dopo avere invitato giorni fa il Parlamento italiano a votare positivamente, ieri ha dichiarato all’Ansa che “l'aver votato contro una proposta di legge sull'omofobia rischia di inviare ad alcuni un segnale negativo” che potrebbe quindi alimentare ulteriori ondate di violenza. L’obiettivo di una legge contro l’omofobia non è solo punitivo, ma soprattutto dissuasivo e pedagogico, promuovendo la diffusione di una cultura inclusiva di ogni differenza.

Un anno fa a Rimini veniva aggredito e violentato un ragazzo. La sentenza esemplare del tribunale di Rimini sul caso ha riconosciuto Arcigay parte civile nel processo con movente omofobico condannando l’aggressore a 5 anni per violenza sessuale, furto e minacce ai danni di una persona omosessuale. L’occasionale riconoscimento da parte della magistratura della rilevanza giuridica del movente omofobico deve trovare al più presto estensione in una legge dello Stato.

Chiediamo alle amministrazioni riminesi di intervenire e vigilare sul territorio per evitare il ripetersi di tali fatti, e di intercedere presso il Governo e il Parlamento italiani per dar voce alla richiesta di Arcigay di estendere finalmente la legge Mancino in materia di discriminazione ai reati di odio omofobico e transfobico.

Ci appelliamo a tutti e a tutte, soprattutto a voi genitori di gay, lesbiche e trans: con un sussulto di dignità mandiamo a casa questa classe politica degenerata e scandalosa prima che la pericolosissima avanzata di omofobia, xenofobia e razzismo ci travolga. Ricostruiamo insieme la dignità di questo nostro paese.

Ufficio stampa Arcigay Rimini


giovedì 21 luglio 2011

Papa Tedesco


No, non parliamo del Papa Tedesco (ne abbiamo già uno ed è più che sufficiente), ma della votazione sui domicialiari a Papa (si) e Tedesco (no).

Claudio Sardo oggi sull'Unità spiega abbastanza bene quanto segue:
Le manette non sono un simbolo di progresso sociale. Tuttavia il sì della Camera all`arresto di Alfonso Papa è stato ieri una scelta giusta, mentre invece il rifiuto del Senato alla richiesta di custodia cautelare per Alberto Tedesco è diventato, al di là di ogni motivazione, una prova di opacità, persino di ostilità verso i sentimenti prevalenti dell`opinione pubblica. Si tratta di casi assai diversi tra loro. Le stesse accuse sono diverse. Ma le istituzioni erano chiamate ieri innanzitutto a smentire i privilegi legati al mandato parlamentare e a riaffermare il principio di uguaglianza di fronte alla legge. [...] La crisi, comunque, non riguarda solo l`esecutivo pro tempore. È una vera propria crisi di sistema, è il capolinea della cosiddetta Seconda Repubblica. In fondo, se oggi appare inaccettabile il residuo di immunità parlamentare che riguarda gli arresti, ciò dipende anche da una legge elettorale intollerabile come il Porcellum, che produce parlamentari nominati e che puntella i governi con un premio di maggioranza che non ha uguali in Occidente. Tedesco ha pronunciato ieri in Senato un discorso coraggioso: ma ora per coerenza dovrebbe sospendersi dalle funzioni (e dallo stipendio) di senatore finché i magistrati non rimuoveranno la richiesta cautelare. In ogni caso, compito di tutti i riformatori è gettare un ponte verso un nuovo, moderno sistema politico-istituzionale. Senza questa ambizione non si ritroverà né l`equilibrio tra i poteri dello Stato, né un sano rapporto con i cittadini e i corpi intermedi. Servono partiti rinnovati, aperti alle novità sociali e alla partecipazione attiva. Ma servono partiti, capaci di garantire un collegamento tra società e istituzioni. Sono invece assai dannosi quegli apparati a servizio di leadership personali, che poi inevitabilmente producono cricche. Il sì all`arresto di Papa e il no ai domiciliari per Tedesco avranno ancora code polemiche.